
di Raffaele Vitali
FERMO – Fare rete per avvicinare le cure palliative alla comunità, sostenere i pazienti e le loro famiglie e superare i pregiudizi che ancora circondano gli hospice. È l’obiettivo di “Il tempo obliquo”, progetto con capofila L’Abbraccio di Montegranaro, che coinvolge associazioni e professionisti del Fermano e del Maceratese.
"L’iniziativa punta a rafforzare la collaborazione tra strutture sanitarie, volontariato e territorio, valorizzando un modello di assistenza che mette al centro non soltanto la malattia, ma anche la qualità della vita, il benessere psicologico e il sostegno ai familiari" introduce il direttore generale dell'Ast Fermo, Roberto Grinta..
A sottolineare l’importanza del percorso è stato Paolo Calcinaro, assessore regionale alla Sanità e al Sociale, che ha richiamato gli interventi programmati dalla Regione. «Abbiamo varato un piano regionale sulle cure palliative. È un passo avanti importante, perché permette alle aziende sanitarie di implementare il personale. Anche a Fermo è in corso il concorso per un posto di palliativista».
Previsto anche il potenziamento della rete degli hospice. «In prospettiva partirà Fossombrone, con il raddoppio dei posti. C’è poi un altro grande tema, quello dell’hospice pediatrico a Fano, la cui progettazione è stata affidata all’ingegner Intorbida. Parliamo di qualcosa che va oltre la sanità: parliamo di civiltà» ha affermato Calcinaro.
Il progetto: formazione, terapie complementari e sensibilizzazione
A spiegare la nascita de “Il tempo obliquo” è Rosanna Vitali, presidente dell’associazione L’Abbraccio. «Abbiamo visto un’opportunità e l’abbiamo colta. Volevamo fare rete e contribuire a far conoscere meglio l’hospice, dove il tempo si dilata, rallenta e cambia consistenza. Deve esserci umanità all’interno, una dimensione che poi riesce a uscire anche all’esterno».
L’associazione è impegnata da anni nella formazione dei volontari e nella collaborazione con le équipe multidisciplinari. Resta però da superare una scarsa conoscenza dei servizi offerti. «Non sempre arrivano i risultati sperati. Ancora oggi molte persone credono che il nostro supporto sia a pagamento. Invece siamo volontari e garantiamo un diritto» ha spiegato Vitali.
Il problema è confermato da Giuseppe Palmieri, volontario de L’Abbraccio: «Due persone su tre non conoscono l’esistenza degli hospice, eppure rappresentano un’eccellenza. Le famiglie arrivano impreparate e i pazienti rischiano di vivere l’isolamento senza conoscere le possibilità di assistenza disponibili. Quando la guarigione non è più l’obiettivo, le cure fisiche e psicologiche aiutano la persona a vivere davvero i giorni che ha davanti».
Il progetto si sviluppa lungo tre direttrici. La prima è la formazione dei volontari delle associazioni coinvolte, che diventeranno sentinelle di comunità e contribuiranno a diffondere informazioni corrette sulle cure palliative. La seconda riguarda le terapie complementari: «Da anni finanziamo attività come i massaggi shiatsu, la pet therapy e la musicoterapia. Vogliamo sperimentarle anche nell’hospice di Macerata, oltre a proseguire quelle di Montegranaro» ha aggiunto Palmieri.
Il terzo asse prevede eventi e iniziative nelle province di Fermo e Macerata per sensibilizzare i cittadini e favorire una maggiore conoscenza e applicazione della legge sulle cure palliative. “Vogliamo mettere a terra quello che si vive e impara”.
Il progetto ha ottenuto un finanziamento di 30mila euro nell’ambito del bando regionale “Radici” ed è partito a settembre, con attività già avviate all’interno dell’hospice.
Partner dell’iniziativa è l’Istituto tecnico tecnologico Montani di Fermo, che ha messo a disposizione spazi e studenti del triennio. “La scuola ha già collaborato alla realizzazione del nuovo sito dell’associazione e partecipato ad alcune attività, con l’obiettivo di avvicinare i giovani ai temi della fragilità, della malattia e del volontariato. Per noi – la chiosa di Palmieri e Vitali rivolgendosi alla dirigente Scatasta - è una certezza”.




La rete associativa tra Fermo e Macerata
Tra le realtà coinvolte c’è l’associazione “Ghirotti” per le cure palliative di Macerata. La presidente Isabella Properzi ha evidenziato la necessità di rafforzare il rapporto con la comunità. «Lavoriamo molto nell’hospice, ma la comunità non sempre coglie il senso e il valore delle cure palliative. È importante valutare i risultati delle iniziative, penso per esempio alla musicoterapia. Spero che questo progetto sia la svolta per uscire all’esterno e farci conoscere nella giusta veste».
