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Dieci immobili per far crescere Fermo: daremo dignità alla Provincia. "Sanità, formazione, uffici: noi le idee il Demanio progetta".

24 Luglio 2026

FERMO – “Non più vendere il patrimonio pubblico per fare cassa, ma trasformarlo in uno strumento di sviluppo”. È questo, riassunto dall’onorevole Lucia Albano, sottosegretaria al Mef, il cambio di paradigma del Piano Città degli Immobili Pubblici, firmato a Fermo, 38ª città italiana ad aderire all'iniziativa (65 qulle previste entro il 2028), e unica nel Paese a vedere tra i sottoscrittori anche la Prefettura.

Il piano del Demanio interessa dieci immobili strategici – quattro comunali, quattro provinciali, il complesso Murri-Ex Inam dell'Ast e l'ex tunnel ferroviario – con l'obiettivo di costruire un progetto unitario di rigenerazione urbana.

Piano Città

Il sindaco Alberto Maria Scarfini ha parlato di una "visione strategica" che punta a dare nuova vita agli edifici pubblici: «Un immobile vuoto ha poco futuro, un immobile pieno di vita e pensato porta crescita». Ha poi ringraziato gli assessori al patrimonio che hanno seguito il percorso, da Ingrid Luciani a oggi Lauro Salvatelli, sottolineando come la firma rappresenti soltanto l'inizio di un lavoro destinato a tradursi in nuovi accordi e investimenti.

Dieci immobili per cambiare il volto della città

Il cuore del piano è rappresentato da un patrimonio immobiliare di grande valore storico e urbano che verrà ripensato in modo coordinato. Fermo è ai vertici di una poco gratificante classifica che la vede nel rapporto popolazione servizi quella con i costi più cari per lo Stato, proprio perché avendo meno edifici di proprietà paga ricchi affitti. “Questo cambierà” sottolineano tutti.

Tra gli immobili comunali figurano Villa Vitali, destinata a rafforzare la sua vocazione culturale dopo gli interventi Pnrr, l'ex scuola Fracassetti, l'ex scuola Cavour e Palazzo Sacconi, già finanziato con 12 milioni di euro da Guido Castelli, che del piano è parte più che operativa, destinato ad accogliere funzioni universitarie.

Nel patrimonio provinciale trovano spazio l'ex Enaip, l'area di via Zeppilli, l'ex caserma dei Vigili del Fuoco e l'area della Circonvallazione Nord, mentre tra i beni statali compare anche l'ex tunnel della ferrovia Porto San Giorgio-Amandola, già oggi utilizzato per la casa di Babbo Natale, ma che può essere ulteriormente valorizzato, è il sunto del dirigente Alessandro Paccapelo. Che ha parlato anche di fotovoltaico e comunità energetica come possibile destinazione per alcune aree di via Zeppilli.

Cambia la sanità

Tra gli edifici simbolo c'è il complesso dell'ex ospedale Murri con la palazzina Ex Inam, oltre 36 mila metri quadrati destinati a cambiare funzione dopo l'apertura del nuovo ospedale di Campiglione prevista nel 2027. Il documento evidenzia come la posizione centrale e le dimensioni consentano di mantenere funzioni sanitarie affiancandole a nuovi servizi per la città.

L'assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro ha spiegato che proprio il Murri rappresenterà "il vero upgrade" della sanità fermana: “Qui arriveranno l'Inrca con nuovi posti letto, un ospedale di comunità, ambulatori, una seconda radiologia e gli studi dei medici di medicina generale, alleggerendo così la pressione sul pronto soccorso”.

Un metodo per attrarre risorse

Il direttore regionale dell'Agenzia del Demanio Pierpaolo Russo, che ha coinvolto anche l’università Politecnica con la professoressa Ferretti, ha definito il Piano Città «uno strumento del Governo» e ha spiegato che Fermo è stata scelta perché qui il metodo può produrre un forte valore aggiunto. Dopo la firma verranno definite le destinazioni d'uso di ogni immobile, individuati i finanziamenti e predisposti i progetti esecutivi.

