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Dieci anni dal sisma, Ferracuti (Cisl): "La sfida è far vivere le aree interne: scuola, strade, centro di ricerca e lavoro"

19 Agosto 2026

FERMO - A dieci anni dal terremoto del Centro Italia, la ricostruzione materiale ha fatto passi importanti. Ma ora la sfida è andare oltre i cantieri e restituire futuro alle comunità. Ne parla Marco Ferracuti, segretario generale della CISL Marche.

Ferracuti, dieci anni dopo il sisma qual è il bilancio della ricostruzione?

"Possiamo riconoscere che la ricostruzione materiale ha imboccato la strada giusta. Subito dopo le scosse si stimavano almeno quindici anni per completare un'opera tanto vasta e complessa e molto è stato fatto. Ora bisogna proseguire con la stessa determinazione, accelerando dove restano ritardi e difficoltà. Ma ricostruire case, scuole, chiese ed edifici pubblici non basta. Una comunità rinasce quando nelle abitazioni tornano le famiglie, nelle scuole gli studenti, nelle piazze le attività economiche e nel territorio nuove opportunità di lavoro".

Quindi la vera sfida è la rigenerazione delle aree interne?

"Esattamente. Dobbiamo concentrare risorse, competenze e intelligenze per rendere conveniente vivere e lavorare nelle aree interne delle Marche. Oggi questi territori sono segnati da due grandi fragilità: la diminuzione della popolazione e l'innalzamento dell'età media. Senza un cambio di rotta rischiamo di ricostruire borghi bellissimi, ma sempre più vuoti".

Ci sono però segnali incoraggianti?

"Qualche segnale positivo comincia ad emergere. Il rapporto sulla ricostruzione del Cresme evidenzia che l'azione congiunta della ricostruzione e di Next Appennino, che dispone complessivamente di 1,8 miliardi di euro, ha migliorato le prospettive demografiche di medio-lungo periodo. Nella proiezione al 2044 lo scenario migliora di circa 44 mila abitanti rispetto alle precedenti stime. Si continua a perdere popolazione, ma in misura minore. Anche il saldo migratorio del cratere, negativo per 107 unità nel 2019, viene stimato positivo per 167 unità nel 2035. Sono segnali da consolidare, non risultati acquisiti".

Come si può convincere un giovane a restare o tornare nell'Appennino?

"Offrendogli la possibilità concreta di costruire qui il proprio progetto di vita. Serve una speranza fondata sul lavoro di qualità, sulla casa, sui servizi e sulla possibilità di conciliare vita personale e professionale. Vivere nelle aree interne non può essere un atto di coraggio o di rinuncia: deve diventare una scelta libera e conveniente".

In questo percorso quale ruolo può avere l'Università di Camerino?

"Un ruolo fondamentale. L'Università di Camerino è e deve continuare ad essere uno dei motori di questa nuova stagione di resilienza trasformativa. Attorno all'ateneo dobbiamo costruire un ecosistema capace di trattenere studenti, ricercatori e competenze, favorendo la nascita di imprese innovative e nuove opportunità occupazionali. È un patrimonio strategico per Camerino e per l'intera regione".

In questa direzione ci sono già esperienze da valorizzare?

"Sì. Penso ai finanziamenti dei quattro centri di ricerca universitari di Camerino, Rieti, Teramo e Spoleto, nati dalla cooperazione dei dodici atenei del Centro Italia. È una scelta importante, che punta a contrastare l'emorragia giovanile attraverso un'offerta formativa e di ricerca qualificata. Ora questo investimento va consolidato, trasformando sempre di più la presenza universitaria in opportunità di lavoro, innovazione e impresa".

Tra le priorità indicate dalla CISL c'è quella dei servizi. Da dove partire?

"Serve una dimensione di area vasta, superando frammentazioni e campanilismi. Il trasporto pubblico locale deve collegare stabilmente i borghi tra loro e le aree interne con la costa, le stazioni ferroviarie, gli ospedali, le scuole, le università e i luoghi di lavoro. Senza mobilità non esistono piena cittadinanza e sviluppo".

E per quanto riguarda la scuola?

"Occorrono scuole moderne e di qualità. Da tempo la CISL Marche propone di sperimentare campus scolastici territoriali con laboratori, impianti sportivi e spazi per la socialità, capaci di diventare punti di riferimento per più comunità. Nel frattempo va garantito il diritto all'istruzione e alla formazione. Le deroghe previste per le aree a rischio spopolamento e per il cratere sono importanti, ma secondo noi vanno rafforzate e rese strutturali per un periodo più lungo. Nelle aree interne e nei piccoli comuni occorre prevedere per almeno quindici anni deroghe ai parametri numerici minimi, evitando accorpamenti decisi a tavolino senza considerare le caratteristiche dei territori e i legami tra le comunità".

Perché insiste tanto sul ruolo della scuola?

"Perché la scuola non può arretrare proprio dove è più forte il rischio di spopolamento. È un presidio sociale, educativo e culturale fondamentale per territori che devono costruire oggi il proprio futuro".

Quali altri servizi devono essere garantiti?

"Ospedali, Case della comunità, strutture sociosanitarie e assistenza domiciliare, con personale adeguato. Devono essere tutelati anche i servizi bancari e postali, perché la loro progressiva riduzione aumenta l'isolamento e penalizza famiglie e imprese. E bisogna garantire banda ultralarga e copertura digitale in ogni comune. La possibilità di lavorare, studiare e accedere ai servizi da remoto può trasformare la distanza dai grandi centri da svantaggio a opportunità".

Anche il mondo dell'economia sociale può contribuire alla rinascita?

"Next Appennino ha già messo in campo risorse significative: la misura B.2.3 ha finanziato con 40 milioni di euro 48 progetti promossi da imprese sociali, Terzo settore e cooperative di comunità. È la dimostrazione che il rilancio può passare anche dalla capacità delle comunità di costruire servizi, inclusione e nuove forme di economia locale. Sono esperienze che vanno accompagnate, rafforzate e messe in rete".

Cosa serve, a questo punto, per evitare che tutte queste iniziative procedano separatamente?

"Serve un grande patto per l'Appennino marchigiano, capace di coinvolgere istituzioni, università, parti sociali, imprese e comunità locali. Dobbiamo mettere a sistema tutte le risorse, comprese le ultime liberate dal DL 144. Tutte insieme rappresentano un'occasione decisiva e devono essere utilizzate sulla base di una strategia condivisa, evitando interventi frammentati o privi di una visione complessiva".

Castelli sta lavorando bene?

“Chiediamo al Commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, di aprire un tavolo di confronto con le parti sociali, nel quale definire insieme priorità, obiettivi e modalità di impiego delle risorse. La rigenerazione delle aree colpite dal sisma non può essere decisa senza il contributo di chi rappresenta il lavoro, le imprese e le comunità del territorio. La CISL Marche è pronta a fare la propria parte, portando proposte concrete e favorendo confronto e partecipazione".

Tra dieci anni, quale sarà il vero parametro per capire se la ricostruzione è riuscita?

"Non misureremo il successo soltanto dal numero degli edifici ricostruiti, ma da quante persone saranno tornate ad abitarli, da quanti bambini entreranno nelle scuole, da quanti giovani troveranno un lavoro e sceglieranno di restare. Non possiamo sbagliare. Per le aree interne delle Marche questa è una sfida decisiva. Non avremo una seconda possibilità".

r.vit.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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