
FERMO – «Fermo è un esempio di quanto l'Italia riesca a produrre non solo reddito, ma valore» sottolinea Valerio Baroncini, vicedirettore del Resto del Carlino, aprendo l’assemblea pubblica di Confindustria Fermo . «Confindustria trasmette fiducia, ovvero fides, quella corda di violino che univa istituzioni e cittadini. Anche la politica deve saper far suonare quella corda tesa al fianco delle imprese». È il giorno di Elisabetta Pieragostini, prima presidente donna di Confindustria Fermo, per lei è arrivato il direttore generale Tarquini.
La politica
La sottosegretaria al Mef, Lucia Albano, parla di fase delicata. «Viviamo un momento complesso. Le Marche, in Italia e all'estero, sono viste come la culla del Made in Italy e Fermo ne rappresenta il fiore all'occhiello. Un patrimonio che Giorgia Meloni ha definito uno strumento di soft power. La nostra capacità di fare impresa e di creare relazioni è unica e, in questo, Confindustria Fermo svolge un ruolo centrale. A livello nazionale Governo e Confindustria hanno lavorato insieme con l'obiettivo di far crescere l'Italia».
Poi il riferimento alle criticità internazionali: «Dazi, tensioni in Medio Oriente, costi dell'energia, avanzata della Cina: tutto questo ha creato uno scenario di policrisi. Problematiche che nascono nel mondo ma impattano direttamente sul territorio. I conflitti oggi non si combattono solo con le armi: economia, energia e commercio incidono sempre più sulla vita dei cittadini».
Ricorda quindi il calo del deficit, «passato dall'8,2% a poco più del 3%», sottolineando che «quando guardiamo all'economia reale dobbiamo pensare anche all'economia sociale».
Il tema viene ripreso dall'assessore regionale Paolo Calcinaro, per la prima volta presente all'assemblea non da sindaco.
«Il quadro economico incide direttamente sul sociale. Se manca il lavoro non ci sono sussidi che tengano: il sistema è destinato a crollare. Non posso non parlare del nuovo ospedale, con il presidente della Regione che ha aggiunto i 34 milioni necessari per completare il finanziamento. Mi auguro di inaugurarlo entro aprile. È un'opera che genera economia, anche grazie alle scelte urbanistiche che favoriscono il sistema imprenditoriale».
Calcinaro aggiunge: «Le Marche devono sgomitare per emergere e la provincia più piccola, per non essere travolta, deve lavorare unita. Lo vedo anche tra noi sindaci: a volte ci dividiamo, ma poi troviamo la strada per lavorare insieme».
Sull'unità insiste anche il presidente della Provincia Michele Ortenzi, che ringrazia il presidente uscente Fabrizio Luciani. «Abbiamo il Tavolo per la competitività, che riunisce tutti gli attori economici del territorio. È il luogo in cui facciamo sintesi. Se vogliamo davvero generare futuro, come recita il titolo dell'assemblea, dobbiamo valorizzare i giovani e accompagnarli nel mondo costruito da padri e nonni».
Camera di Commercio e Carifermo
Il sostegno al sistema produttivo arriva anche da Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio delle Marche. «Grazie a Fabrizio Luciani, che ha guidato gli imprenditori in una fase complessa, ricca di difficoltà più che di soddisfazioni, riuscendo comunque a portare avanti un importante progetto aggregativo. Ora tocca a Elisabetta Pieragostini, che eredita un'associazione ricca di qualità e valori. C'è ancora molto da fare e la Camera di Commercio sarà al suo fianco».
Sabatini ricorda poi le opportunità per le imprese: «È uscito il bando sulla sostenibilità da 1,5 milioni di euro. Insieme alla Regione arriveranno nuovi bandi per 4,5 milioni dedicati al credito e, dopo il confronto con il presidente Mingarelli, nuove risorse per le società benefit. Più cresce l'impresa, più cresce il territorio».
Vicinanza anche da Ermanno Traini, direttore generale di Carifermo. «Presidente Pieragostini, mi hanno colpito le sue parole sui giornali dedicate all'innovazione, al capitale umano e alla responsabilità. Sono gli stessi valori sui quali Carifermo investe da 170 anni. Sono certo che faremo molte cose insieme».
Lo sa il Dg, «parlare di futuro è difficile, ma è una parola che accompagna ogni imprenditore. Una banca deve avere la capacità di leggere il presente per sostenere il domani. Noi crediamo nella biodiversità bancaria e nel ruolo delle banche del territorio. Le Marche crescono poco, ma Carifermo continua a crescere negli impieghi. Anche per questo restiamo indipendenti: il territorio continua a credere in noi».


Il saluto di Fabrizio Luciani
«Sono stato eletto nel luglio del 2022. Ho avuto il supporto della struttura e del direttore Tsi. Fin dal primo giorno ho cercato di promuovere e difendere gli interessi delle aziende. Abbiamo costruito relazioni con la scuola, con Marca Fermana, con Confidi Unico, con la Regione, grazie anche al lavoro di Confindustria Marche».
