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Dieci giorni per evitare l’incompatibilità: il caso Di Ruscio domina il primo Consiglio. Pascali eletto presidente, Malvatani è la vice

18 Giugno 2026

FERMO – Live or die. Saturnino Di Ruscio ha dieci giorni di tempo per presentare la documentazione utile a far decadere la presunta incompatibilità con il ruolo di consigliere comunale. È questo il tema che ha segnato il primo Consiglio comunale dell’era del sindaco Alberto Maria Scarfini, una seduta lunga e complessa che ha costretto il primo cittadino ad attendere oltre tre ore prima di poter giurare e indossare ufficialmente la fascia tricolore.

Una riunione caratterizzata anche dalla macchinosità delle procedure di voto per l’elezione del presidente del Consiglio comunale e del suo vice. Alla guida dell’assise è stato confermato Giulio Cesare Pascali, mentre più complicato del previsto è stato il percorso che ha portato all’elezione della vicepresidente Angelica Malvatani. Per due volte il suo nome si è fermato sotto il quorum necessario. Solo dopo una lunga e poco edificante sospensione dei lavori, il consigliere Candidori ha aperto alla soluzione che ha consentito di raggiungere i 24 voti necessari, accolta dall’applauso dell’aula.

Ma il vero nodo politico e amministrativo resta quello legato a Di Ruscio. La discussione, a tratti anche animata, si è conclusa con il voto favorevole all’apertura del procedimento di verifica dell’incompatibilità. Non però con il sostegno dell’opposizione che, compatta pur nelle diverse appartenenze politiche, ha scelto la strada dell’astensione.

“Vogliamo che venga rispettata la volontà popolare – è stata la posizione espressa dai gruppi di minoranza – considerando gli oltre mille voti ottenuti da Saturino Di Ruscio”.

Una scelta che ha lasciato alla maggioranza e agli uffici comunali la responsabilità del percorso amministrativo. Eppure, proprio dalla maggioranza non sono arrivati segnali di chiusura nei confronti dell’ex sindaco. Da Bargoni all’assessore Ciarrocchi, fino a Candidori, neo capogruppo di Piazza Pulita, tutti hanno auspicato la permanenza in aula di Di Ruscio, riconoscendone competenza ed esperienza. Il problema, tuttavia, resta giuridico, più che politico.

Da una parte ci sono le norme e le disposizioni di legge; dall’altra il consenso popolare espresso dalle urne. Lo stesso Di Ruscio ha richiamato durante il dibattito numerose sentenze a sostegno della propria posizione. Per questo il Consiglio ha deciso di avviare formalmente il procedimento, concedendo dieci giorni di tempo al consigliere per produrre ulteriore documentazione. Saranno coinvolti anche la Giunta comunale e l’ufficio legale del Comune.

Il caso tornerà quindi all’attenzione del Consiglio in due successive sedute: la prima per la presa d’atto dell’istruttoria e l’avvio dell’iter formale, la seconda per l’eventuale dichiarazione di incompatibilità e la conseguente decadenza dalla carica. I tempi, salvo accelerazioni, potrebbero superare il mese, richiamando quanto avvenuto in passato con il sindaco poi consigliere regionale Paolo Calcinaro.

Sul tavolo non vi sono questioni politiche, ma interessi economici rilevanti. Al centro della vicenda c’è infatti una richiesta di risarcimento danni nei confronti del Comune, che in primo grado è risultato soccombente e si prepara a presentare ricorso. Una possibile via d’uscita potrebbe essere un accordo bonario tra Di Ruscio e l’amministrazione comunale: una soluzione che consentirebbe di chiudere il contenzioso evitando il rischio di ulteriori interessi e oneri nel caso in cui il procedimento giudiziario dovesse protrarsi per tutta la durata della consiliatura.

Saranno dunque giorni intensi, fatti di documenti, pareri legali, valutazioni amministrative e inevitabili riflessi politici. Ad attenderli ci sarà il nuovo presidente del Consiglio comunale, Giulio Cesare Pascali, che dal suo scranno ha lanciato un messaggio all’aula: “Prometto dedizione, serietà e spirito di servizio. Rispetterò le regole e metterò in pratica quei valori che caratterizzano quest’aula: la democrazia della rappresentanza di cui siamo diretta espressione. È qui che risiede la vera democrazia, fatta di confronto leale e costruttivo. Sarò il presidente di tutti e mi impegnerò ad ascoltare i suggerimenti che vorrete offrirmi. Facciamo di questo Consiglio la casa della buona politica”.

Parole cui hanno fatto eco quelle del sindaco Alberto Maria Scarfini, subito dopo il giuramento: “Il 25 maggio ero a casa ad attendere i risultati. Quando ho capito che ce l’avevamo fatta, l’emozione ha preso il sopravvento. Ho condiviso quel momento con la mia famiglia e questa sera arriva il giuramento. La prima parola per Fermo è gratitudine, anche verso la mia famiglia; la seconda è responsabilità, la terza è impegno verso i cittadini che hanno riposto in noi fiducia e speranza. Vogliamo un città sempre più ambiziosa, positiva e pronta. Infine, la quarta parola che è fatica: significa non sprecare un solo giorno e usarli per il meglio. Nessuno deve poter dire ‘non hanno fatto, non hanno dato’. Per cui, viva Fermo”.

Scatta l‘applauso da entrambi i banchi de consiglio, sapendo che ora la gratitudine lascia spazio alle responsabilità del governo cittadino e a una prima, delicata, prova politica e amministrativa.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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