
PORTO SANT’ELPIDIO - "Bisogna capire anche cosa spinge un ragazzo a prevaricare gli altri" sottolinea la consigliera con delega alla rete scolastica Partire dalla conoscenza del fenomeno, imparare a riconoscere il bullismo e intervenire prima che le situazioni degenerino.
È il filo conduttore di "Oltre lo schermo – Bullismo, cyberbullismo e il valore delle relazioni", l’incontro organizzato dalla Provincia di Fermo al Teatro delle Api di Porto Sant’Elpidio, che ha coinvolto circa 400 studenti delle scuole superiori del territorio. A guidare l’iniziativa è stata Pisana Liberati, consigliera provinciale delegata alla rete scolastica, che ha ribadito la necessità di affrontare il problema non soltanto dal punto di vista di chi subisce le prevaricazioni, ma anche cercando di comprendere le ragioni di chi le mette in atto.
Consigliera Liberati, perché è importante affrontare il tema del bullismo direttamente con gli studenti?
"Perché i ragazzi devono essere messi nelle condizioni di riconoscere questi fenomeni e comprendere il peso dei propri comportamenti. La scuola è un luogo fondamentale per educare al rispetto e alla corretta gestione delle relazioni. Per questo è importante creare occasioni di confronto, nelle quali gli studenti possano porre domande, esprimere dubbi e acquisire strumenti utili per affrontare situazioni che possono verificarsi nella vita quotidiana".
Nel suo intervento ha sottolineato che non bisogna concentrarsi soltanto sulle vittime. Perché?
"È indispensabile proteggere chi subisce le prevaricazioni, ma dobbiamo anche cercare di capire che cosa porta un ragazzo o una ragazza a comportarsi in questo modo. Comprendere le dinamiche che alimentano il bullismo è fondamentale per intervenire tempestivamente e in maniera efficace. Non significa giustificare chi agisce, ma lavorare per prevenire altri episodi e, quando possibile, recuperare le relazioni".
Durante l’incontro la professoressa Annalisa Guarini, ordinaria di Psicologia dello sviluppo all’Università di Bologna, ha spiegato le caratteristiche che permettono di identificare il bullismo. Come fare chiarezza?
"È un passaggio fondamentale, perché non ogni litigio o conflitto tra ragazzi può essere definito bullismo. La professoressa Guarini ha spiegato che occorre considerare tre elementi: l’intenzionalità, la ripetizione nel tempo e lo squilibrio di potere tra chi agisce e chi subisce. Nel cyberbullismo, invece, anche un singolo episodio può produrre conseguenze molto gravi, perché la diffusione attraverso la rete può raggiungere un pubblico potenzialmente illimitato. Conoscere queste differenze aiuta a riconoscere il problema e a non sottovalutare comportamenti che possono provocare sofferenza".



È possibile capire la condizione psicologica di chi mette in atto le prevaricazioni?
"La professoressa ha sottolineato che è importante non fermarsi alla condanna del comportamento, ma cercare di comprenderne le dinamiche. Il bullo può vivere a sua volta una condizione di sofferenza e avere difficoltà nella gestione delle relazioni e del proprio bisogno di potere. Questo non attenua la responsabilità delle sue azioni, ma ci aiuta a capire perché la prevenzione debba coinvolgere tutti i ragazzi, senza perdere di vista la necessità di tutelare chi subisce".
Quali strumenti hanno a disposizione gli studenti quando si trovano di fronte a episodi di bullismo o cyberbullismo?
"La vice questore aggiunto Raffaella Abbate ha ricordato che è possibile rivolgersi ai referenti scolastici e alle forze dell’ordine, anche per chiedere un consiglio prima che una situazione diventi più grave. Ha inoltre illustrato le possibilità di segnalazione attraverso l’app YouPol e gli strumenti a disposizione della Polizia nei casi previsti. È importante che i ragazzi sappiano di non essere soli e che chiedere aiuto non significa esagerare, ma assumersi la responsabilità di affrontare il problema".
Anche la scuola ha un ruolo decisivo nella prevenzione?
"Il professor Giuseppe Lupoli, docente referente per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo all’ITET Carducci-Galilei CPIA, ha evidenziato quanto siano importanti l’ascolto, l’osservazione e il confronto. La scuola può intercettare i segnali, parlare con i ragazzi coinvolti e provare a ricostruire rapporti compromessi, quando le condizioni lo consentono. Ha proposto anche una riflessione molto concreta sulle parole: prima di pronunciarle, bisogna chiedersi se possano ferire e se sia possibile rimediare al dolore provocato. È un invito semplice, ma capace di aiutare i giovani a diventare più consapevoli".
Quanto conta il coinvolgimento diretto degli studenti?
“Le domande poste dalle componenti della Consulta provinciale degli studenti hanno permesso di approfondire aspetti importanti, dalla psicologia di chi prevarica alle modalità per intervenire. Il confronto ha dimostrato che i giovani hanno bisogno di spazi in cui poter parlare apertamente di questi temi. Non devono sentirsi semplici spettatori: possono sostenere un compagno in difficoltà, segnalare una situazione e contribuire a interrompere comportamenti sbagliati".
L’iniziativa rientra nel progetto "Connessi al Futuro". Qual è l’obiettivo del percorso?
"Il progetto vuole offrire ai giovani occasioni di confronto e formazione, affrontando le fragilità relazionali, l’isolamento sociale e i rischi legati all’uso della rete. L’obiettivo è promuovere consapevolezza, responsabilità e capacità di costruire relazioni positive. L’incontro al Teatro delle Api rappresenta un momento importante di questo percorso, che proseguirà con altre attività rivolte ai ragazzi del territorio".
Qual è il messaggio che vorrebbe lasciare ai 400 studenti presenti e a quelli in classe?
"Di non voltarsi dall’altra parte. Ognuno può fare la propria parte per contrastare il bullismo: stare vicino a chi è in difficoltà, segnalare un episodio, chiedere aiuto a un adulto. È importante capire che anche una parola o un gesto possono lasciare un segno profondo. La prevenzione comincia dalla consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni e dalla capacità di costruire rapporti basati sul rispetto".
