
FERMO – C’è l’eredità lasciata da Fabrizio Luciani, presidente uscente di Confindustria Fermo, e c’è il futuro, che ha in Diego Mingarelli, presidente di Confindustria Ancona, un partner sicuro anche per la piccola Fermo guidata da Elisabetta Pieragostini.
Al termine di quattro intensi anni, vissuti in una fase economica molto complessa, Luciani ha lasciato sul tavolo il percorso avviato di aggregazione con Ancona e Macerata. “Dopo la separazione da Ascoli, che ritengo sia stata una scelta dolorosa, siamo riusciti a rafforzare la struttura, a consolidare i rapporti con Confindustria Marche e con tutti gli enti del territorio. Ora, l’aggregazione, tema cruciale per il futuro. A Macerata tutti i passaggi sono già stati approvati all'unanimità, mentre a Fermo sarà la nuova presidente a portare il progetto in assemblea (in autunno, ndr). Sarà importante spiegare agli imprenditori tutti i benefici di questa operazione, perché sono davvero molti. Stiamo costruendo un nuovo soggetto forte, con un perimetro ampio e tanti contenuti da sviluppare” ha ribadito.
E lo ha fatto dando una prima garanzia al settore chiave di Fermo, il calzaturiero. “Ci sarà una rappresentanza paritetica tra i territori, un aspetto molto importante soprattutto per una realtà come Fermo. E poi ci sarà una nuova organizzazione per filiere. E quella della moda sarà guidata da Fermo. Significa che tutto il comparto moda delle tre province – calzature, abbigliamento, pelletteria e accessori, vestiti – farà riferimento a Fermo. È un riconoscimento del ruolo che il nostro territorio ricopre da sempre nel sistema manifatturiero e rappresenta un risultato importante, perché valorizza le competenze e la storia del distretto fermano. È un punto di partenza per costruire un'organizzazione ancora più forte e capace di rappresentare le imprese”.
Sul tema interviene anche Diego Mingarelli: “Dobbiamo passare dalle Marche dei distretti alle Marche delle filiere”. Intervenendo all’incontro ‘Destinazione crescita, Mingarelli ha aggiunto: “I distretti ormai non sono più adeguati perché hanno una logica geografica e fortemente settoriale, mentre noi dobbiamo riadeguare l'economia a un mondo che cambia. Le filiere vanno oltre le province e le regioni: sono europee, economie estremamente interconnesse”.
Per questo, Confindustria sta lavorando a una nuova organizzazione: “Nella filiera non c'è più il rapporto semplice tra fornitore e cliente, c'è un rapporto di contaminazione sull'innovazione e sulle competenze per non lasciare indietro nessuna impresa”.
Del resto, le Marche sono una regione manifatturiera “e oggi il mondo cerca manifattura. Il problema è che in una fase in cui il mondo cerca manifattura, i grandi player mondiali stanno andando ad aggredire anche le nicchie su cui eravamo ben posizionati. Togliamoci di dosso un'analisi dimensionale che è fuori dal tempo: esistono assetti grandi che sono piccolissimi in alcuni settori, ed esistono aziende considerate piccole che sono leader nelle loro nicchie. Noi dobbiamo puntare sul fare sistema, - ha ribadito Mingarelli - perché il valore aggiunto nasce da un'azienda che non compete più da sola. Anche le aziende grandi hanno bisogno di un ecosistema” conclude il presidente di Confindustria Ancona, ceo della Diasen.
Raffaele Vitali
