
di Raffaele Vitali
FIRENZE/TORRE SAN PATRIZIO - Enrico Paniccià, dopo il Micam arriva il debutto al Pitti Uomo per il brand made in Torre San Patrizio. Che significato ha per voi questo passaggio?
“Al Micam ci siamo presentati con tutti i nostri marchi, il Pitti rappresenta un nuovo progetto e un nuovo cantiere. È un vero rilancio, fondato sulla forza di un brand di proprietà e sugli 80 anni di storia dell’azienda. Per la prima volta partecipiamo a Pitti Uomo, la manifestazione più importante per la moda maschile. È un debutto che ci rende particolarmente orgogliosi”.
Perché avete atteso così tanto prima di lanciare un marchio proprietario?
“Per noi era fondamentale arrivare a questo traguardo con un progetto solido. Volevamo raccogliere l’eredità del passato e proiettare l’azienda verso i prossimi ottant’anni. Giano è il dio degli inizi e guarda contemporaneamente al passato e al futuro: è esattamente ciò che rappresenta il nostro marchio. Siamo orgogliosi delle nostre radici, ma abbiamo strategie importanti per il futuro e Giano sarà il motore di questa nuova fase”.
Quali sono gli elementi distintivi della collezione?
“Stiamo investendo su un prodotto eccellente che valorizza il Made in Italy e il lavoro dei nostri artigiani. Dopo anni di esperienza nel mondo delle sneaker, abbiamo trasferito tutto il nostro know-how in una scarpa che offre leggerezza, flessibilità e un comfort straordinario. È una calzatura che, una volta indossata, non si vuole più togliere. Dal primo passo non si abbandona più Giano”.
Quali materiali e lavorazioni avete scelto?
“Utilizziamo pellami pregiati come il cervo e vitellini leggerissimi. Le lavorazioni sono tra le più raffinate della tradizione manifatturiera italiana: sacchetto, Strobel e Blake. Vogliamo offrire il massimo della qualità a un cliente che magari ancora non conosce il marchio ma che cerca autenticità e valore”.
Qual è la vostra strategia commerciale?
“L’obiettivo iniziale è entrare in circa 50 punti vendita selezionati in Italia. Poi siamo già IN Germania e vogliamo allargarci in Europa. Successivamente guarderemo a Stati Uniti e Giappone. Non vogliamo essere ovunque: vogliamo scegliere i retailer giusti e costruire relazioni di valore.»
Qual è il posizionamento di prezzo?
“Ci collochiamo nella fascia medio-alta (250-350 euro in negozio).
Quanto conta la comunicazione in questa fase di lancio?
“Molto. Abbiamo aperto i canali social da meno di un mese e stiamo lavorando sui contenuti per valorizzare la manifattura. Dobbiamo raccontare un prodotto vero, che porta con sé storia, sapere artigianale e cultura d’impresa. Raccontiamo anche il territorio e la responsabilità sociale che accompagna il nostro lavoro. e lo facciamo con una risorsa territoriale, una ragazza che è cresciuta con noi, dallo stage al post laurea, porta la sua esperienza nel marketing”.


In che modo il territorio entra nel prodotto?
“Abbiamo scelto, ad esempio, di esporre le scarpe su pietre di travertino di Ascoli Piceno. È un modo per raccontare il saper fare del territorio e renderlo riconoscibile nel mondo. A questo affianchiamo contenuti digitali che coinvolgono il cliente e creano un legame con il marchio”.
Che riscontri avete avuto finora?
“Giano è alla sua terza stagione di rilancio e già al Micam il concept degli attrezzi del mestiere posizionato sulla parete dello stand ha suscitato molto interesse. Piace molto agli operatori stranieri e in particolare ai buyer giapponesi. È un primo approccio al nostro mondo, che poi può diventare un incoming in azienda per far conoscere chi lavora. Nei prossimi cinque anni investiremo molto”.
Avere accordi con tanti brand, aiuta lo sviluppo del marchio proprietario?
“Più che altro ci dà autorevolezza. Dimostra che siamo un’azienda seria, che fa qualità e rispetta gli impegni. Vent’anni di credibilità ci consentono oggi di sviluppare un nuovo cantiere come Giano”.
Che messaggio rappresenta questo investimento per il territorio?
“È una garanzia per i nostri dipendenti e per tutta la filiera. Avremmo potuto aumentare il numero di marchi in licenza o spostare parte della produzione all’estero. Invece abbiamo scelto di investire su Giano e sul Made in Italy, anzi sul Made in Marche e sul Made in Torre San Patrizio. È un messaggio forte per fornitori e partner: vogliamo continuare a crescere dove siamo nati”.
Paniccià, qual è la sua visione imprenditoriale?
“Ho imparato una cosa da Brunello Cucinelli, che considero un mentore: l’azienda deve sopravvivere all’imprenditore. Per questo stiamo investendo tanto per restare solidamente nelle Marche e costruire un progetto duraturo”.
Quante persone lavorano oggi in azienda?
“Siamo circa trenta dipendenti e custodiamo un saper fare unico. Trasmettiamo ai clienti anche un valore umano: l’accoglienza, la capacità di costruire relazioni e rapporti di lungo periodo”.
Come avete presentato il marchio ai buyer internazionali?
“Abbiamo invitato circa cinquanta top buyer. Abbiamo fatto provare loro le scarpe, regalato un portafoglio in pelle e mostrato concretamente la morbidezza e la qualità dei materiali. Vogliamo che tornino a casa con un’esperienza tangibile del prodotto. Il vero biglietto da visita è la scarpa stessa”.
Quanto pesa l’esperienza maturata nel segmento sneaker?
“Moltissimo. Abbiamo sviluppato una nuova suola Giano con fondo Extralight realizzato esclusivamente per noi e abbinato a pellami di cervo. Tutto parte dal prodotto: è attraverso il prodotto che raccontiamo la nostra storia”.
In un momento non semplice per il mercato, investire è un atto di coraggio?
“Qualcuno potrebbe definirlo coraggio, qualcun altro pazzia. Noi crediamo sia una scelta di responsabilità. Non riduciamo il personale, ma investiamo nei dipendenti e nei partner della filiera. Mi sento alla guida di una piccola comunità produttiva nella quale ogni ruolo merita rispetto”.
Come affrontate il tema della sostenibilità?
“È una parola spesso abusata. Per noi sostenibilità significa rispetto dell’ambiente, delle persone e del lavoro. Significa offrire al consumatore un prodotto che abbia una visione etica. Dalla prossima stagione introdurremo anche un fusbett realizzato con materiali riciclati. Lo facciamo per una scelta responsabile, ma anche perché garantisce maggiore comfort. La sostenibilità deve essere concreta e migliorare davvero il prodotto”.
Guardate anche a nuove acquisizioni o licenze?
“Oggi stiamo investendo soprattutto capitale e tempo su Giano. Se in futuro si presenteranno opportunità di acquisizioni o nuove licenze le valuteremo, ma la priorità è consolidare questo progetto. Abbiamo un piano quinquennale sostenuto da risorse proprie e dal sistema bancario. Se per crescere ulteriormente serviranno nuovi capitali, lo prenderemo in considerazione. Oggi però siamo in grado di procedere in autonomia”.
