Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Global Antiquity, il cofanetto di Belmonte Piceno in mostra a Milano alla Fondazione Prada. “Esempio di globalizzazione dell’arte”

3 Novembre 2026

di Raffaele Vitali

BELMONTE PICENO - C'è anche un pezzo di Belmonte Piceno tra i protagonisti di "Global Antiquity", la grande mostra che Fondazione Prada porta a Milano dal 5 novembre 2026 al 1° marzo 2027. L'arte si conferma ambasciatrice della piccola provincia, come accaduto con il Rubens di Fermo e il crivelli di Massa Fermana.

Si tratta di un cofanetto in avorio con inserti in ambra, realizzato tra il 560 e il 540 avanti Cristo e rinvenuto proprio nel borgo del Fermano. Un manufatto prezioso che diventa testimonianza concreta di quanto fossero estese le relazioni commerciali e culturali nel mondo antico, ben oltre i confini geografici che oggi siamo abituati a immaginare. Un primo esempio di globalizzazione dell’arte.

La mostra, curata da Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi, con un allestimento progettato da Rem Koolhaas e dallo studio AMO/OMA, riunisce oltre 150 opere e oggetti provenienti da musei e collezioni internazionali. Il percorso attraversa un arco cronologico di circa 1.700 anni, dal 700 avanti Cristo al 1000 dopo Cristo, per raccontare le connessioni tra Mediterraneo e Asia, mettendo in luce scambi artistici, commerciali, politici e religiosi.

Il viaggio del cofanetto piceno

È proprio il reperto di Belmonte Piceno uno degli esempi scelti per spiegare il principio della convergenza culturale. L'oggetto, attraverso i materiali e le decorazioni, racconta infatti una rete di relazioni che collegava territori molto distanti. L'avorio utilizzato per realizzarlo proveniva dall'Africa o dall'Asia, attraverso le rotte del Mediterraneo orientale, mentre l'ambra arrivava dal Mar Baltico, attraversando l'Europa fino all'Adriatico.

Anche le decorazioni parlano di contaminazioni. Le scene e i personaggi raffigurati sul cofanetto risentono della cultura etrusca e greca, mostrando influenze che non appartenevano alla tradizione locale picena. Una conoscenza del mondo ellenico resa possibile dalla circolazione della ceramica greca a figure nere nel Mediterraneo. Il reperto diventa così una sorta di mappa materiale degli scambi che, già nel VI secolo avanti Cristo, raggiungevano anche le comunità dell'entroterra marchigiano.

“Se penso a quel 2018, una vera scommessa far partire gli scavi. Trovammo il finanziamento tra Camera di commercio e Regione Marche, investimmo – racconta il sindaco Ivano Bascioni - senza garanzie di quello che avremmo potuto scoprire. E invece trovammo, grande merito a Joachim Weidig dell’università di Friburgo, a un oggetto che oggi arriva alla Fondazione Prada. E non sarà il suo unico viaggio, visto che è stato richiesto anche da un museo californiano. Un oggetto che sta cambiando la storia archeologica dei Piceni, ma non solo”.

Un unicum nel suo genere. “È la testimonianza che il mondo era già globale allora e che noi non abbiamo inventato nulla. Il cofanetto racchiude materiali così diversi e lontani, che no ha pari nel mondo” ribadisce orgoglioso il primo cittadino.

La mostra

Il cofanetto è inserito in un racconto più ampio che mette in relazione oggetti provenienti da aree geografiche lontane. Tra gli esempi esposti figurano una statuetta femminile del subcontinente indiano arrivata a Pompei prima dell'eruzione del 79 dopo Cristo, testimonianze di presenze mediterranee in Cina, manufatti delle élite dell'Asia centrale e oggetti che documentano l'incontro tra la cultura greca e quella delle popolazioni delle steppe eurasiatiche.

“L'obiettivo è superare una visione del mondo antico costruita su civiltà separate e autosufficienti”. Come sottolinea Salvatore Settis, i singoli reperti compongono una rete di commerci e influenze che attraversava l'Eurasia, alimentando conoscenze e curiosità reciproche.

La mostra propone anche una riflessione di attualità: la globalità non è una caratteristica esclusiva del mondo contemporaneo. Le connessioni tra popoli, culture e territori esistevano già nell'antichità e contribuivano a generare nuove forme artistiche e identità condivise. In questo scenario, il cofanetto di Belmonte Piceno assume un valore particolare: da testimonianza archeologica di una comunità del territorio fermano a tassello di una storia di relazioni che abbracciava continenti.

Il museo futuro

La speranza, per Belmonte Piceno, è di poter esporre il cofanetto nel nuovo museo in fas di realizzazione, finanziamento con 1.7 milioni di euro. Sono finiti i lavori strutturali, spero entro il 2027 di terminare cantiere e allestimento, poi vedremo con la Sovrintendenza. Sono felice che il responsabile Issini sarà a Milano peer l’inaugurazione insieme con Weidig. Per il nostro borgo è una grande occasione di promozione e soprattutto la conferma che da anni investiamo nel modo giusto” conclude Bascioni.

Raffaele Vitali - Viale della Carriera 109 - 63900 Fermo (FM) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram