
FERMO – Sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica, intelligenza artificiale, economia circolare e nuove forme di automazione. Sono questi i pilastri di Eco-Footwear 5.0, il progetto di ricerca presentato a Fermo dall'Università Politecnica delle Marche e sviluppato grazie alla collaborazione tra quattro dipartimenti dell'ateneo e il mondo produttivo del distretto calzaturiero. Il tutto con la regia di Fermo Tech, la realtà creata dal professor Michele Germani.
“Fermo Tech è un perno del nostro domani. Riuscire a mettere in contatto i nostri giovani con le imprese è già uno degli obiettivi vincenti del progetto”. Così il sindaco di Fermo, Alberto Maria Scarfini, ha aperto il convegno dedicato all'innovazione e alla sostenibilità nel settore calzaturiero, sottolineando il ruolo strategico dell'Università Politecnica delle Marche e dell'ITS, che ha nel Mercato Coperto la propria sede.
LA REGIONE

Concetto rimarcato anche dal consigliere regionale Andrea Putzu che ha ricordato come il territorio si trovi “nel cuore del più importante distretto calzaturiero italiano, che non rappresenta soltanto un sistema economico ma anche un patrimonio identitario”. Un comparto chiamato oggi ad affrontare sfide decisive: la competizione internazionale, la transizione ecologica, la digitalizzazione dei processi produttivi e l'evoluzione dei mercati.
La Regione Marche punta a sostenere le imprese attraverso nuovi strumenti finanziari. “È in arrivo il bando "Credito Futuro Marche", fortemente voluto dal presidente Acquaroli. A questo si aggiungono le opportunità del Piano Transizione 5.0 del Ministero, che sostiene gli investimenti in macchinari e innovazione. Gli imprenditori devono cogliere nuovi spunti per crescere” aggiunge.
Il filo conduttore del convegno Eco Footwear, moderato da Giancarlo Laurenzi, è la necessità di coniugare sostenibilità ambientale e competitività internazionale è fondamentale”. Un concetto ripreso anche da Maurizio Bevilacqua, presidente della Facoltà di Ingegneria dell'Università Politecnica delle Marche: “La transizione non è soltanto una questione ambientale, ma riguarda anche l'economia e la valorizzazione delle competenze”.
A chiudere gli interventi di apertura è stato Paolo Calcinaro, assessore regionale alla Sanità ed ex sindaco di Fermo. “La città è cresciuta insieme con l'Università Politecnica delle Marche e oggi Fermo Tech rappresenta il collegamento tra ricerca e futuro. Mi auguro che nei prossimi mesi possano partire corsi specialistici in grado di formare la manodopera qualificata richiesta dalle imprese”.
Calcinaro ha rivendicato il progetto che mette in rete università e formazione post diploma, con l'obiettivo di rispondere concretamente alle esigenze del tessuto produttivo locale. Il tutto all’interno del recuperato mercato coperto.
IL MADE IN
Incisivo l'intervento di Marco Taisch, presidente di MICS (Made in Italy Circolare e Sostenibile), che ha posto l'accento sulle sfide globali: “Dobbiamo partire dall'inverno demografico: meno persone significa meno lavoro e minore capacità di innovazione. Siamo stretti tra due giganti come Stati Uniti e Cina, con l'India che cresce rapidamente e Paesi come Giappone e Arabia Saudita che avanzano. Germania e Italia rischiano di perdere terreno. Dobbiamo ripartire dai fondamentali”.
Taisch ha definito MICS «la più grande piattaforma italiana di innovazione sul Made in Italy», spiegando che i 115 milioni di euro di finanziamento pubblico, diventati 130 grazie agli investimenti privati, sono stati destinati a progetti condivisi tra imprese e mondo della ricerca. Il programma coinvolge i settori dell'arredamento, dell'abbigliamento e della meccanica, che insieme rappresentano oltre il 53% del Pil nazionale.
“Abbiamo coinvolto 38 tra università e centri di ricerca, oltre 100 aziende e circa mille ricercatori provenienti da discipline diverse, dai chimici ai sociologi”. Otto le principali linee di ricerca: prodotto, sostenibilità, materiali, fabbriche, mercato e digitalizzazione. I risultati ottenuti parlano di oltre 1.200 pubblicazioni scientifiche, 200 prototipi, 18 brevetti e circa 800 eventi realizzati, con importanti progressi nella riduzione dei rifiuti e nell'economia circolare.
L'evoluzione futura di MICS guarda alla creazione di osservatori permanenti su materiali e tecnologie e al rafforzamento del collegamento tra ricerca e imprese. “L'Italia investe in ricerca circa l'1,8% del Pil, contro una media Ocse del 2,6% e il 3,8% degli Stati Uniti”.
L’ESEMPIO