Sul tema dell'aggregazione osserva: «È un percorso che ha suscitato qualche malumore, ma che va portato avanti. Manca solo il passaggio finale in assemblea, dove sono arrivati voti unanimi. Sarà compito della nuova presidente completarlo».
Spiega poi che le filiere principali sono già state individuate. «La filiera della moda – abbigliamento, calzature, borse e cappelli – sarà rappresentata da Fermo. Questo significa avere un peso maggiore ai tavoli della politica nazionale».
Infine il passaggio più personale. «Ringrazio mia moglie, mio figlio e mia figlia. Ho tolto loro tanto tempo, ma hanno sempre compreso il mio impegno. Adesso tornerò a casa un po' prima».
E sul ruolo di presidente conclude: «Ho dedicato almeno due giorni a settimana a questo incarico. Ho stretto mani, dialogato con la politica e con gli imprenditori. È stato un percorso che mi ha insegnato a distinguere chi lavora davvero per il bene della territoriale e chi, invece, la considera uno strumento per interessi personali. Ho guidato con etica e spirito di servizio. Fare il presidente comporta oneri e onori. Ho sempre inseguito un interesse più grande di quello personale. Lascio a Elisabetta una Confindustria migliore di quella che ho trovato. Sono certo che proseguirai questo cammino per il bene delle imprese e del territorio».
E la neo presidente, intervenuta dopo il talk al femminile, affidato a Jessica Silenzi, Asso Spa, Beatrice Beleggia, Brosway, e Lucilla Steca, Steca Spa, e all’intervento del direttore generale di Confindustria Maurizio Tarquini, ha presentato le sue linee guida e l’idea di Confindustria.
«La nostra associazione deve rafforzare il proprio ruolo. Non dobbiamo limitarci a rappresentare le imprese, ma diventare un luogo capace di anticipare il cambiamento, favorire il confronto e trasformare le opportunità in crescita.
Abbiamo un patrimonio straordinario: imprese che competono sui mercati internazionali, filiere manifatturiere di eccellenza in ogni settore, competenze tecniche di altissimo livello e imprenditori coraggiosi. Ma tutto questo, da solo, non basta. Per continuare a essere competitivi dobbiamo investire sulle persone, sull'innovazione e sulla cultura industriale”.
Il capitale umano, per la presidente, sarà la vera sfida dei prossimi anni. “Dobbiamo avvicinare i giovani alle imprese, rafforzare il dialogo con scuole, università e ITS, un lavoro che in questi anni il presidente Luciani ha portato avanti con grande impegno. Dobbiamo inoltre sostenere la formazione continua come leva strategica di competitività e accompagnare le aziende nei processi di innovazione tecnologica, avvicinandole all'intelligenza artificiale, alla finanza per lo sviluppo e alla sostenibilità.
Solo così continueremo a rappresentare al meglio le esigenze del territorio. Servono infrastrutture moderne e politiche industriali capaci di sostenere davvero il nostro sistema produttivo”.
SI parla tanto di innovazione, ma crede profondamente nella manifattura Elisabetta Pieragostini: “Il lavoro industriale non appartiene al passato: la manifattura significa innovazione, creatività, qualità e tecnologia. È parte integrante dell'identità del nostro territorio”.
Confindustria dovrà essere una casa aperta alle imprese: “Un'associazione che ascolta prima di parlare, che favorisce le collaborazioni, mette a disposizione competenze e costruisce progetti concreti. La rappresentanza nasce dal fare squadra”.
Inevitabile il passaggio sul percorso di aggregazione. “Ne parliamo da tempo e sono felice che oggi sia qui Diego Mingarelli. L'obiettivo non è perdere la nostra identità, ma rafforzare la capacità di rappresentanza, aumentare il valore dei servizi e rendere l'associazione ancora più autorevole. Sarà un percorso condiviso, trasparente e orientato alle esigenze delle imprese”.
Crede in una leadership partecipata. “Il presidente deve essere un facilitatore, capace di valorizzare sensibilità diverse che, unite, fanno crescere le imprese e il territorio. Continueremo a dialogare con le istituzioni, con il sistema del credito, con le organizzazioni sindacali e con tutti coloro che contribuiscono allo sviluppo del territorio. Competitività significa anche qualità della vita, capacità di attrarre e trattenere talenti”.
Confindustria, per la presidente, non deve limitarsi a difendere le imprese, ma contribuire alla crescita del Fermano. “Oggi si parla molto di valore. Per me i valori fondamentali sono tre: la fiducia, senza la quale non si costruiscono relazioni e non si cresce; il coraggio, che ogni imprenditore conosce quando sceglie e si assume dei rischi; e la responsabilità, verso le imprese, verso le persone che lavorano nelle aziende e verso i giovani che erediteranno questo territorio”.
Una promessa la fa: “Voglio essere una presidente presente, concreta e capace di ascoltare. Nessun presidente può cambiare il territorio da solo: serve una comunità. Il Fermano ha tutte le capacità per affrontare le sfide che ci attendono. Lavoriamo insieme” conclude Pieragostini ringraziando per la presenza il maceratese Germano Ercoli e Diego Mingarelli, il presidente di Confindustria Ancona che sta con piglio guidando l’aggregazione.
Raffaele Vitali
