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'Era il 2026': Marziali ferma il tempo con la fotografia e racconta gli studenti di quinta. “Il valore della memoria, non semplici ritratti”

20 Giugno 2026

di Chiara Fermani

MONTEGIORGIO – In un tempo in cui le immagini vengono scattate, condivise e dimenticate nel giro di pochi istanti, c'è chi ha scelto di utilizzare la fotografia per il suo significato più autentico: custodire la memoria.

Nasce da questa idea "Era il 2026", il progetto fotografico ideato da Rodolfo Marziali, fotografo professionista e collaboratore scolastico dell'Istituto superiore di Montegiorgio E. Medi, che ha deciso di raccontare gli studenti delle classi quinte nel momento più importante del loro percorso: quello che precede l'esame di maturità e l'ingresso nella vita adulta.

Non una semplice serie di ritratti, ma un lavoro che vuole lasciare una traccia. Un ricordo concreto da conservare e ritrovare negli anni. L'idea è nata proprio all'interno della scuola, osservando da vicino la quotidianità degli studenti. Da padre, da fotografo e da collaboratore scolastico, Marziali ha avuto la possibilità di guardare quel mondo da una prospettiva privilegiata. Nei corridoi, nelle aule, nei saluti frettolosi del mattino e nelle chiacchiere durante la giornata, ha rivisto qualcosa di familiare.

«Ogni ragazzo era per me come rivedere il mio passato da studente, il mio presente da padre di due figlie», racconta Marziali. Una riflessione che lo ha portato a pensare a quanto la scuola, pur tra cambiamenti e trasformazioni, resti una delle esperienze che più segnano la vita di una persona.

Così è nato il desiderio di regalare agli studenti qualcosa che oggi sembra quasi fuori moda: una fotografia destinata a durare nel tempo. Gli scatti sono stati realizzati all'interno dell'istituto, in un sottoscala dove la luce naturale creava condizioni perfette per il ritratto. Nessuna scenografia particolare, nessun artificio. Soltanto uno sgabello e una richiesta semplice: essere sé stessi.

In quei pochi secondi davanti all'obiettivo, ogni ragazzo è stato invitato a fermarsi, a guardare dentro di sé, a lasciare emergere la propria personalità. Il risultato sono immagini essenziali e sincere, capaci di raccontare molto più di un volto. «Non so se saranno belle fotografie – spiega Marziali – ma so che voglio fare e dare loro delle fotografie utili. Utili alla futura memoria e al ricordo».

È questa la forza del progetto. In un'epoca dominata dai social e dalla ricerca dell'immagine perfetta, "Era il 2026" riporta la fotografia alla sua funzione originaria: conservare emozioni, relazioni e frammenti di vita. Perché tra venti o trent'anni, quando questi ragazzi riguarderanno quei ritratti, non penseranno alla tecnica utilizzata o alla qualità dello scatto. Ritroveranno invece una parte di sé, gli amici, le speranze, le paure e l'entusiasmo di quei giorni.

Il progetto ha già iniziato a viaggiare. Da venerdì mattina i volti degli studenti sono visibili su un camion vela che attraversa il territorio, portando fuori dalle mura scolastiche il messaggio di questa iniziativa. Ma per Marziali si tratta soltanto del primo passo, il sogno è quello di trasformare "Era il 2026" in una mostra fotografica itinerante e, magari, in una pubblicazione capace di raccogliere immagini e storie di un'intera generazione. Soprattutto, vorrebbe che tutto questo diventasse un regalo per gli studenti stessi, un dono da riscoprire negli anni, quando il tempo avrà trasformato quei giorni in ricordi.

Dietro il progetto c'è anche una dimensione profondamente personale. La scintilla è nata davanti a una lavagna vuota. Un'immagine semplice che, in un momento di vuoto creativo e umano, ha acceso una riflessione sul valore della memoria e sul bisogno di lasciare qualcosa che resti.

Quella lavagna vuota, poco alla volta, si è riempita di volti, sorrisi e incontri. E gli stessi ragazzi, con la loro spontaneità, disponibilità e affetto, hanno contribuito a restituire nuova energia al fotografo. Forse è proprio questo l'aspetto più bello di "Era il 2026": non racconta soltanto gli studenti che stanno per lasciare la scuola, ma anche il legame che può nascere tra generazioni diverse quando ci si concede il tempo di ascoltarsi e guardarsi davvero.

Perché una fotografia può essere molto più di un'immagine. Può diventare una memoria, un'emozione, una storia. E, qualche volta, perfino un pezzo di vita da portare con sé per sempre.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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