
MILANO – Mirco Carelli al Micam non manca mai. La fiera gli ha lasciato buone sensazioni e la consapevolezza che la qualità resta il punto chiave.
“Siamo partiti con qualche cautela, anche considerando la situazione del mercato. Noi siamo forti soprattutto sugli articoli invernali e quindi all'inizio eravamo un po' preoccupati. Invece, parecchie visite e diversi contatti interessanti”.
Da quali mercati sono arrivati i buyer?
“Abbiamo incontrato clienti provenienti da diverse aree. Sono arrivati soprattutto dall'estero: abbiamo avuto qualche ucraino, alcuni americani, tedeschi e anche contatti dall'area asiatica, in particolare dalla Thailandia. È un segnale interessante, perché ci conferma che bisogna continuare a guardare ai mercati internazionali”.
Thailandia e Indonesia possono diventare mercati sempre importanti?
“Sono aree che stiamo osservando con attenzione. Il nostro mercato forte è stato per anni anche la Germania, ma bisogna guardare oltre e diversificare”.
Dove si trovano le vostre scarpe?
“Abbiamo deciso di lavorare principalmente con le boutique. È una scelta precisa. Siamo un'azienda piccola e abbiamo la possibilità di essere flessibili: se una boutique di New York ci chiede dieci paia, per esempio, noi possiamo produrle. Questa è una caratteristica che per noi rappresenta un valore”.
Quindi la dimensione più contenuta dell'azienda può diventare un punto di forza?
“Assolutamente. Essere piccoli significa anche poter rispondere rapidamente alle esigenze del cliente e lavorare su quantità più contenute, mantenendo però attenzione alla qualità e al servizio”.
Come giudica la nuova organizzazione degli spazi di Micam?
“Personalmente preferivo la collocazione precedente. Ero collegato con gli altri miei colleghi del settore uomo e avevo una visione più completa dell'offerta. Adesso la divisione tra i diversi comparti è più marcata. Credo che si potrebbe valorizzare maggiormente anche il Made in Italy, magari creando una zona dedicata o comunque riunendo maggiormente le aziende italiane”.
Su quali altri mercati state ragionando? La Polonia, per esempio, viene indicata da molti come un mercato che potrebbe però aver raggiunto il suo apice.
“La Polonia resta interessante, anche perché abbiamo visto situazioni particolari: ieri abbiamo incontrato due clienti che avevano negozi in Ucraina e che hanno spostato la loro attività in Polonia. È un mercato che quindi continua a essere dinamico e che va seguito”.
E l'Africa?
“Bisogna cominciare a ragionarci seriamente. Ci sono mercati che stanno crescendo e nuovi clienti che si stanno affacciando. Bisogna andarli a cercare e capire quali siano realmente le opportunità”.
In questo momento, quindi, il cliente va cercato più di prima?
“Oggi non possiamo aspettare che sia semplicemente il cliente a venire da noi. Dobbiamo andare a trovarlo, conoscere i mercati e costruire rapporti. È un lavoro che richiede tempo, ma è necessario”.
Il momento resta complesso?
“Sì, è un momento molto difficile. Proprio per questo dobbiamo muoverci, esplorare nuovi mercati e cercare opportunità diverse. Sapendo che ogni prodotto è cresciuto di prezzo. Ma noi abbiamo cercato di mantenerlo entro limiti sostenibili. Non si può trasferire tutto sul cliente, perché altrimenti si rischia di perdere competitività”.
r.vit.
