
FERMO – A venticinque anni dalla sua prima esperienza amministrativa, una riflessione sul cambiamento della politica, ma soprattutto sul futuro della città. Saturnino Di Ruscio, consigliere comunale di "Servire Fermo", ripercorre via social il modo in cui è mutato il rapporto tra amministrazione, opposizioni e cittadini e indica alcune priorità che, secondo lui, dovrebbero guidare le prossime scelte per Fermo.
Il punto di partenza è il confronto con il passato. "Ai miei tempi l'attività politica si svolgeva anche all'interno delle sedi dei partiti e l'amministrazione si confrontava con la minoranza e con la città non soltanto in Consiglio comunale e nelle commissioni, ma attraverso le circoscrizioni e le riunioni nei quartieri".
Un metodo che, secondo Di Ruscio, nel tempo si è progressivamente trasformato. "Oggi molto è mediato dai social ed è diventato virtuale. Anche il consenso si basa sempre di più su queste dinamiche. Il Consiglio comunale, a mio avviso, è diventato troppo spesso un luogo di ratifica delle decisioni già prese e restano pochi spazi per un confronto diretto con la cittadinanza".
Da qui la critica al limitato coinvolgimento delle opposizioni nelle scelte più importanti. "Le minoranze non vengono consultate sui grandi temi, eppure dal confronto possono migliorare programmi e progetti. Nella mia esperienza amministrativa alcuni interventi sono stati modificati o addirittura abbandonati proprio grazie alle indicazioni arrivate dall'opposizione e dai cittadini".
Di Ruscio collega questa impostazione anche ad alcune scelte compiute negli ultimi anni, che a suo giudizio avrebbero potuto essere diverse con un maggiore dialogo. Tra gli esempi cita l'ex stazione di Santa Lucia, la vendita dell'ex casa del custode e della Casina delle Rose, la ricollocazione della scuola "Leonardo da Vinci", il parcheggio e il camminamento di Capodarco, il percorso ciclabile sotto "Ciccolini", il collegamento tra via delle Mura e via Sant'Anna e la passerella dell'Ipsia. Nel suo elenco anche la centrale a biometano di San Marco alle Paludi e la vertenza al Tar. "Molti di questi errori, della precedente amministrazione e di quella attuale, avrebbero potuto essere evitati con un maggiore confronto".
È in questo contesto che Di Ruscio colloca l'attività di "Servire Fermo", nata, spiega, "per dare un contributo di idee e progetti al futuro della città e dei cittadini fermani". E richiama una frase di Isidoro di Siviglia: "Città non sono chiamate le pietre, ma gli abitanti".
La prima direttrice indicata dal consigliere è quella degli investimenti. "Servono investimenti pubblici e privati, ma devono essere strategici. Bisogna sapere quale direzione dare alla città, con procedure trasparenti e capacità di progettazione". Di Ruscio ritiene che Fermo debba sfruttare con maggiore efficacia le opportunità offerte dai programmi europei e nazionali.
Un secondo capitolo riguarda tecnologia e conoscenza. Per il consigliere di "Servire Fermo" occorre valorizzare maggiormente le realtà formative presenti sul territorio, dall'Itis Montani all'Ipsia, dall'Its Smart Academy all'Università Politecnica delle Marche, fino a Fermo Tech. "Dobbiamo creare un territorio capace di attrarre talenti e sviluppare innovazione. Le nostre competenze industriali e formative devono trasformarsi in nuove opportunità".
C'è poi quello che Di Ruscio definisce un "Nuovo Umanesimo", cioè il ritorno al fattore umano come elemento centrale delle politiche di sviluppo. "La popolazione invecchia e diminuisce, le aziende attraversano difficoltà e i giovani se ne vanno in cerca di opportunità. Dobbiamo creare le condizioni perché possano restare o tornare, favorendo nuove attività produttive, innovazione nell'agricoltura, turismo e creatività".
Tra i punti centrali della proposta di "Servire Fermo" c'è il centro storico. "Se Fermo vuole essere una città di cultura, turismo e innovazione deve investire non soltanto nei contenitori, ma soprattutto nelle funzioni". Di Ruscio indica l'ex Collegio Fontevecchia come possibile polo culturale, con spazi legati a musei, Archivio di Stato e Soprintendenza, mentre per il Mercato coperto immagina un ritorno alla funzione originaria, reinterpretata in chiave moderna e capace di offrire servizi ai residenti e attrarre visitatori.
Lo sviluppo, secondo il consigliere, deve inoltre coinvolgere l'intero territorio, attraverso la valorizzazione di nuovi percorsi e collegamenti, dall'ex ferrovia Porto San Giorgio-Amandola alle vie dell'acqua e alla rete dei borghi medievali. Un ruolo importante potrebbe essere svolto anche dall'intelligenza artificiale. "Le nostre imprese sono piccole e difficilmente possono affrontare da sole investimenti importanti. Pubblico e privato dovrebbero unirsi per creare un laboratorio dedicato all'applicazione dell'intelligenza artificiale nei processi produttivi".
Poi il turismo. L'obiettivo indicato è quello di trasformare Fermo in una vera destinazione e non soltanto in una città di passaggio. "Serve un progetto per la destagionalizzazione e una rete capace di mettere insieme il centro storico, il litorale e il territorio".
Infine la sfida ambientale. "I cambiamenti climatici, la crisi idrica e la vivibilità impongono un cambio di passo. Dobbiamo aumentare il verde, ripensare gli spazi urbani e favorire una mobilità più sostenibile". Una città più verde, secondo Di Ruscio, sarebbe anche più vivibile e attrattiva per residenti e turisti.
Il consigliere chiude tornando sul tema della rappresentanza e del rapporto tra maggioranza e opposizione. "L'amministrazione deve ricordare che rappresenta anche chi non l'ha votata e chi non è andato alle urne. Governare non può significare pensare di avere sempre ragione".
E richiama un episodio personale. "Molti anni fa un dipendente mi disse: 'Nino, anche se sei il mio dirigente non è detto che hai sempre ragione'. Aveva ragione". Quindi il messaggio rivolto all'attuale amministrazione: "Anche se avete vinto le elezioni, non è detto che abbiate sempre ragione".
