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Coronavirus, la risposta di Vecchiola e del mondo Finproject: "Al lavoro, in sicurezza. Tutela della salute e del futuro"

19 Marzo 2020

L'imprenditore è anche il patron della Fermana: "Il calcio è passione, è territorio, ma non è oggi il primo pensiero. Resisterà, ma il 2020 sarà un anno molto duro"

di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO – “Siamo un popolo di artisti, ma poi arrivano i momenti in cui bisogna sacrificarsi. Tutti. Chi restando dentro casa, chi lavorando perché non si può fermare”. Maurizio Vecchiola è l’amministratore delegato del gruppo Finproject che dà lavoro a centinaia di persone tra le province di Ascoli, Fermo e Macerata, e ad altrettante in giro per il mondo.

Vecchiola, come state rispondendo all’emergenza Coronavirus?

“Tutelando in primis i nostri lavoratori, seguendo quello che il decreto del Governo ci impone e indica. Poi c’è la componente emotiva, sul lavoratore e sui dirigenti, che non è controllabile in maniera diretta. Ma una cosa è certa, in sicurezza investiamo tantissimo. E non certo da oggi”.

I vostri stabilimenti sono quindi aperti?

“Siamo al lavoro, cercando di superare ogni paura. Sono tante le aziende in giro per l’Italia che hanno dovuto inserire anche degli psicologi, nel caso fosse necessario supportare il lavoratore. Ognuno di noi ha famiglia, ha persone care, quindi ci tuteliamo per tutelare chi sta poi fuori dalla fabbrica”.

Impensabile fermarsi?

“Si lavora o si sta a casa, non ci sono vie di mezzo. Noi siamo protagonisti su mercati diversi e abbiamo richieste differenti, da quelle della moda al mondo dei cavi elettrici, per fare due esempi. Non serviamo il mercato finale, serviamo in maniera diretta i clienti e dobbiamo tararci sulle loro esigenze con tutti gli strumenti possibili, garantendo in primis le nostre”.

A più livelli sono partite gare di solidarietà, voi siete impegnati?

“Stiamo valutando un aiuto concreto al territorio come gruppo. Noi da anni diamo al territorio con lo sport, che è un fenomeno sociale. Or agiremo in altri ambiti, e lo faremo nei modi dovuti, trovando il bisogno a cui rispondere. Da giorni siamo in contatto con i vertici delle istituzioni, a cominciare dalla regione Marche, per decidere come e dove intervenire. Noi siamo parte di ciò che ci circonda e lo supportiamo”.

Lei è un imprenditore mondiale, cosa pensa dell’Europa, rischia di disgregarsi davvero?

“Bisogna sempre partire da un dato: noi italiani siamo cresciuti con il concetto cristiano del ‘non lasciare indietro nessuno’. Questo non è nel Dna di altri paesi europei. Superato però l’approccio diverso, è evidente che la risposta ora deve essere comune. La crisi sanitaria ha messo a nudo le differenze. È arrivata dopo la dolorosa Brexit, oggi i governanti europei si devono confrontare su temi comuni e il Covid lo è. Serve uno spirito di sintesi. Oggi non si può isolare un Paese. Il problema va approcciato in maniera totale da tutti i componenti dell’Europa. E va fatto nel minor tempo possibile: i sacrifici sono necessari, ma è chiaro che devono farli tutti. Non possiamo permetterci una disgregazione”.

Vecchiola, lei è anche ‘il patron’ della Fermana. che fine farà il calcio?

“Un momento non semplice per il territorio. Lo sport è una componente importante per il tessuto sociale, ma non è la priorità, non può essere il primo pensiero. È chiaro che il calcio, che genera passione ed emozioni, avrà una grande rivisitazione nel 2020. Questa crisi lascerà una cicatrice grande. Il calcio ci deve essere e ci sarà, sapete quanto amo la Fermana, ma ancora di più il presupposto sarà il fair play finanziario”.

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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