
di Raffaele Vitali
FERMO – "Riscriviamo il futuro" parte da una consapevolezza: le Marche hanno un patrimonio importante, ma per trasformarlo in sviluppo servono visione, innovazione e soprattutto la capacità di coinvolgere le nuove generazioni. È il filo conduttore dell'evento organizzato al Fermo Forum da Massimo Cupillari insieme con l'associazione Paesaggio dell’Eccellenza, guidata da Domenico Guzzini. Un confronto che ha messo insieme imprenditori, istituzioni e professionisti per ragionare sulle trasformazioni economiche e sociali, dalla longevità all'intelligenza artificiale, dal passaggio generazionale all'attrazione dei talenti.
"Non dobbiamo limitarci ad analizzare, ma trovare soluzioni"
A introdurre il confronto è Massimo Cupillari, private banker di Banca Mediolanum, tra i migliori in Italia, partito da Montegiorgio, che da anni cerca di portare nel Fermano competenze e stimoli per il sistema economico e anche politico regionale.
"Portare nel Fermano le competenze e le soluzioni che, come Banca Mediolanum, proponiamo è un orgoglio. Non dobbiamo limitarci ad analizzare, dobbiamo lavorare anche sulle soluzioni". Una visione che va oltre il ruolo professionale che Cupillari lega alla responsabilità di chi ha la possibilità di offrire strumenti e occasioni al territorio.
Nel suo intervento ha ricordato gli anni trascorsi nel settore, iniziati nel 1993, e soprattutto una lezione ricevuta da Ennio Doris. "Ricordo una sua convention nel marzo del 2009, mentre Lehman Brothers falliva e tutto crollava. Lui disse: "Io non ho paura". Quando si trovò di fronte agli investitori istituzionali mostrò un'unica slide: "La crisi finirà". E tutti facevano le fotografie".
Per Cupillari, anche l'attuale fase di difficoltà deve essere letta senza fermarsi alla paura. "Se dovessimo trovare ogni anno motivi per avere paura, ne troveremmo a decine. Siamo in una grande crisi, ma le soluzioni si trovano e possono accelerare questo momento. Se questi periodi hanno qualcosa di buono è che ciò che dovrebbe avvenire in cinque anni può accadere in pochi mesi. Di fronte a una grande crisi c'è sempre un'accelerazione".
Concetto ripreso da Maurizio Melis, conduttore di Radio 24, stimolato dal moderatore, il direttore di Wall Street Italia: “Viviamo in un’epoca piena di problemi, ma siamo anche davvero pieni di soluzioni. Vedo quanto bolle in pentola ogni giorno. Le soluzioni ai problemi esistono”.



La longevità come opportunità
Tra i temi affrontati anche quello della longevità, destinato a modificare profondamente società, economia e territorio. L'allungamento della vita media può essere considerato una sfida, ma anche una possibilità per le Marche, territorio che per qualità della vita può diventare particolarmente attrattivo.
"Si parla di longevità e di allungamento della vita media e delle dinamiche che ne conseguono. Possiamo considerarlo un problema da risolvere, ma anche una grande opportunità per il nostro territorio, che è uno dei luoghi migliori in cui vivere l'ultima fase della vita" spiega Cupillari.
Una prospettiva che coinvolge anche il tema delle risorse economiche necessarie per affrontare questa fase dell'esistenza. "In parte, il mio compito è aiutare le persone a costruire le condizioni economiche per affrontarla".
"L'intelligenza artificiale è un'opportunità"
Lo stesso approccio viene applicato all'innovazione. Cupillari invita a non guardare soltanto ai rischi dell'intelligenza artificiale, ma anche alle possibilità che può offrire.
"Nella storia dell'umanità, non sono mai esistite tante soluzioni come quelle che abbiamo a disposizione. Stiamo vivendo un'evoluzione che, per importanza, supera quella della rivoluzione industriale. Eppure siamo continuamente portati a guardare gli aspetti negativi".
Secondo Cupillari, l'intelligenza artificiale rappresenta uno degli esempi più evidenti. "I problemi esistono e non vanno ignorati, ma non possiamo concentrarci soltanto su quelli, dimenticando le opportunità incredibili che questa tecnologia ci mette a disposizione".
Guzzini: "Il passaggio generazionale è una sfida"
Sul futuro delle imprese si concentra Domenico Guzzini, che richiama soprattutto la necessità di affrontare il passaggio generazionale e di creare le condizioni per trattenere i giovani talenti.
"Negli anni Sessanta, durante il boom economico, fare impresa era più facile. Oggi è diventato più complicato. In Italia siamo molto bravi nel bello e ben fatto, nella creatività che tutto il mondo ci invidia. Ma non basta".
