
PORTO SAN GIORGIO – ‘Un mare di scienza’ nel suo quinto appuntamento schiera un trio d’alto livello: il prof Emanuele Frontoni, presidente Cdo Marche sud e professore UniMc, la psicologa dello Sviluppo Daniela Lucangeli e il manager di EssilorLuxottica, classe 1983, Luca Di Camillo.
“Se siamo qui è per l’idea avuta quattro anni fa da Frontoni, che ha pensato di portare chi si occupa di scienza, e di pensiero, davanti al mare. Oggi Porto SanGiorgio è davvero conosciuta nel mondo proprio grazie a queste tre figure” introduce il sindaco Valerio Vesprini affiancato dagli assessori Lanciotti e Tombolini, dalla sindaca di Altidona Porrà e dall’assessora di Fermo, Annalisa Cerretani, che è il motore della Costa dei Borghi. “Siamo comuni amici e per la pubblica amministrazione non è mai facile. Questo progetto ci unisce, è l’inizio di un percorso” aggiunge l’assessora.



“Fare le cose insieme non è banale. Ci vuole una intelligenza relazionale” ha sottolineato Daniela Lucangeli nel suo intervento di apertura che è servito a introdurre il pensiero di Luca Di Camillo, un manager che del rapporto con le persone, e i dipendenti, ha costruito la strategia di crescita che l’ha portato a guidare un team di centinaia di persone e a guidare la logistica di un’azienda che ha 220mila dipendenti e sedi in tutto il mondo.
“In giro per il mondo parlo spesso come manager, ma oggi davanti a me ci sono le persone che mi hanno fatto crescere. A dodici anni, per me Porto San Giorgio era libertà: era la bicicletta. Esploravo, guardavo il mare e vedevo il mondo. Andavo al porto, sentivo la sua forza, vedevo il faro, guardavo i treni che passavano veloci. E sono ancora quel Luca. Il treno, poi, l'ho preso davvero per una parte della mia vita” racconta stimolato dalle domande di Emanuele Frontoni, che da punto di riferimento nel campo dell’intelligenza artificiale si trasforma in moderatore.
Di Camillo è l'attuale Head of Frames Global Industrial Supply Chain di EssilorLuxottica, ovvero il responsabile della supply chain mondiale della divisione montature, con il compito di coordinare produzione, logistica e distribuzione degli stabilimenti del gruppo.
A Fermo ha studiato al liceo Classico, ma l’esperienza veramente formativa è stata un’altra. “Sono state le scuole medie, il periodo in cui si è formata la mia curiosità. Ho iniziato a esplorare il mondo grazie a una persona in particolare, che mi ha trasmesso il senso della ricerca e della curiosità. Lo devo al professor Giocondo Rongoni (seduto tra il pubblico con la sua macchina fotografica, ndr). Grazie a lui ho imparato l'arte di esprimermi quando le parole non bastano e allora interviene la penna. Quel seme piantato trent'anni fa continua ancora oggi a crescere”.
Calciatore per passione, arbitro per scelta. “Il calcio era un bel sogno, poi mi sono dedicato all'arbitraggio. Sono stati anni formativi, senza grandi ambizioni. Ti dai da fare senza sapere cosa raccoglierai. Correvo, anche troppo. Ma l'arbitraggio me lo sono portato dietro nella vita: ti dà la capacità di stare in mezzo a un gruppo di persone che, da estranee, devono diventare brave a stare in campo insieme”.
E poi ci sono i Sangiorgio Runners per il manager che ama tornare a casa. “Mi piace correre e mi piace mangiare, quindi le due cose si sposano bene. Ho fatto gare in California con la maglia dei Runners. E poi il Passatore, anche per mio padre che quella gara l'ha corsa cinque volte”.
Guardando indietro nel tempo, il pensiero va ai genitori. “Mio padre e mia madre sono le fondamenta della mia famiglia. Grazie a loro ho imparato a fare e a sbagliare. Poi, con il Classico, si è allargata la rete di amicizie. Non cresceva il Luca individuo, ma il Luca che riusciva a fare insieme agli altri: dalla musica agli eventi. Fare le cose insieme è quello che continuo a cercare”.
