
FERMO – Settembre non è solo il mese del ritorno a scuola, per l’economia è il momento in cui si tolgono gli occhiali da sole e si rimettono e mascherine da lavoro. In vista della riapertura delle fabbriche, del ritorno a pieno regime della manifattura, l Cna di Fermo fotografa la situazione.
“Rappresentiamo la terza provincia più artigiana d’Italia, dietro solo Nuoro e Cuneo” spiega il direttore Andrea Caranfa. Secondo lo studio dell’Area Studi e Ricerche CNA, in provincia si contano 95,5 imprese ogni 1000 abitanti. “La fotografia cambia quando si guarda alla dinamica delle imprese. In tre anni Fermo ne ha perse 332, pari al 5,8%, una contrazione superiore alla media regionale” riprende il presidente di Cna Fermo, Emiliano Tomaassini.
E il 2026 non è iniziato meglio, visto che per la Camera di Commercio ci sono state più chiusure che aperture. “Fermo continua ad avere una straordinaria densità di imprese e una forte identità artigiana, ma proprio per questo dobbiamo preoccuparci quando vediamo diminuire il numero delle aziende. Dietro ogni impresa che chiude c’è un patrimonio di competenze, lavoro e relazioni che rischia di andare perduto” ribadisce Tomassini.
Per CNA Fermo, dunque, il primato della provincia nella densità imprenditoriale e artigiana rappresenta soprattutto un patrimonio da preservare. Bisogna però tenere sotto controllo i costi energetici, oltre che quelli per la logistica e le materie prime.
“Per le piccole imprese il tema dei costi è direttamente collegato alla competitività. Restano aperte – conclude Caranfa - questioni strutturali come la difficoltà nel reperire personale qualificato, il ricambio generazionale e la necessità di investire in innovazione e transizione digitale e ambientale. Servono condizioni che consentano alle imprese di programmare: interventi sul costo dell’energia, accesso al credito, formazione e strumenti efficaci per favorire investimenti e passaggi generazionali”.
