
*Sono andato a Macerata per dare un ultimo saluto ad Andrea Angeli. La chiesa era piena. Nell’attesa, ho chiacchierato con un elicotterista che l’aveva conosciuto in Afghanistan.
Non c’erano molti, tra i giornalisti che ha aiutato e di cui è stato amico (ho salutato solo Guido Picchio, Lao Petrilli, Vincenzo Sinapi ed Elisabetta Burba) ma come con i calci di rigore della canzone, non è dai funerali che si giudicano le tracce che una persona ha lasciato.
Padre Mariano Asunis, il frate che celebrò la messa di Nassiriya prima che le salme venissero portate in Italia, ha fatto un’omelia semplice e forte, e ha mostrato come la fede possa ricacciare in gola le lacrime. Per me, come per altri chiamati a dire due parole, è stato più difficile. Ho detto che non mi illudo che Andrea stia chiacchierando, adesso, con Vittorio Dell’Uva, con Bruno Crimi, con Antonio Affaitati, con Toni Fontana, con Renatino Caprile, Massimo Dell’Omo, Mimmo Candito, Federico Bugno e tanti altri inviati che se ne sono andati avanti, insieme con il giornalismo che rappresentavano.
Farò finta, ho detto, che quella bara sia un inganno, e Andrea sia in qualche posto in missione, rimediando con la sua umanità alla sconfitta di quelle missioni. ‘La pace era per lui un modo di vivere’ ha detto padre Mariano.
Mi ha colpito che dal Kosovo siano arrivate, ognuno per conto suo, le lettere di dolore dei kosovari e dei religiosi ortodossi di Decani: era capace di farsi voler bene a destra e a manca, senza compromessi. Ci fossero più uomini così, le Nazioni Unite sarebbero qualcos’altro.
Ci fossero più uomini così il nostro mondo sarebbe migliore, e ci sarebbero meno guerre, e la gente come lui dovrebbe inventarsi qualcos’altro da fare.
*Toni Capuozzo