Belluno, Cina, Atlanta, California e di nuovo Belluno. Una vita in movimento. “A diciotto anni il paese diventa stretto. Cerchi esperienze, cerchi la grande città. Ho fatto nove traslochi. La prima tappa è stata Roma, in quel caso per mia moglie. Non è stata un'evasione, ma la ricerca di qualcosa fuori dalla mia zona di comfort. Poi mi ha chiamato Whirlpool”.
L'arrivo in Luxottica. “Dopo sette anni nella zona di Varese mi trasferisco a Belluno”. Oggi EssilorLuxottica conta circa 220 mila dipendenti, produce, distribuisce e commercializza occhiali, con oltre 25 mila negozi nel mondo. Nel 2021 Luxottica si è fusa con Essilor, leader mondiale delle lenti oftalmiche. È nata così una multinazionale italo-francese con sedi tra Milano, Parigi e Agordo. “Oggi siamo un tutt'uno: italiani e francesi”.


Dopo il Veneto, la Cina. “Guidavo la rete logistica dell'Asia-Pacifico. Costruiamo magazzini automatizzati, lavoriamo tra Cina, Australia e Giappone. Sono stati anni meravigliosi, vissuti insieme con mia moglie e mio figlio, che allora aveva tre anni. Abbiamo scelto di partire senza fare troppi calcoli”.
In quegli anni sotto la sua guida viene realizzata una rete logistica internazionale e inizia l’ingresso dell’intelligenza artificiale. E questo, nel 2012, insieme con Emanuele Frontoni e Salvatore Laporta. “Quando penso di aver concluso quel percorso, arriva una telefonata. Senza nemmeno tornare a Belluno volo ad Atlanta”.
È un nuovo mondo. “Una città dove la cultura si intreccia tra black e white. Atlanta è la patria del blues, la città di Martin Luther King. Parli inglese da una vita, poi arrivi lì e non capisci più nulla”. Successivamente arriva la California. “E’ il momento di Oakley, un'azienda straordinaria acquisita da Luxottica nel 2007. È il sogno americano delle imprese. Lavoriamo sugli occhiali da sole e realizziamo importanti progetti di automazione per tutto il mercato americano”.
Una vita senza pause, con un obiettivo semplice: “Se entrate in un negozio in qualsiasi parte del mondo e non trovate gli occhiali che cercate... è colpa mia. Il mio lavoro consiste nel fare in modo che gli occhiali siano disponibili ovunque i clienti li vogliano. Pianifico il network della supply chain: logistica, approvvigionamenti, distribuzione”. Sotto di lui, un team di 350 persone, un migliaio impegnate nei magazzini.
“La complessità non sta tanto nel lavoro in sé, quanto nelle persone. Più un'azienda è strutturata, più diventa importante capire le esigenze di chi ci lavora. La vera complessità non è fare le cose, ma fare in modo che persone diverse le facciano nel modo migliore”.
Ed è qui che viene fuori la visione manageriale di Di Camillo: “Puoi dire alle persone cosa fare facendo leva sul dolore oppure puntare sulla trasformazione, sul piacere, mettendole nelle condizioni di esprimere il meglio di sé, non semplicemente di fare quello che vuoi tu. È un percorso più lungo e più impegnativo. Non tutte le aziende hanno questa pazienza. Noi cerchiamo di averla”.
Il mondo è la sua casa, ma l’Italia è ineguagliabile. Come il poter tornare ogni tanto a Porto San Giorgio. “Parti cercando di esplorare il mondo, poi impari a leggerlo. Ma tornare è emozionante. Atterri in Cina e vedi torri, ponti e grattacieli che spuntano ovunque. Vai negli Stati Uniti ed è un altro universo. Poi torni a Porto San Giorgio e capisci che non hai bisogno del grande, ma di saper leggere ciò che hai davanti”.
Il mercato globale resta comunque il riferimento. “Il Covid ha cambiato tutto. Abbiamo capito che non si può fare a meno delle relazioni e del sistema impresa. Quando ti trovi alla mercé di grandi nazioni e di situazioni internazionali difficili, comprendi che il mercato globale esiste ed è fortissimo, ma devi anche costruire una tua indipendenza. L'Italia è un'eccellenza che nessuno può copiare. In America adorano gli italiani, in Cina anche. Ma la Cina è un mondo velocissimo, competitivo, che non si ferma mai. Mi ha insegnato a sfatare tanti miti e tanti luoghi comuni”.
