
FERMO – Un brusco risveglio peer la regione Marche con l’inchiesta sulla ricostruzione. “Mafia, mazzette, appalti e subappalti nei cantieri della ricostruzione nelle Marche: l’isola felice che non c’è più. Solo che – sottolinea Alessandro De Grazia, segretario Cgil Fermo - a pagare il prezzo più alto rischiano di essere ancora una volta le famiglie, le lavoratrici, i lavoratori e le imprese oneste”.
Al momento il focus dell’inchiesta è sul maceratese, ma “quanto emerge dalle notizie sull’indagine è già sufficiente per esprimere una forte preoccupazione per la tenuta di un sistema economico e produttivo che, per anni, ha rappresentato una delle poche opportunità di rilancio per territori duramente colpiti dal terremoto e da una crisi economica e industriale che non ha mai smesso di mordere”.
Per la Cgil, il tema però prioritario è quello che potrebbe accadere nei cantieri interessati. “Sono coinvolte persone che hanno visto stravolta la propria vita e comunità che lottano per non perdere la propria identità. In questi territori, la ricostruzione non è soltanto una questione edilizia o amministrativa: significa restituire diritti, servizi, prospettive e futuro a intere comunità”.
C’è chiaramente anche il lato economico: “La ricostruzione rappresenta una delle poche occasioni di tenuta economica e occupazionale. In aree già provate dalla crisi del manifatturiero, dalla perdita di attività produttive e dallo spopolamento, la ricostruzione ha sostenuto imprese, occupazione e indotto”.
E ora? Si domanda De Grazia. “Le famiglie non possono essere condannate ad aspettare ancora. Le lavoratrici e i lavoratori non possono ritrovarsi senza certezze occupazionali. Le imprese che operano correttamente non possono pagare il prezzo di eventuali condotte illecite altrui”.
Il segretario generale rivendica l’impegno del sindacato sulle filiere degli appalti. “Abbiamo richiamato ripetutamente l’attenzione sui pericoli delle infiltrazioni criminali, sulla necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e sul dovere delle istituzioni di garantire condizioni di lavoro regolari, sicure e dignitose. In questi anni abbiamo sottoscritto decine di protocolli sugli appalti con i principali comuni della provincia di Fermo, ritenendoli strumenti efficaci per scongiurare lo sfruttamento lavorativo che si annida nella catena degli appalti. Verificheremo con la massima attenzione se le amministrazioni comunali che li hanno sottoscritti, e che anno attivi cantieri pubblici legati alla ricostruzione, li abbiano rispettati, a partire dal Comune di Fermo visto il coinvolgimento dell'impresa di costruzioni Crucianelli”.
Un appalto che De Grazia chiarisce essere stato vinto “con un ribasso del 21,5% con possibilità di subappalto del 50% del lavoro. Ed è spesso è proprio qui che nasce l'inghippo. Bisogna fare luce sulle aziende subappaltanti di Fermo per scongiurare che si siano infiltrate le mafie”.
L’ultimo passaggio è legato a un servizio che non c’è in provincia: “Inaccettabile che non sia ancora operativo un presidio territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro. In un territorio interessato da importanti attività produttive e da cantieri che richiedono verifiche costanti, l’assenza di un presidio dedicato rappresenta una criticità che va superata senza ulteriori ritardi. Non si può chiedere di contrastare il lavoro irregolare, lo sfruttamento e le violazioni delle norme sulla sicurezza senza garantire una presenza ispettiva adeguata”.
De Graza ha anche già parlato con la Prefettura, chiedendo di convocare il tavolo previsto dai protocolli sulla legalità. “Prefettura di Fermo che da sempre è stata molto attenta ed incisiva per le proprie competenze in materia, oltre che uno dei pochi luoghi di confronto, nella provincia di Fermo, pronto ad accogliere le istanze dei corpi intermedi. Che, come in questo caso, chiedono legalità, ma soprattutto tutela del lavoro, dei cantieri e del futuro delle famiglie e del territorio fermano”.