Tra le testimonianze aziendali, quella di Andrea Santoni, alla guida dell'omonima azienda fondata nel 1975. “Abbiamo innovato introducendo prodotti inusuali per il territorio e adottando il metodo lean, che garantisce maggiore flessibilità e capacità di risposta al mercato. Oggi siamo in grado di produrre sia un singolo paio personalizzato con le iniziali del cliente sia migliaia di pezzi”.
L'azienda conta oltre 130 milioni di euro di fatturato e circa 750 dipendenti. “Il vero lusso può essere ottenuto soltanto da mani esperte”. Per il 2026 è previsto un importante investimento produttivo che consentirà un aumento della capacità del 20%. Inoltre, ricorda Santoni, due terzi dell'energia utilizzata sono autoprodotti.
“La tecnologia aiuta l'uomo nelle attività meno valorizzanti, come nel caso dei robot per la lucidatura. Ma l'artigiano resta un elemento insostituibile e rappresenta il vero valore aggiunto”. Santoni ha annunciato anche l'introduzione di un configuratore che permetterà ai clienti di creare scarpe personalizzate scegliendo tra oltre 200 variabili tra colori, modelli e materiali.
Nel corso dell'incontro sono stati presentati anche i risultati di Eco Footwear 5.0, progetto dedicato alla sostenibilità ambientale e sociale della filiera calzaturiera. L'iniziativa ha coinvolto quattro dipartimenti dell'Università Politecnica delle Marche, tre di Ingegneria e uno di Economia, con il contributo di 28 ricercatori impegnati per 18 mesi nello sviluppo di soluzioni innovative per il settore.
"Bel progetto, ma sarà funzioanle ai piccoli artigiani? Dei dubbi li manifesto" ha avuto il coraggio di far notare Paolo Mattiozzi, voce di Cna Moda. Ed è uan voce che in sala ha riecheggiato, nonostante di imprenditori ce ne fossero pohi, tolti i presidenti delle varie associazioni, rispetto a figure del mondo accademico e della consulenza.
IL PROGETTO ECO – FOOTWEAR
L'iniziativa nasce dalla consapevolezza che il settore moda-calzature, tra i comparti più importanti del Made in Italy e dell'economia marchigiana, sia chiamato ad affrontare sfide sempre più complesse: dalla riduzione dell'impatto ambientale alla digitalizzazione della filiera, fino al miglioramento delle condizioni di lavoro e all'adozione di modelli produttivi più sostenibili.
Con un investimento di 500 mila euro e il coinvolgimento di 28 ricercatori, il progetto ha sviluppato strumenti e soluzioni innovative in grado di accompagnare le imprese verso gli obiettivi dell'Industry 5.0 e dell'economia circolare.
Il professor Michele Germani, coordinatore del progetto, che ha illustrato il valore strategico di un'iniziativa pensata per trasferire risultati concreti alle aziende del territorio. L'obiettivo generale è quello di progettare, produrre e gestire prodotti calzaturieri sostenibili sotto il profilo ambientale, economico e sociale, mettendo a disposizione delle imprese tecnologie avanzate e modelli organizzativi innovativi.
Uno dei filoni principali è stato illustrato dal professor Domenico Ursino, responsabile del Work Package dedicato all'ecosostenibilità dei prodotti. Le attività hanno portato alla realizzazione di strumenti software basati sull'intelligenza artificiale per misurare e ridurre l'impatto ambientale delle calzature lungo tutto il loro ciclo di vita. Attraverso sistemi di Life Cycle Assessment (LCA) e Design for Environment, le aziende possono valutare gli effetti ambientali delle proprie scelte progettuali e produttive in modo automatico e dettagliato.


Tra i risultati più significativi figura la creazione di una piattaforma web che consente a produttori e fornitori di condividere dati, monitorare materiali, processi e trasporti e calcolare l'impatto ambientale dei prodotti. Un importante passo avanti verso una supply chain più trasparente e sostenibile.
Interesse ha suscitato anche la ricerca sui nuovi materiali eco-compatibili. Il team ha sviluppato membrane nanofibrose biodegradabili ottenute da gelatina bovina e trattamenti naturali, caratterizzate da elevata traspirabilità, resistenza meccanica e potenziali proprietà antibatteriche. Materiali che potrebbero trovare applicazione nei componenti interni delle calzature del futuro.
Un altro risultato di rilievo riguarda il software che grazie ad algoritmi avanzati e all'utilizzo della potenza di calcolo delle GPU, consente di ridurre drasticamente gli scarti di lavorazione e massimizzare l'utilizzo della materia prima.
Sul fronte della sostenibilità sociale e dell'automazione, il professor Massimo Callegari ha illustrato le attività dedicate all'Industry 5.0. La ricerca ha portato allo sviluppo di sistemi robotizzati collaborativi destinati a lavorare fianco a fianco con gli operatori, migliorando qualità, produttività e benessere nei luoghi di lavoro.
Particolarmente innovativo il progetto relativo alla lucidatura automatizzata delle calzature, dove robot collaborativi e sistemi di visione artificiale sono in grado di adattarsi a modelli diversi, mantenendo elevati standard qualitativi. Parallelamente sono stati sviluppati sistemi di controllo qualità basati su reti neurali e intelligenza artificiale capaci di analizzare automaticamente i prodotti.
L'altro filone di ricerca riguarda il disassemblaggio delle calzature a fine vita. Grazie a tecnologie di visione artificiale e algoritmi di deep learning, i robot possono identificare cuciture e componenti, facilitando il recupero dei materiali e favorendo processi di riciclo e riuso.
A chiudere la presentazione è stato il professor Donato Iacobucci, che ha illustrato il lavoro dedicato ai modelli di business circolari. Il gruppo di ricerca ha sviluppato strumenti per misurare la sostenibilità aziendale, monitorare indicatori ambientali e supportare le decisioni strategiche delle imprese. Tra i risultati figurano sistemi digitali per la valutazione della circolarità, modelli per il riutilizzo di componenti invenduti e studi sulle opportunità di reshoring produttivo in Europa e in Italia.
“La competitività futura del distretto calzaturiero marchigiano passerà dalla capacità di integrare innovazione, sostenibilità e digitalizzazione. Un percorso che richiede investimenti, ricerca e collaborazione tra università e imprese, ma che può rappresentare una concreta opportunità di rilancio per uno dei settori simbolo dell'economia regionale” la chiosa di Germani.
