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Confindustria, lo schiaffo dei calzaturieri. Fenni: lascio la presidenza, basta guerre ed espulsioni

16 Aprile 2021

MONTEGRANARO – Con eleganza, ma senza esitazione, Valentino Fenni, presidente della sezione calzaturieri di Confindustria Centro Adriatico, ha rassegnato le sue dimissioni: “Dico no alle guerre interne e no a espulsioni che hanno avuto solo il fine di far scoppiare un sistema che funzionava”.

Lo ha comunicato ai membri del suo direttivo, al termine di una riunione ricca di spunti con tanto di collegamento con Matteo Salvini, chiamato da Annarita Pilotti, che ha ascoltato gli imprenditori e le loro richieste.

Fenni, che è anche vicepresidente di Assocalzaturifici, ha pensato a lungo a questa scelta, poi senza anticiparla a nessuno l’ha comunicata. “In un momento così complicato per la nostra economia, di tutto avremmo bisogno fuorché d’una guerra intestina. Quanto sta accadendo ormai da mesi dentro Confindustria Centro Adriatico non mi appartiene. Per cui faccio un passo indietro” ha detto ai colleghi l’imprenditore calzaturiero di Grottammare.

È uno dei pochi esponenti del distretto che non ha la sua azienda in provincia di fermo. Imprenditore del mondo sneakers, Fenni ha saputo ritagliarsi una fetta di mercato con una delle tipologie di prodotto più complicate. Ha provato fino all’ultimo a mediare: “Ho provato a rendere meno dure decisioni prese dai vertici della mia associazione, arrivando anche a votare contro dei provvedimenti del Presidente. Ma non è servito”.

E così, è arrivato il momento di dire basta. “I calzaturieri, che mi onoro di dirigere, rappresentano la parte più importante delle aziende associate a Confindustria Centro Adriatico. Questo troppo spesso lo si dimentica o si fa finta di non sapere. Non meritano tutto questo e soprattutto non meritano il disinteresse di questi ultimi tempi. E ora che hanno deciso, dopo il voto durante l’assemblea dell’Uif, di lasciare Centro Adriatico, ha ancora meno senso la mia permanenza”.

Sono stati anni intensi per l’imprenditore, che al termine del suo discorso di uscita è stato salutato con un lungo applauso e un unico appello a ripensarci. Ma non sarà così, non ora: “Da quando sono stato scelto, ho dato tempo, impegno, passione. Tutte cose tolte alla mia azienda e alla mia famiglia. Un lavoro che credo meriti rispetto, quello che per me è venuto meno dentro Centro Adriatico diventata terra di scontro, quando doveva essere, come è stata fino all’autunno del 2020, uno spazio di costruzione di un futuro più forte del sud delle Marche. Non so cosa accadrà, ma di certo oggi penso che il mio compito sia finito. Se la situazione cambierà (a giorni l'audizione del Consiglio generale con i probiviri nazionali, ndr) e gli associati lo vorranno, tornerò a disposizione”.

In questo momento lavorare per il bene di tutti è difficile: “All’inizio sono stato accompagnato dall’ex vicepresidente vicario Giampietro Melchiorri, che si impegnava a relazionarsi con le istituzioni. Poi, con Melchiorri spinto alle dimissioni in un momento tra l’altro delicato della sua vita, sono rimasto solo, non bastava più occuparsi dei problemi delle nostre aziende.

Un compito gravoso reso impossibile da questa tensione interna sfociata in atti difficili da comprendere, che non posso condividere. Le mie dimissioni sono un segnale ai tanti colleghi. Perché solo in sintonia, solo se tornerà l’armonia si potrà lavorare per il bene di tutti”.

r.vit.

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