
di Raffaele Vitali
MARINA DI ALTIDONA – Per la prima volta, moderati da Lucia Migliorelli, assistant professor di Informatica e Intelligenza Artificiale, hanno condiviso il palco per raccontare una scelta di vita che è anche una riflessione sul valore dei territori. Mario Del Pero, professore di Storia degli Stati Uniti che insegna a Parigi, università di Sciences Po, e Alessandra Bitumi, docente e studiosa di relazioni internazionali a Teramo, marito e moglie nella vita, sono stati i protagonisti dell'incontro promosso dalla Compagnia delle Opere Marche Sud, guidata dal presidente Emanuele Frontoni, nell'ambito della rassegna ‘Un mare di scienza’.
Un dialogo, davanti alla sindaca Porrà e all’assessora di Fermo Cerretani, che ha intrecciato esperienze vissute tra Stati Uniti, Francia, Scozia e Regno Unito con il ritorno nelle Marche, trasformando il racconto personale in una riflessione sul significato della qualità della vita, sul ruolo dei servizi pubblici e sul valore delle comunità locali.
“Parlo partendo da un'esperienza personale, senza alcuna pretesa di trasformarla in una regola valida per tutti” ha esordito Alessandra Bitumi, originaria di Sant'Elpidio a Mare, diventata poi cittadina del mondo. “Sono consapevole di essere una persona privilegiata, perché ho un lavoro stabile che mi permette di fare determinate scelte. Ma proprio vivendo all'estero ho riscoperto ciò che spesso qui diamo per scontato”.
Il primo riferimento è ai servizi. “Mio figlio frequenta una scuola pubblica raggiungibile in dieci minuti a piedi attraversando un centro storico magnificamente conservato. Dopo anni passati a spingere un passeggino su e giù per le scale di Montmartre ed Edimburgo, sono dettagli che acquistano un valore enorme. Così come poter chiamare la pediatra e avere una risposta in pochi minuti”.
Un invito, il suo, a guardare con maggiore equilibrio ciò che funziona. “La sanità marchigiana ha certamente problemi e criticità, ma se la confrontiamo con altri Paesi resta ancora un servizio di grande qualità. Dopo aver vissuto soprattutto nel Regno Unito, dove il sistema pubblico è stato fortemente ridimensionato, percepisco con chiarezza questa differenza. Criticare è giusto, ma il nostro obiettivo dovrebbe essere rafforzare il servizio pubblico, non smantellarlo”.
Anche la maternità ha inciso sulla scelta di tornare. “Ho vissuto una gravidanza tra Francia, Scozia e Italia. Fortunatamente ho partorito qui e posso dire che il Servizio sanitario nazionale e il sistema scolastico sono stati tra le ragioni principali del nostro rientro”.
Per Bitumi la qualità della vita passa anche da ciò che il territorio offre quotidianamente. “Il mare e la montagna raggiungibili in un'ora non sono uno slogan turistico, ma una realtà. Significa poter regalare ai figli esperienze che altrove richiedono tempo e grandi disponibilità economiche. Quando esco da scuola con mio figlio e posso portarlo al mare a giocare con i cugini penso di aver fatto la scelta giusta”.
Ma il vero patrimonio, ha spiegato, sono le relazioni. “I luoghi sono fatti soprattutto dalle persone. Io sono tornata a casa. Vedere mio figlio crescere con i nonni, gli zii e i cugini, avere mia sorella a cinque minuti di macchina, ritrovare le amiche di sempre: tutto questo riduce lo stress e migliora profondamente la qualità della vita”.

Una riflessione che si intreccia con quella del marito, Mario Del Pero, che ha raccontato un percorso molto diverso ma arrivato alla stessa conclusione. “Io non sono marchigiano, sono trentino e sono cresciuto in Val di Fiemme, alla quale resto profondamente legato. Sono partito molto giovane, ho studiato a Bologna, Milano e Washington e ho costruito la mia carriera negli Stati Uniti. Oggi insegno storia degli Stati Uniti in Francia e da due anni e mezzo vivo un pendolarismo continuo tra Fermo e Parigi”.
Un'esperienza che mette anche in evidenza alcune fragilità del territorio. “Una parte della mia vita si svolge su una ferrovia che, purtroppo, accumula ritardi monumentali. Le infrastrutture restano una delle criticità delle Marche”.
Il trasferimento a Fermo, però, non era affatto programmato. “La vita è fatta di casualità. Potevamo restare a Edimburgo, poi avevamo pensato di fermarci a Parigi. È stato il Covid a cambiare tutto” prosegue.
Il ricordo del primo lockdown è ancora vivido. “Lo abbiamo vissuto a Parigi, in un appartamento di 52 metri quadrati, lavorando entrambi da casa con un bambino di pochi mesi. Quando si è prospettata una seconda chiusura, abbiamo deciso – soprattutto mia moglie - di acquistare una casa nel centro storico di Fermo”.
Ed è proprio allora che Del Pero ha scoperto la città. “Durante il coprifuoco ero tra i pochi a passeggiare per le vie del centro storico. Ho scoperto angoli straordinari e mi sono innamorato di Fermo, una città bellissima immersa in una regione altrettanto bella”.
Per il professore, partire resta comunque un passaggio fondamentale. “Bisogna andare via, studiare, lavorare all'estero, imparare le lingue, confrontarsi con culture diverse. Sono esperienze che formano. Ma il ritorno può avere un senso, se permette di riportare sul territorio ciò che si è imparato”.
Oggi vive una vita quantomeno particolare. “Sono un italiano che insegna storia degli Stati Uniti in un'università francese, vive nella provincia marchigiana e lavora in una delle grandi capitali europee. È una combinazione logisticamente complessa, servirebbe almeno qualche volo in più da Ancona, ma che ci permette di mantenere una finestra aperta sul mondo”.
Entrambi insistono sul valore dei servizi pubblici italiani. «Spesso non ci rendiamo conto della loro qualità», osserva Del Pero. “Ho vissuto in Francia, nel Regno Unito, negli Stati Uniti e posso dire che la scuola pubblica italiana offre una formazione che pochi altri sistemi riescono a garantire. Gli studenti italiani arrivano nelle migliori università del mondo con una preparazione solidissima”. Anche se si potrebbe migliorare, quantomeno a livello universitario, come ricorda Bitumi: “Spesso la stanzialità paga più di chi si forma all’estero, questo va rivisto. Altrimenti no possiamo stupirci che dopo la maturità i giovani vanno via e non ambiscono a tornare”.
Qualità il prof di Parigi la vede nella sanità. “Chi ha vissuto all'estero sa che non tutto funziona meglio fuori dall'Italia. A volte cadiamo in quello che un collega definisce "autorazzismo": vediamo solo ciò che non funziona. I problemi esistono e vanno affrontati, ma dobbiamo anche imparare a riconoscere ciò che abbiamo e difenderlo”.
Alla fine, il messaggio condiviso dai due relatori è chiaro: partire è una ricchezza, tornare può esserlo altrettanto. Non per chiudersi entro i confini del proprio territorio, ma per viverlo con uno sguardo più ampio, costruendo ponti tra le Marche e il mondo. “Spero - ha concluso Alessandra Bitumi con un sorriso - che un giorno nostro figlio ci rimproveri di averlo portato via da Parigi per vivere in una tranquilla città di provincia. Vorrà dire che avrà voglia di scoprire il mondo. Noi gli daremo la valigia, chiedendogli soltanto una promessa: quella di tornare con un bagaglio che farà crescere il territorio”.