In Luxottica ha imparato il significato di leadership, lavorando fianco a fianco con una delle figure mitologiche dell’imprenditoria italiana: Leonardo Del Vecchio. “E’ stato un grande leader. Da piccolo immaginavo il leader come uno che avesse tutte le risposte, una specie di Capitan America. Poi conosci storie come quella di Del Vecchio e capisci che il leader è quello che continua a tirare quando gli altri mollano. Ricordo che alle cene aziendali, oltre alla standing ovation, c'era chi si commuoveva fino alle lacrime. Il leader non è chi dà tutte le risposte: è chi sa fare le domande, pur conoscendo già le risposte, ed è presente quando gli altri hanno bisogno. Del Vecchio stimolava continuamente la curiosità”.
E cita Daniela Lucangeli che parlando del leader e dello stare insieme ha utilizzato l’immagine dello stormo. “Il capo dello stormo è quello che guida quando gli altri non riescono più a spingere. Un leader crea persone più brave di lui”.
Un altro spunto, Frontoni lo usa per entrare nel suo mondo, quello dell’intelligenza artificiale. “Alle persone resta la capacità di usare l'intelligenza umana, cosa che troppo spesso dimentichiamo. L'AI è uno strumento che ci dà risposte, non qualcosa che rovinerà le nostre vite. Ogni innovazione deve permetterci di guadagnare tempo per riflettere. Il tempo va investito. Quello che l'intelligenza artificiale non farà mai sarà creare relazioni, superare gli ostacoli con l'intelligenza emotiva. Per questo continuerà sempre a esserci bisogno dell'uomo. L'AI non è un problema, ma cambierà profondamente il nostro modo di vivere”.
Inevitabile parlare ai giovani. Partendo dal gruppo di studenti del Tco che hanno presentato quanto realizzato insieme con la professoressa Felici e l’Esa: dei mini satelliti grandi come una lattina che sono in grado di studiare l’aria e il sole. “Non do consigli. Preferisco raccontare i miei errori, i treni che si prendono e si perdono. Posso dire di aver sbagliato tante volte e di aver continuato a sbagliare, cercando però ogni volta di imparare qualcosa. Se dagli errori non impari è un problema. Se impari, continua pure a sbagliare, ma cresci. Magari, cerca di farne il meno possibile”.
È coinvolgente Di Camillo che mentre parla con lo sguardo cerca la moglie e tiene sotto controllo i tre figli. “Quando vivi all'estero pensi continuamente a come migliorare quello che sappiamo già fare bene. Brio, bellezza, intelligenza: siamo riconosciuti ovunque noi italiani, come una risorsa dell'umanità, non soltanto della storia”.
Nella moda, nel pensiero laterale, gli italiani in Cina e negli Stati Uniti vengono considerati eccellenze da valorizzare. “Poi torni in Italia e l'unica cosa che senti mancare è la capacità di fare squadra, di guardarsi negli occhi e unire le forze invece di dividerle. Le nostre eccellenze non le ha nessuno. In un territorio così piccolo esiste un'intelligenza straordinaria. Ma il Made in Italy non è un dono: va conquistato ogni giorno e non possiamo permetterci di perderlo. Non dobbiamo addormentarci pensando che nessuno sappia fare quello che facciamo noi. I cinesi sono bravissimi. Tutti stanno imparando a fare ciò che facciamo noi. Noi continuiamo a farlo meglio, ma dobbiamo meritarcelo ogni giorno”.
Ne ha fatta di strada il12enne che girava i bicicletta per Porto San Giorgio e continuava a cercare angoli da scoprire. E proprio guardando alla sua adolescenza, alla domanda di Frontoni ‘cosa diresti al Luca di 12 anni’, il manager di EssilorLuxottica non esita: “Gli direi: vai piano, cocco. Ma soprattutto gli direi di continuare a essere curioso, di conservare l'umiltà di imparare e di sbagliare”.
Raffaele Vitali
