
FERMO – Una vittoria attesa per decenni, 24 anni, arrivata al termine di una Cavalcata dell’Assunta vissuta tra tensioni, partenze false, cadute, cavalli che corrono liberi in piazza del Popolo e colpi di scena. San Martino torna sul gradino più alto del podio e lo fa al termine di una finale che sembrava non voler partire, ma che alla fine ha rispettato i pronostici. San Martino era la grande favorita con Castello e ha letteralmente dominato.
La festa esplode quando il cavallo di San Martino taglia il traguardo in scioltezza. Il fantino viene immediatamente sollevato dai giovani della contrada, fatto volare in alto e poi portato in trionfo insieme al priore. È una scena di entusiasmo incontenibile, con i colori bianco e neri che per una sera prendono il posto del gialloblù di Fermo. Una vittoria dal peso particolare, perché San Martino non conquistava la Cavalcata dal 2002.
Forse attendeva che tornasse contradaiolo il ‘podestà’ Paolo Calcinaro, che smessi i panni del sindaco si è messo la maglietta della sua contrada e a braccia alzate ha accompagnato Gavino Sanna, l’esperto fantino che ha fatto volare Dori Fortuna.
Ma prima del trionfo, c’è stata una Cavalcata combattuta e nervosa.
La prima batteria è stata caratterizzata da una lunga serie di false partenze. Pila è spesso protagonista dei movimenti infelici al canape e il continuo sali e scendi mette a dura prova la pazienza del pubblico e la concentrazione dei cavalieri. Il fantino di Pila, bersagliato dagli insulti della tribuna, risponde anche con sguardi duri verso il pubblico. Ma gli servirà a poco.
Il mossiere, alla sua prima esperienza alla Cavalcata, prova ripetutamente a richiamare tutti alla calma. Dopo l’ennesima partenza annullata, però, alza la voce: «Così non va bene, dovete impegnarvi di più», chiedendo rispetto per il suo ruolo e per il pubblico. La situazione si sblocca dopo la minaccia di ammonizioni.
Alla partenza buona è Castello a prendere il comando e a tagliare per primo il traguardo, davanti a Fiorenza. Terza Torre di Palme. Una batteria segnata anche dalle cadute al curvone: finiscono a terra i cavalieri di Molini Girola e Pila. Cavalli nervosi e momenti di contatto rendono ancora più complicata la corsa. Molini Girola, campione uscente, deve così dire addio alla possibilità di difendere il titolo.
La pista viene sistemata rapidamente con acqua e trattore per eliminare le buche e si torna al canape per la seconda batteria. In questo caso i cavalli appaiono più tranquilli. Dopo una caduta del canape, la partenza finalmente arriva e San Martino costruisce una corsa praticamente perfetta. È primo al traguardo davanti a Campolege, che nel finale rallenta vistosamente. Terza Campiglione, costretta al sorteggio con Torre di Palme.
Ed è proprio Torre di Palme a spuntarla. Una sorpresa vederla in finale, considerando le previsioni della vigilia, ma anche la conferma di una contrada capace di reggere la pressione. Il sorteggio completa così il quadro: Fiorenza, San Martino, Torre di Palme, Campolege e Castello.






Dalle tribune i nomi più gettonati sono quelli di Castello e San Martino. Ma la finale regala subito un altro colpo di scena. I cavalli partono bene, la corsa sembra finalmente lanciata, ma dopo pochi secondi arriva uno sparo che nessuno aveva sentito. Si torna indietro, ancora una volta.
Torre di Palme comincia allora a sognare il colpaccio, a pensare di poter diventare la vera sorpresa della finale. Ma alla ripartenza San Martino conferma i pronostici. Parte in corsa, prende il comando e non lascia spazio agli avversari. Il traguardo arriva in scioltezza e così la vittoria più attesa.
Poi è soltanto festa. I giovani di San Martino invadono la pista, prendono il fantino e lo sollevano, prima di portare in trionfo anche il priore. Un abbraccio collettivo che racconta meglio di qualsiasi parola il significato di questo successo. Dopo decenni di attesa, San Martino torna a vincere la Cavalcata dell’Assunta davanti a tanti ospiti, dal prefetto D’Alascio la questore passando per i vertici di carabinieri e finanza, i consiglieri regionali Marcozzi e Sebastiani, l’assessore Calcinaro, numerosi sindaci e il vicepresidente della provincia Marcotulli, per citarne solo alcuni.
Si chiude così il ferragosto di Fermo, con un mini corteo da rivedere, perché così ha poco senso, ma con la consapevolezza che la città il suo Palio lo ama sempre di più. Soprattutto sta riuscendo a trasmetterne la passione alle giovani generazioni.
r.vit.