Per Guzzini, la creatività deve essere accompagnata dalla tecnologia. "Dobbiamo affiancare contenuti tecnologici, utilizzare sempre di più l'intelligenza artificiale e sviluppare ambiti nei quali, come Paese, siamo ancora indietro".
Il problema è anche quello della fuga delle competenze. "I nostri ragazzi più preparati spesso vanno all'estero, nel Nord Europa o negli Stati Uniti, dove trovano opportunità professionali e condizioni economiche migliori. Dobbiamo riuscire a riportare queste competenze in Italia e attrarre le eccellenze che abbiamo già sul nostro territorio".
Giovani da valorizzare e aziende da aprire
Guzzini insiste anche sulla necessità di aprire maggiormente le imprese ai giovani. "Dobbiamo avvicinare i ragazzi alle realtà produttive, perché senza di loro non c'è futuro per le nostre imprese. Abbiamo organizzato diversi forum con Confindustria proprio per far conoscere ai giovani il mondo del lavoro".
C'è poi il nodo degli stipendi e delle prospettive. "Quando assumiamo un laureato, spesso non lo paghiamo adeguatamente. Poi, quando dimostra di avere talento, può ricevere offerte migliori e finisce per andarsene. Dobbiamo imparare a valorizzare le competenze fin dall'inizio".
Il passaggio generazionale diventa così una delle questioni decisive. "Dobbiamo affrontarlo seriamente e aiutare i giovani a prendere in mano le aziende. Chi ha guidato un'impresa per tanti anni deve avere il coraggio di fare un passo indietro e dare ai giovani la possibilità di esprimersi. Potranno anche commettere degli errori, ma devono poter provare".
Paradisi: "Il futuro si costruisce partendo dai nostri valori"
La necessità di trovare nuovi percorsi senza perdere i propri riferimenti è al centro dell'intervento di Gaia Paradisi, amministratore delegato della Paradisi Srl di Jesi.
"In questo momento parlare di futuro è molto complicato, ma anche stimolante. Più che riscriverlo, dobbiamo cominciare a costruirlo da oggi, in un mondo che cambia velocemente e nel quale stiamo perdendo alcuni dei nostri punti di riferimento".
Per l'imprenditrice la risposta alle difficoltà passa dalla capacità di tenere fermi alcuni valori. "Dobbiamo capire quali sono i nostri punti fermi e, a partire da quelli, trovare nuove strade. Per noi sono il territorio, la comunità, le persone che lavorano con noi e la convinzione che il lavoro debba essere fatto bene. C'è poi la manualità del Made in Italy, il nostro saper fare".
Ma per trattenere i giovani non basta parlare delle imprese: bisogna farle conoscere. "Forse quello che possiamo fare è aprire maggiormente le porte delle nostre aziende, mostrare ciò che sappiamo fare, la nostra maestria e le competenze che abbiamo".
Paradisi lo racconta anche attraverso la propria esperienza. "Ho studiato a Torino, ho fatto esperienze all'estero, anche lavorative, e a un certo punto mi sono resa conto che stavo cercando fuori qualcosa che in realtà avevo già dentro. Conoscendo meglio l'azienda e il modo di fare impresa dei marchigiani, ho capito che ciò che cercavo altrove era già presente nella mia realtà". Il ritorno nell'azienda di famiglia, inizialmente non previsto, è diventato così una scelta consapevole.
Sabatini: "Dobbiamo aiutare le imprese a crescere"
Un ruolo importante è quello del sistema camerale, chiamato a sostenere concretamente le imprese nei processi di crescita, internazionalizzazione e innovazione. Il presidente Gino Sabatini sottolinea lo sforzo messo in campo dalla Camera di Commercio per accompagnare il tessuto produttivo regionale.
"Solo quest'anno abbiamo messo in campo 18 milioni di euro per il sistema imprenditoriale, attraverso accordi con la Regione e interventi su diversi fronti. Quattro milioni e mezzo sono destinati al credito, mentre abbiamo investito 2 milioni e 400 mila euro in voucher per l'internazionalizzazione, aiutando le imprese a essere presenti sui mercati esteri, a consolidare quelli già raggiunti e a trovarne di nuovi".
Un lavoro che procede in sinergia con la Regione e che riguarda anche la digitalizzazione. Ma per Sabatini la sfida non è soltanto sostenere le aziende nell'affrontare le difficoltà: è anche valorizzare ciò che il sistema produttivo marchigiano ha costruito nel tempo.
"Alcuni settori stanno attraversando delle difficoltà e non possiamo negarlo, ma abbiamo un patrimonio manifatturiero importante che dobbiamo saper tutelare e valorizzare".
Tra le possibilità indicate dal presidente della Camera di Commercio c'è anche quella di favorire il passaggio delle imprese alle nuove generazioni attraverso strumenti capaci di mettere in contatto domanda e offerta.
