
SANT’ELPIDIO A MARE – “Siamo a metà strada della trasformazione aziendale. Se siamo bravi, tra due anni completeremo il percorso». Diego Della Valle guarda al futuro del gruppo Tod’s con la consapevolezza di chi sta affrontando una fase di profondo cambiamento, in uno scenario internazionale segnato dall’incertezza. L’imprenditore di Casette d’Ete è intervenuto al MFGS-Milano Fashion Global Summit 2026, dedicato alle nuove strade del business, dello stile e della creatività, facendo il punto sul riassetto del gruppo, sui mercati e sulle prospettive del made in Italy.
Quattro marchi, quattro identità
Il 2025 si è chiuso con ricavi in calo del 7,7%, a 966 milioni di euro, e una perdita di 83 milioni, rispetto ai 29,3 milioni del 2024. A pesare è stata soprattutto la debolezza del mercato cinese, con vendite in diminuzione del 15,5% a cambi correnti. Roger Vivier ha registrato la contrazione più significativa, essendo più esposto in Cina, mentre Tod’s e Hogan hanno segnato rispettivamente ricavi per 492,4 e 204 milioni di euro.
In questo contesto, Della Valle conferma la strategia di trasformazione del gruppo, avviata anche attraverso il delisting dalla Borsa. “Dovevamo uscire dalla Borsa visto il momento di investimenti e non di profitti che ci attendeva. L’abbiamo fatto forse nell’ultimo momento buono, trovando fortunatamente un partner che, anche se è un Fondo, ha capito che le nostre logiche sono di lungo periodo”.

Il riferimento è a L Catterton, fondo sostenuto dal gruppo Lvmh, che insieme alla partnership con Bernard Arnault ha contribuito ad accelerare il percorso di riorganizzazione. L’obiettivo è costruire un gruppo composto da quattro marchi autonomi: Tod’s, Hogan, Fay e Roger Vivier. “Prevediamo quattro amministratori delegati, quattro stilisti, quattro di tutto. È come una famiglia che manda a scuola quattro ragazzi”.
Cautela sui mercati e attenzione ai costi
L'imprenditore invita a mantenere prudenza davanti a uno scenario internazionale ancora incerto. “Giochiamo in contropiede, guardando i costi. Ma il problema maggiore delle aziende è il fatturato. Occorre operare con cautela”.
Della Valle segnala alcuni piccoli segnali positivi provenienti dalla Cina, ma senza anticipare conclusioni. La priorità è monitorare l'evoluzione dei mercati e farsi trovare pronti quando arriveranno segnali più concreti di ripresa.
Un ragionamento che riguarda anche il tema dei prezzi. “Ora sappiamo che c'è un limite. Prima, nell'euforia generale post Covid, non lo sapevamo”. Per il patron di Tod's, la crescita futura dovrà quindi confrontarsi con una maggiore attenzione alle dinamiche dei consumi e alla sostenibilità economica delle strategie aziendali.
L'intelligenza artigianale e l’uomo al centro
Nel corso del summit, Della Valle ha affrontato anche il tema dell'intelligenza artificiale, tornando sulla definizione che ama di più: “Ho registrato l'affermazione "intelligenza artigianale", non per farne un marchio. Mi piace pensare a un messaggio che mantiene al centro l'uomo, la sua creatività e l'artigianato»”
E sul futuro della tecnologia aggiunge: “I giochi veri sono stati fatti. Controllarla? Sono chiacchiere e chi vuole rallentarne il progresso lo fa per esigenze finanziarie”.
Il valore del made in Italy e il futuro della famiglia
Il made in Italy rimane un elemento centrale nella visione dell'imprenditore, anche nel confronto sulle inchieste milanesi relative alle condizioni di lavoro nella filiera della moda. Della Valle ha rinnovato l'invito ai pubblici ministeri a visitare l'azienda. “L'Italia non ha molte eccellenze. La moda è una di queste, cerchiamo di curarla bene”.
Lo sguardo si sposta infine sul passaggio generazionale. “Mio fratello Andrea gestisce buona parte dell'azienda; mio figlio lavora in azienda, è giovane, si farà. Il figlio di mio fratello è giovane, lavora da Schiaparelli, si farà”. La prospettiva è quella di preparare il gruppo alle sfide del prossimo decennio, investendo sulle strutture e sulle persone.
“È un momento in cui prepariamo l'azienda per i prossimi dieci anni e speriamo di preparare anche alcuni dei nostri ragazzi, compresi quelli che mettiamo in azienda e che oggi guardiamo con la prospettiva di averli pronti per le prossime sfide”.
r.vit.