Un aspetto particolarmente significativo riguarda proprio il supporto tecnico: gli enti locali potranno infatti usufruire gratuitamente della struttura di progettazione del Demanio, una possibilità che consentirà di presentarsi ai bandi con progetti già pronti. Su questo l’assessore Lauro Salvatelli ha ricordato come “il piano rappresenti l'occasione per razionalizzare il patrimonio, ridurre i costi e costruire una programmazione di lungo periodo”.

L'obiettivo: riportare uffici e servizi a Fermo

Nel dibattito è emerso anche un tema istituzionale. Calcinaro ha ricordato come la provincia continui a soffrire l'assenza di alcuni uffici statali, dalla Direzione provinciale del lavoro alla Motorizzazione, fino all'Ufficio scolastico provinciale e alla Commissione tributaria. La disponibilità di immobili adeguati potrebbe favorire il ritorno di questi servizi.

Su questo fronte è intervenuto anche il prefetto Edoardo D'Alascio, primo prefetto italiano a sottoscrivere un Piano Città. Ha spiegato, salutando i vertici delle forze dell'ordine presenti, di aver chiesto al Ministero dell'Interno un'autorizzazione specifica per partecipare all'accordo, ricordando “che la provincia di Fermo soffre ancora una carenza di spazi destinati agli uffici pubblici, costringendo spesso i cittadini a rivolgersi ad altre province per servizi essenziali. Da qui la scelta di sostenere un progetto che punta a recuperare immobili inutilizzati e trasformarli in sedi stabili per gli uffici dello Stato”.

Prefetto che ha usato la parola dignità, “quella che questa provincia merita. Bisogna dargli ossigeno e farla diventare una provincia di serie A”. Con questo obiettivo, D’Alascio ha ottenuto la risposta più stimolante dalla direzione generale del Governo che gestisce gli uffici territoriali in cui si legge: “Nonostante l’ente sia stato istituito nel 2004 e diventato operativo nel 2009, è stata riscontrata una diffusa carenza di spazi logistici idonei per uffici statali e locali. Per cui, la cittadinanza è costretta a recarsi nella provincia di Ascoli, che è inclusiva, per servizi pubblici essenziali. L’accordo nasce dalla volontà istituzionale per risolvere l’isolamento amministrativo, recuperando immobili per convertirli anche stabilmente degli uffici territoriali”.

Michele Ortenzi, presidente della Provincia, incassa l’impegno comune: “Razionalizzare, rifunzionalizzare, rigenerare: questo  fa il piano. Tra Pnrr e Next Appennino, questo territorio sta lavorando alla sua rigenerazione. Con il piano concretizziamo e diamo il via ai tavoli tecnici. L’agenzia del demanio progetterà. Noi risposteremo la Provincia, in prospettiva, per creare un vero plesso scolastico. Grazie al prefetto per la sua visione, che è la nostra”.

Partecipazione

Più che un elenco di interventi, il Piano Città rappresenta quindi un metodo di lavoro: “Un masterplan che dovrà tradursi, immobile dopo immobile, in accordi operativi, progettazione, finanziamenti e cantieri” ribadisce Scarfini. Un percorso destinato, nelle intenzioni dei firmatari, a ridisegnare il volto di Fermo attraverso la valorizzazione del suo patrimonio pubblico.

“Ora si inizia a pensare e quindi progettare. Il piano ha proprio la funzione di far dialogare gli enti, in modo da evitare doppioni e di raggiungere prima e meglio i risultati, magari partecipando a bandi comuni o evitando di farsi concorrenza” conclude Giorgio Marcotulli, il vicepresidente della provincia ringraziato più di altri per quanto fatto per arrivare alla preziosa firma.

r.vit.

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