
MONTEFORTINO – Non un semplice cartellone di eventi, ma una strategia di rilancio per l’Appennino centrale che usa cultura, natura e comunità come strumenti di ricostruzione.
È stato presentato al Ministero della Cultura il Festival dell’Appennino 2026, diciassettesima edizione della manifestazione che nel decennale del sisma assume un significato ancora più simbolico: 31 appuntamenti in 29 Comuni, attraversando Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria, dal 3 maggio al 31 ottobre. Due nel Fermano: Servigliano e Montefortino.
Il titolo scelto, “A due passi da te”, racconta l’obiettivo: trasformare prossimità, cammini e identità locali in una leva di rinascita sociale ed economica. A presentarlo sono stati il commissario alla ricostruzione Guido Castelli, il sottosegretario al Mef Lucia Albano, il presidente del Bim Tronto Luigi Contisciani e il direttore artistico Carlo Lanciotti, insieme ai sindaci dei territori coinvolti.
Per Castelli il Festival rappresenta “molto più di una rassegna: è un intervento di riparazione economica e sociale. Il cuore del progetto è usare il turismo lento, i cammini e la valorizzazione dei borghi come risposta concreta allo spopolamento e come parte della ricostruzione post sisma”. Una visione che, a dieci anni dal terremoto, prova a trasformare una ferita in opportunità.
Accanto a questo c’è il ruolo istituzionale, evidenziato dalla sottosegretaria Lucia Albano, che ha definito il Festival “un simbolo di rigenerazione in cui alla ricostruzione materiale si affianca quella delle relazioni e delle identità territoriali”.
Ma è soprattutto Luigi Contisciani a rivendicare il modello costruito dal Festival: nato nel Piceno, diventato oggi una rete interregionale che tiene insieme quattro regioni. “Un manifesto di riscatto civile. Vogliamo che ogni tappa diventi esperienza immersiva, incontro con i produttori locali e sostegno diretto alle economie delle aree interne”.
Tre gli obiettivi dichiarati. Il primo è culturale e turistico: promuovere un Appennino da vivere e non soltanto da attraversare, attraverso escursioni, spettacoli, concerti e performance immerse nel paesaggio.
Il secondo è economico e sociale: usare il Festival come strumento di sviluppo per i territori del cratere, facendo del turismo sostenibile un presidio contro marginalità e spopolamento.
Il terzo è simbolico: nel decennale del sisma, fare memoria non come celebrazione ma come progetto di futuro. Non a caso il programma si chiuderà con un convegno dedicato al ruolo del post terremoto come occasione per ripensare i musei e il patrimonio culturale.
Su questa linea si innesta la direzione artistica di Carlo Lanciotti, che ha insistito sull’idea del paesaggio come co-protagonista degli eventi. Non spettacoli semplicemente collocati in natura, ma esperienze in cui musica, teatro e racconto dialogano con i Sibillini, la Laga e la Valnerina.
Il programma coinvolgerà artisti come Federico Quaranta, Lucrezia Ercoli, Piero Massimo Macchini, Nobraino, Bandabardò, Omar Pedrini, Ginevra Di Marco e Paolo Buonvino, accanto a momenti dedicati all’enogastronomia e ai “Cammini della Rinascita”, la guida e podcast che accompagneranno tre appuntamenti speciali del Festival.
Il primo evento è fissato per il 3 maggio ad Amatrice, con l’escursione all’Eremo della Croce e lo spettacolo di Federico Quaranta Rispetto Tour – Le radici del futuro. Un avvio che già sintetizza la filosofia dell’intera rassegna: camminare, ascoltare, ricostruire.
r.vit.
