
FERMO – Tornano di moda le lettere. Perché sono chiare, perché son colloquiali ma al contempo tangibili, perché permettono di dire senza interagire e mettono il ricevente nelle condizioni, quasi obbligate, di rispondere. E così, ecco due missive: una di Manuela Bora, ex assessora regionale e volto forte del PD di Ancona, una del popolo Piceno, a firma Francesco Di Vita ma a nome di tanti tesserati. Unico destinatario: Elly Schlein.
“Nelle Marche – esordisce Bora - c’è una domanda forte di ascolto e chiarezza. La tua elezione alla segreteria nazionale ha rappresentato per molti di noi una promessa di cambiamento e di apertura. Quell'energia, oggi, deve tornare a vivere con forza anche nei nostri territori”. Premessa pacifica per arrivare al nodo centrale, il futuro del partito a livello regionale: “Come costruiamo le nostre scelte? Come coinvolgiamo chi ci sostiene? Quando le decisioni vengono percepite come il frutto di equilibri già definiti, perdiamo la nostra forza. Quando invece mettiamo al centro gli iscritti e i territori, diventiamo un partito vivo”.
Il timore è che si arrivi alla scelta di un segretario, o segretaria, dall’alto. Invece, per la battagliera ex assessora, “serve un congresso vero, aperto e contendibile, che sia occasione di confronto reale sul futuro del PD marchigiano. In alternativa, un percorso nazionale di garanzia (il commissariamento che molti invece avversano, ndr) che accompagni il partito verso una nuova legittimazione democratica. Cara Elly, la responsabilità di restituire fiducia al nostro popolo è anche nelle tue mani”.
Stessa destinatrice per i Dem piceni, che i più inseriscono le proprie beghe provinciali: “Abbiamo forte preoccupazione per l'improvvisa accelerazione del percorso congressuale provinciale, dopo la sospensione disposta nei mesi scorsi su indicazione del livello nazionale. L'esperienza delle altre federazioni marchigiane dimostra che percorsi unitari e condivisi sono possibili quando si mettono al centro il confronto politico e la partecipazione, anziché le contrapposizioni interne”.
Quelle contrapposizioni che potrebbero portare anche auna rottura: “Perché se a livello regionale la segretaria di è dimessa, a livello piceno, dove abbiamo perso tutto, chi guida il partito appare sordo. Non siamo contro, ma crediamo che l'unità sia oggi un valore indispensabile per costruire un'alternativa credibile alle destre. Aiutaci a trovare un percorso di confronto e ricomposizione”. Patate bollenti a cui si aggiunge quella di Fermo, dove il partito provinciale è già fa tempo commissariato dall’onorevole Gnassi, che si è visto in campagna elettorale, con sconfitta della candidata Malvatani, ma di cui non si conosce una vera road map di ricostruzione del partito, da troppo tempo perdente in ogni elezione sul territorio.
