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Asse scuola - artigiani. L'Ipsia guida il cambio di passo: la formazione tecnica garantisce lavoro e crescita personale

13 Gennaio 2022

FERMO – L’Ipsia di Fermo vuole giocare da protagonista nel connubio scuola – lavoro. “Risorse non in sussidi, ma per formare i giovani e dargli vere opportunità” esordisce Emiliano Tomassini, presidente della Cna di Fermo, uno dei partner della scuola.

Agevolare i percorsi formativi è fondamentale per il sistema artigianale. “Dobbiamo pianificare campagne social, per dare messaggi positivi, superando l’immagine del lavoro come qualcosa di vecchio”. Per questo l’Ipsia ha pensato a un incontro specifico, domenica alle 17, dedicato alla formazione e al dialogo con le imprese per far comprendere meglio l potenziale alle famiglie.

“Gli istituti professionali hanno un collegamento diretto col mondo del lavoro, l’attività didattica punta sugli stage aziendali, noi cominciamo già al secondo anno, in anticipo rispetto ad altri istituti, da 2 a 5 settimane, sia in periodo scolastico sia in sospensione. Percorsi attivati anche nel pomeriggio, alcuni ragazzi trovano lavoro anche prima di ricevere il diploma, magari usando l’apprendistato duale, un contratto che consente ai ragazzi di lavorare ma anche di conseguire il diploma” chiarisce la dirigente Anna Maria Bernardini.

Un problema c’è: “In generale a fronte di un sistema produttivo fortemente basato sul manifatturiero le iscrizioni agli istituti professionali che formano lavoratori in questo settore costituiscono il 12 per cento in tutta Italia”.

Per questo si deve lavorare insieme, ognuno per il suo campo. Paolo Tappatà e Gervasio Bracalente sono la voce della Confartigianato. I dati dell’ente bilaterale testimoniano la situazione attuale del Fermano. “Settembre 2018-settembre 2021, le imprese tengono ma c’è lo spostamento dell’asse produttivo dalla moda alla meccanica e all’agroalimentare. La moda passa da 788 a 651 e da 5mila dipendenti a 3900. Questo fa comprendere la perdita di massa critica. La meccanica da 415 a 428, da 1860 a 1921. C’è anche l’autotrasporto che cresce da 33 a 51, da 162 a 262 dipendenti. Questo – prosegue Paolo Tappatà – significa che il calzaturiero è in difficoltà”.

Il blocco dei licenziamenti e la proroga della cassa integrazione nascondono quadri peggiori. “La meccanica cresce, ha commesse in mano ma manca di forza lavoro per poterle svolgere. Alcune aziende, di cui una di Monte Urano, ha chiamato squadre di montatori di Vigevano non trovandone in zona da inserire anche stabilmente”.

Serve tanto per migliorare sistema generale, a cominciare da “una maggiore elasticità del mercato del lavoro e delle scuole, che non devo pensare allo status quo ma alle vere esigenze. Anche i dipendenti devono ragionare su evoluzioni del proprio posto, per cui se il calzaturiero è in difficoltà bisogna trovare alternative, passando per corsi specifici che permettono una riconversione. E poi c’è il genitore che deve comprendere il potenziale che c’è nel mondo tecnico e professionale” prosegue Tappatà.

Aggiunge Tomassini: “Servono anche nuovi imprenditori e figure capaci di agevolare il ricambio generazionale, visto che molte imprese son senza eredi”. Per raggiungere l’obiettivo associazioni diverse, e concorrenti, si mettono insieme. “Insieme per il bene del territorio. Tutti abbiamo capito che serve. Servono risorse, questo è un dato: non si può sussidiare il non lavoro” ribadisce il direttore della Cna, Alessandro Migliore.

I dati di Infocamere, per aggiungere altri numeri, parlano di un 20% di disoccupazione giovanile. “Eppure le opportunità ci sono. A ottobre erano previsti 1120 ingressi nel lavoro, 2990 nel trimestre di fine anno, 680 posti in più del 2019. Quindi c’è necessità di assumerne il personale, principalmente operai specializzati in impiantistica (50%), impiegati nel 5% e dirigenti nel 12% dei casi” prosegue Migliore, che ricorda due piani di formazione: l’orientamento e quella in azienda.

Capire l’importanza del lavoro fin dai banchi di scuola è la sfida. Nascono così gli open day e le riflessioni sulla “necessità di competenze sempre più specialistiche”. Che magari si possono raggiungere anche da adulti: “All’Ipsia – riprende la dirigente - abbiamo visto autorizzata l’attivazione di due corsi serali rivolti a lavoratori ma anche a disoccupati per conseguire il diploma in due o tre anni e intanto immettersi nel mondo del lavoro, superando anche il gap generazionale legato al digitale”.

Non c’è il sistema perfetto, ma diverse possibilità: istituti tecnici, Its, Università. “Tutti portano formazione, speriamo presto anche in modo continuo dentro l’azienda. L’apprendistato è stato un buon sistema, ma va affinato e rimodulato cercando di far sì che la formazione continua sia reale. vogliamo creare un polo o una Academy? Ben venga, ma deve essere frutto di una vera rete”.

Importante è non sbagliare l’orientamento: “Noi abbiamo avuto un aumento del 50% delle classi prime dopo l’inizio delle lezioni. Questo significa che c’è un errore di fondo, legato anche all’orientamento fatto che non ha fatto comprendere al meglio la sua possibilità”.

Cosa manca agli alunni per scegliere gli istituti tecnici? “In Germania l’hanno risolto obbligando i giovani a seguire l’orientamento degli insegnanti delle medie. Se vogliono cambiare un percorso, devono sostenere un esame. Tra l’altro oggi le attitudini di uso delle mani siano in calo, i bambini utilizzano sempre più cellulare e tablet. Per cui hanno capacità di interazione multimediale, ma le competenze sono ulteriormente impoverite”.

Bisogna anche far capire che per scalare una azienda, spesso bisogna partire dal basso. “Bisogna saper fare e conoscere quello che si fa”. Si guadagna in fabbrica, molti non lo comprendono: “C’è un nuovo clima dentro le aziende, c’è possibilità di carriera e di guadagno, oltre che in continua formazione. Di questo parleremo e faremo conoscere quello che neppure ci si immagina”. Per partecipare bisogna iscriversi sul sito dell’Ipsia e poi scegliere se aderire in presenza o online.

r.vit.

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