
di Raffaele Vitali
MONTEGRANARO – Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici, che fotografia emerge dal primo trimestre 2026 per il comparto calzaturiero italiano?
“È un quadro complesso e conferma le preoccupazioni che le imprese avevano già espresso a inizio anno. Il fatturato, 3 miliardi, registra una flessione del 2,7%, mentre l'export, che rappresenta circa il 90% del giro d'affari del settore, cala dell'1,6% in valore e del 3,6% in volume. La debolezza è diffusa e colpisce soprattutto i mercati extraeuropei, che stanno risentendo delle tensioni internazionali. In Europa, la Francia (+6% valore, malgrado un -3,6% nelle quantità) si conferma prima destinazione del Made in Italy calzaturiero, mentre la Germania accusa una frenata che si attesta al -10%.”.
Quali sono oggi i principali fattori di criticità?
“Le tensioni geopolitiche stanno incidendo pesantemente sull'attività delle imprese. Assistiamo a un aumento dei costi delle materie prime e dell'energia, mentre l'incertezza internazionale rallenta le decisioni di acquisto dei buyer. A questo si aggiungono le difficoltà di alcuni mercati strategici: il Medio Oriente perde il 33%, i Paesi dell'ex blocco sovietico il 21% e gli Stati Uniti, anche per effetto della questione dei dazi, segnano un -7,4%. È evidente che servono misure per sostenere l'internazionalizzazione e rafforzare la competitività delle nostre aziende”.
Dal mercato interno arrivano alcuni segnali incoraggianti?
“Le famiglie italiane hanno ricominciato ad acquistare. Nei primi tre mesi dell'anno la spesa ha raggiunto 1,28 miliardi di euro, con una crescita dell'1,7% in valore e del 2,1% nelle quantità. A trainare sono soprattutto le calzature da donna e le sneakers. È un dato positivo, ma non è sufficiente a compensare la frenata dell'export, che continua a rappresentare il vero motore del comparto”.

Guardando alle Marche, uno dei principali distretti della calzatura italiana, quali indicazioni arrivano dai numeri?
“Una regione che resta un punto di riferimento per il Made in Italy, ma anche qui il momento è delicato. Nel primo trimestre l'export regionale registra un calo dell'8,9%. La provincia di Fermo limita la flessione al 7,7%, Macerata si attesta al -5%, mentre Ascoli Piceno evidenzia un arretramento più marcato, pari al -21,7%. Sono dati che testimoniano le difficoltà di un territorio fortemente vocato all'export e particolarmente esposto alle dinamiche dei mercati internazionali. Nel primo trimestre evidenziano un andamento positivo solo Emilia-Romagna e Piemonte. La prima in classifica, la Lombardia, perde il 10,8%, il Veneto scende del 14,8%, regione che copre da sola ben il 40% dei flussi verso la Francia, crolla la Toscana con un -19,7%”.
Meno acquisti, meno aziende?
“Nei primi tre mesi del 2026 abbiamo perso 85 imprese e oltre 800 addetti. La cassa integrazione resta ancora su livelli molto elevati: pur diminuendo rispetto ai picchi del 2025, supera ancora di oltre tre volte i valori precedenti alla pandemia. Sono numeri che impongono attenzione e interventi concreti”.
Qual è il messaggio che Assocalzaturifici rivolge alle istituzioni?
“Il sistema calzaturiero italiano resta un patrimonio strategico del Made in Italy. Le imprese hanno dimostrato in questi anni una straordinaria capacità di innovare e resistere, ma oggi hanno bisogno di un contesto più favorevole. Occorre sostenere l'internazionalizzazione, rafforzare la competitività e garantire stabilità. Solo così potremo preservare un settore che rappresenta eccellenza, occupazione e valore per l'economia italiana”.