"Possiamo partire dalla valorizzazione dei marchi storici, ma anche creare piattaforme per mettere in contatto le imprese che vogliono cedere la propria attività con giovani o altre persone interessate a rilevarla. È una forma di matching sulla quale possiamo lavorare".
Una prospettiva che si lega direttamente al tema del ricambio generazionale emerso nel corso dell'incontro. Per Sabatini, però, le opportunità non riguardano soltanto la manifattura. "Abbiamo tanto da mettere in campo: turismo, accoglienza, manifattura, promozione del territorio. Ma dobbiamo saperlo raccontare".
E proprio la capacità di raccontare le imprese può diventare uno strumento di internazionalizzazione. "Dobbiamo raccontare la storia delle nostre aziende. In alcuni mercati abbiamo verificato, anche attraverso i nostri uffici per il commercio con l'estero, che c'è grande interesse non soltanto per la qualità dei prodotti marchigiani, che è di altissimo livello, ma anche per la storia delle imprese e per il loro legame con il territorio".



Acquaroli: "Il patrimonio delle Marche è la nostra forza"
A chiudere il ragionamento sul ruolo delle istituzioni è il presidente della Regione Francesco Acquaroli, che indica nella valorizzazione del patrimonio marchigiano uno degli elementi fondamentali per costruire il futuro.
"Dobbiamo valorizzare il patrimonio che abbiamo, importante non soltanto in termini di manifattura, ma anche di paesaggio, gastronomia e marchi storici. Parliamo di aziende che hanno dato un contributo fondamentale alla crescita e allo sviluppo del territorio, legate a una storia e a un saper fare che ci contraddistinguono".
Una ricchezza che deve però essere accompagnata dall'innovazione. "Dobbiamo restare agganciati al treno dello sviluppo, soprattutto attraverso l'innovazione e trattenendo i giovani, che rappresentano una risorsa fondamentale".
Per farlo serve un'azione comune. "La politica può fare tanto, ma le imprese devono essere al nostro fianco, insieme alle università e alle scuole. È una sfida che dobbiamo affrontare tutti insieme".
E anche per il presidente della Regione la valorizzazione dei giovani passa dalle competenze. "I giovani devono essere pagati per le loro competenze e non in base all'età. Devono essere valorizzati perché rappresentano il nostro patrimonio più importante".
Silver economy e borghi
La longevità torna anche nelle parole di Acquaroli, che vede un possibile incrocio con il turismo. "La longevità, insieme al turismo, può diventare una grande opportunità per le Marche. Anche il silver tourism può rappresentare un settore sul quale investire".
Una prospettiva che si lega alla necessità di contrastare lo spopolamento dell'entroterra. Guzzini ha sottolineato la difficoltà dei piccoli centri, dove "chiudono i negozi di alimentari e i bar", indicando nella capacità di attrarre nuove popolazioni e nuovi servizi una delle risposte. "Abbiamo un entroterra straordinario – ha osservato – ma chi è partito spesso non vuole più tornare. Dobbiamo riflettere su come rendere questi luoghi nuovamente attrattivi".
Una visione comune
Il confronto del Fermo Forum, protagonista anche Gianni Gllucci, presidente di Confindustria Fermo, lascia sul tavolo una serie di sfide strettamente collegate: innovazione, intelligenza artificiale, longevità, giovani, passaggio generazionale, attrazione dei talenti, internazionalizzazione e valorizzazione dei borghi. Temi diversi che conducono a una stessa necessità: costruire una visione condivisa per il futuro delle Marche.
Acquaroli sintetizza così la prospettiva: "Abbiamo un grande passato e un buonissimo presente. Dobbiamo capire chi vogliamo essere nei prossimi decenni e, per restare agganciati allo sviluppo e alla competitività, è fondamentale avere una visione da costruire tutti insieme. In un momento complesso come quello che stiamo vivendo, soltanto attraverso un impegno comune possiamo ottenere risultati importanti".
Ottimismo quindi, come predica Melis: “Futuri possibili in un mondo schizofrenico ci sono. Nuove idee e tecnologie in tanti settori, di certo nell’energia, dove nonostante la fatica decarbonizzare, è evidente che la transizione funziona. Le tecnologie green si dimostrano più economiche di quelle che sostituiamo. E poi – prosegue, c’è la medicina dove succede di tutto e dove siamo arrivati al primo vaccino contro un tumore, il melanoma. E poi la rivoluzione dell’Ai che combina robotica e uomo creando la physical Ai. Ci sono interrogativi e opportunità, a cominciare dall’alleviare il lavoro usurante a cui molte persone sono sottoposte. Per cui, ci sono tanti motivi per essere ottimisti e poter costruire un futuro migliore”.