Il messaggio è chiaro: «L’hospice non è il luogo in cui si va a morire, prima c’è tanta vita. E le cure palliative non sono quelle che non servono, ma quelle che danno serenità».
L’obiettivo è raggiungere anche le Case della comunità e soprattutto le abitazioni, dove il sostegno ai familiari può fare la differenza. Aiutare chi assiste una persona malata significa alleggerire il carico quotidiano e offrire strumenti concreti per affrontare il percorso di cura.
A rafforzare il collegamento tra cittadini e associazioni contribuisce anche Admo Marche. Il vicepresidente regionale Picchi ha definito l’associazione «la cerniera tra due mondi: chi sta bene e si mette a disposizione e chi sta male». Tra le iniziative previste ci sono spettacoli teatrali al Montani e a Rapagnano, con testimonianze di donatori e riceventi.
«Non sempre il percorso della donazione si conclude con il risultato sperato, ma raccontare queste esperienze è fondamentale. Farlo in maniera leggera può aiutare tutti» ha spiegato Picchi. Il coinvolgimento degli studenti rappresenta inoltre un’occasione per avvicinare i giovani al volontariato e alla possibilità di mettersi al servizio degli altri.
Nel progetto è, ovviamente, presente l’Anpof, attiva da undici anni nel reparto di Oncologia dell’ospedale Murri di Fermo. Michaela Vitarelli ha sottolineato il valore della formazione condivisa e della collaborazione tra le associazioni. «Il lavoro, ricordiamolo, lo fanno i medici e la psiconcologa. Noi ci sentiamo sentinelle della comunità e offriamo un piccolo supporto anche ai familiari che frequentano il reparto. Ci piacerebbe che crescesse la risposta del sistema socio-sanitario alle necessità delle persone, rafforzando i servizi territoriali».
Un contributo specifico arriva da Noa, associazione che si occupa di interventi assistiti con gli animali. Sonia Sbrugolini ha ricordato come la realtà, nata a Fermo vent’anni fa, sia attiva in tutta la regione, nei reparti di Oncologia e negli hospice. «Questo progetto ci ha convinto perché unisce realtà che sembrano distanti. Crediamo che prendersi cura delle persone sia una responsabilità dell’intera comunità. Dopo i primi due incontri eravamo già pronti a proseguire insieme».
L’eccellenza degli hospice e il valore del lavoro condiviso
La collaborazione coinvolge anche l’hospice di Macerata, diretto da Marina Lombardello, che ha evidenziato il valore della struttura nel diffondere la cultura delle cure palliative tra i professionisti sanitari. «Il nostro hospice si trova all’interno dell’ospedale di Macerata. Questa collocazione facilita il coinvolgimento delle cure palliative nel percorso assistenziale. Con Montegranaro collaboriamo e ci confrontiamo: l’obiettivo è risolvere i problemi delle persone ed evitare ricoveri inappropriati».
L’hospice maceratese accoglie anche pazienti non oncologici e accompagna percorsi che, in alcuni casi, consentono il ritorno a casa. «Il tempo dentro l’hospice è davvero lento e va riempito» ha osservato Lombardello, richiamando l’importanza di un’assistenza capace di rispettare i ritmi e i bisogni di ogni persona.
A sottolineare la qualità del lavoro svolto a Montegranaro è stato Renato Bisonni, direttore dell’Oncologia, che ha annunciato il rinnovo dell’accreditamento di eccellenza ESMO per l’hospice. «È un riconoscimento che premia il lavoro quotidiano di tutto il personale sanitario, dei medici dell’Oncologia, in particolare del dottor Gucciardino e della dottoressa Esperide, e dei volontari dell’Abbraccio. Un risultato che nasce soprattutto dalla capacità di mettere al centro la persona, con professionalità, attenzione e umanità».
Bisonni ha infine ribadito il valore della nuova iniziativa: «Il progetto, con L’Abbraccio come capofila, ha ottenuto un finanziamento regionale e permetterà alle associazioni del Fermano e del Maceratese di fare rete, condividere esperienze e rafforzare il loro impegno sul territorio. Perché insieme si può fare di più e arrivare più vicino a chi ha bisogno».
“Il tempo obliquo” punta così a consolidare il dialogo tra strutture sanitarie e volontariato, portando le cure palliative fuori dagli hospice e rendendole più conosciute e accessibili. Una rete che vuole ricordare come la cura non si esaurisca nel trattamento della malattia, ma comprenda anche il controllo dei sintomi, il sostegno psicologico e la vicinanza alle famiglie. Perché, anche quando la guarigione non è possibile, restano fondamentali la dignità, la serenità e la qualità della vita.
