
FERMO - Compie 60 anni la comunità di Capodarco ma davvero non li dimostra, nella capacità di rinnovarsi sempre, mettendo al centro una sola cosa: la dignità delle persone.
Le celebrazioni hanno preso il via sabato, a Capodarco sono arrivati i rappresentati delle comunità sparse in Italia, in Umbria, in Sicilia, in Campania dove i servizi sono organizzati grazie alla concessione dei beni sottratti alla mafia. Don Vinicio Albanesi ha salutato gli ospiti in apertura di un convegno organizzato attorno ad una parola che vale un mondo: riabilitazione.
L’assessore regionale alla sanità, Paolo Calcinaro, ha voluto ricordare subito un recente provvedimento preso proprio per sostenere le famiglie che hanno una persona in una struttura residenziale: “Abbiamo stanziato 10 milioni per dare un supporto a chi ha un familiare in una struttura, anziani, disabili, persone con un disagio mentale. È un momento non facile, si sta lavorando per far capire come si può davvero portare avanti l’integrazione socio sanitaria. Le Marche hanno il diritto ad avere una perequazione in termini di personale, di posti letto, di risorse, il fondo sanitario potrebbe aumentare e ci consentirebbe di trovare sempre nuove risposte”.
Calcinaro ha ricordato, in riferimento ai servizi di riabilitazione, che entro luglio dovrebbe essere pronta la piscina dell’ospedale di Porto San Giorgio che sarebbe davvero il salto di qualità per l’assistenza pubblica di chi ha bisogno di riabilitazione dopo un intervento.
La comunità ha poi declinato i suoi 60 anni di storia, in ogni situazione di fragilità e di emarginazione sociale, il primo ospite è stato Franco Pesaresi, oggi dirigente dell’Ambito 9 di Jesi, una grande esperienza nel panorama sanitario e sociale della regione: “Oggi da noi c’è un problema che è sociale e poi politico, la società è cambiata in termini di bisogni, abbiamo sempre più anziani con un’aspettativa di vita molto alta e con patologie croniche in crescite. La sanità si occupa dell’emergenza e degli ospedali e lascia la parte residua al territorio, un ‘organizzazione che non si è adeguata alle nuove esigenze".
Solo un numero: "Abbiamo nelle Marche 30 mila persone con demenza, abbiamo 66 mila posti in residenziale e una lista d’attesa di 7 e 500 persone, l’80 per cento delle quali non riuscirà mai ad entrare”.
Altro esempio: “Per i bambini con disabilità che devono avere il sostegno a scuola, il tempo di attesa per la valutazione necessaria ad avere assegnato un insegnante è oggi di oltre un anno, il che significa che per un anno vanno a scuola senza che venga rispettato il loro diritto al sostegno”.
Pesaresi ha ricordato che la cura senza una reale riabilitazione non può essere efficace, oggi però la sanità pubblica non sempre garantisce questo percorso e senza un vero potenziamento del servizio non si fermerà il ricorso delle persone alle cure fuori regione: “Il provvedimento di cui ha parlato Calcinaro, con i 250 euro a supporto di chi ha un familiare in struttura residenziale, va nella giusta direzione ma il bando ha aspetti poco chiari, intanto la cifra è uguale per tutti, a prescindere da quanto si paga per il ricovero, e poi si è aperto a tutti gli assistiti con fragilità, nelle Marche sono 12.700, se tutti facessero richiesta le risorse basterebbero per un mese soltanto. Serve continuità e attenzione su questo”.
Don Vinicio Albaesi ha ricordato la difficoltà di questi tempi, i bandi pubblici che strutture come Capodarco devono affrontare per lavorare col pubblico che sono sempre più al ribasso e portano a mortificare il servizio stesso o il lavoro degli operatori: “Noi abbiamo dieci milioni di fatturato e appena 5 mila euro di utile. Così è difficile, la qualità di un servizio la fanno le persone, oggi serve tornare a un po' di buon senso”.
Emozionante la testimonianza di Chiara Storchi, ingegnere meccatronico e ricercatrice a Genova. Chiara è nata senza la mano destra, oggi indossa una protesi di altissima tecnologia che lei stessa sta mettendo a punto e testando proprio a Genova: “Stiamo lavorando su esoscheletri che sostengono la riabilitazione delle gambe e delle spalle, alcuni nostri prototipi saranno presto testati su pazienti paraplegici in ospedale, sono strumenti che si adattano alla perfezione alla storia e al corpo di ogni persona. Poi abbiamo una protesi per caviglia e piede e appunto quella alla mano che sto testando io, con la possibilità di avere un arto funzionale, capace di afferrare gli oggetti e di muovere tutte insieme le dita”.
Protesi che restituiscono orgoglio, indipendenza e inserimento sociale, tecnologie che si fanno vita vissuta. Ne sa qualcosa Francesca, nel 2023 il terribile incidente che le è costato tutti e quattro gli arti: “Oggi vivo a Capodarco dove mi è stata restituita la vita indipendente, con protesi biomeccaniche che si sono adattate al mio corpo e che mi hanno restituito la voglia di vivere, la libertà, il sorriso. Il percorso di Chiara mi fa ben sperare, la tecnologia sta facendo davvero dei miracoli e per chi come me è amputato è davvero un tornare ad esistere”.
La festa prosegue, l'11 luglio arriverà il cardinal Zuppi e chissà che l'appello di don Vinicio a cisitare la comunità non arrivi anche a Mattarella e al Papa.
