
di Raffaele Vitali
FERMO – Non un «comitato del no», ma un gruppo di associazioni che chiede di migliorare il progetto di riqualificazione del Girfalco attraverso osservazioni puntuali e proposte concrete. È questo il senso del Libro Bianco presentato dal Coordinamento ambientalista di Fermo, illustrato dopo il confronto avuto venerdì in commissione consiliare.
A far da portavoce, Lorenzo Trentuno, presidente di Italia Nostra Fermo, insieme con Endrio Cruciani, presidente di Legambiente Fermo, Gabriele Terzetti della Lipu e Mariella Piacentini.
«Con questo strumento – spiega Trentuno – vogliamo dare osservazioni, suggerimenti e strategie di intervento. Alcune delle nostre indicazioni sono già state prese in considerazione dal Comune, mentre altre non sono ancora presenti nel progetto».
Un punto che, per il Coordinamento, rappresenta comunque un segnale positivo. «Il progetto presentato in commissione non è più quello iniziale. Sono state introdotte diverse modifiche e ci è stato riferito che la nuova versione deve ancora passare al vaglio della Soprintendenza. Questo ci rende in parte ottimisti, perché significa che alcune delle questioni che avevamo sollevato sono state recepite» prosegue Trentuno.
Meno pavimentazione, più verde fruibile
Il primo consiglio riguarda la tutela degli alberi e la riduzione delle superfici pavimentate. «Il Girfalco ha bisogno di manutenzione e valorizzazione – sottolinea Cruciani – ma non di uno stravolgimento. Chiediamo attenzione agli alberi esistenti, che hanno apparati radicali molto superficiali. Anche una pavimentazione drenante può creare problemi se realizzata sopra le radici».
Cruciani riconosce però alcuni miglioramenti già introdotti: «Rispetto al primo progetto la quantità di pavimentazione è diminuita e questo lo apprezziamo. La nostra richiesta è semplicemente di fare ancora meglio».
“Non siamo il comitato del no”
Il Coordinamento respinge quindi l'etichetta di opposizione pregiudiziale al progetto. «La nostra preoccupazione iniziale – ribadiscono – nasceva dal fatto che il progetto avrebbe completamente stravolto l'identità del Girfalco. È un luogo caro ai fermani di tutte le età, non soltanto per il suo valore botanico, ma per la sua storia, la cultura, la dimensione sociale e affettiva».
A testimoniare l'interesse della città, secondo gli ambientalisti, anche la mobilitazione che si è sviluppata attorno alla vicenda e le numerose firme raccolte, oltre mille.


Un parco da vivere
Tra le richieste anche quella di progettare un Girfalco realmente accessibile e fruibile. «Se per tutelare il bello intendiamo che non si può toccare nulla, non ci si può sedere sul prato e non si possono utilizzare le aree verdi, rischiamo di avere un'altra concezione di parco» osservano gli ambientalisti. «Il Girfalco deve poter essere vissuto, anche dai ragazzi che vogliono semplicemente sdraiarsi sull'erba o dalle famiglie che cercano uno spazio fresco».
Il tema dell'accessibilità viene richiamato anche attraverso un esempio apparentemente piccolo, ma significativo: le panchine. «Bisogna chiedere anche alle persone che frequentano il parco di cosa hanno bisogno. Per una persona anziana una panchina con lo schienale e un punto di appoggio può fare la differenza». Chi aveva progettato inizialmente aveva, invece, creato tutti blocchi senza schienale.
Le critiche tecniche
Nel Libro Bianco trovano spazio anche i contributi di esperti esterni. Tra i nomi citati Enzo Catani, già docente e rettore dell'Università di Macerata e protagonista degli scavi archeologici nell'area del Girfalco, Fabio Taffetani, docente di botanica sistematica all'Università Politecnica delle Marche, e il dottor Marco Cardinali, oltre agli architetti Silvia Catalino, Massimo Temperini e Maria Antonietta Adorante.
«Sono osservazioni di carattere tecnico e scientifico, non ideologico» chiariscono. In particolare, viene messa in discussione la scelta di alcune essenze vegetali e il modello di verde previsto. Gabriele Terzetti evidenzia a questo puto il tema della depavimentazione: «Mentre molti Comuni stanno togliendo cemento, asfalto e mattonelle per restituire spazio al verde, qui rischiamo di ripavimentare superfici che oggi sono verdi».
Da qui anche la distinzione tra verde ornamentale - i pallini colorati sulla cartina che tengono in mano - e verde realmente fruibile. «Se aumentano le aiuole ma queste non possono essere attraversate o vissute, bisogna capire cosa intendiamo per aumento del verde».
La questione dei costi
Infine, il nodo economico. «Parliamo di un investimento di circa 1,2 milioni di euro – osserva Trentuno – eppure alcune criticità del Girfalco rimarrebbero sostanzialmente invariate. Ci chiediamo quindi se non sia più utile intervenire in maniera meno invasiva, spendendo meno e utilizzando le risorse residue per affrontare altre problematiche, rimaste escluse. Dal viale verso il duomo al parco delle rimembranze».
La proposta del Coordinamento è dunque quella di un progetto più conservativo, meno invasivo e maggiormente orientato alla fruibilità. «Intervenire meno significa fare meno danni, spendere meno e rispettare maggiormente ciò che già esiste».
Un confronto che gli ambientalisti chiedono di portare avanti con trasparenza, anche attraverso l'accesso agli atti e la possibilità di conoscere le diverse versioni del progetto. «Ci siamo sempre mossi nel rispetto dei documenti e vorremmo che tutti facessero lo stesso. Se il progetto cambia, dobbiamo poterlo conoscere e valutare. Fateci collaborare e insieme il Girfalco sarà davvero migliore, come merita».
