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Addio serie A, Rimini batte Pesaro e va in semifinale. Bucarelli predica nel deserto

19 Maggio 2026

PESARO – Gara 5, do or die. Il primo e unico spettacolo lo regala il pubblico: 9mila spettatori. Ti aspetti un inizio fulminante di Pesaro, dopo la vittoria in gara 4 e proprio grazie alla spinta dei tifosi. Invece, Rimini entra in campo con l’elmetto e vince 78-91.

Ha meritato la semifinale la squadra di coach Dell’Agnello, ha semplicemente giocato meglio. Ha impostato il match sulla difesa, che è il suo marchio di fabbrica. Poi, su una palla recuperata e un tiro sporcato, ha avuto la capacità di costruire le migliori conclusioni in attacco.

Dell’Agnelo si è inventato Pollone, mai visto nella serie, come jolly difensivo. Leka non ha trovato contromisure alla fisicità di Rimini e si è affidato ancora una volta a Miniotas che purtroppo è stato disastroso. Non meritava questo finale di stagione il lituano, non meritava la VL di regalare uno straniero.

Perde Pesaro, nonostante un ultimo quarto di grande cuore ed energia che fa riflettere sul pessimo inizio che a questo punto è stato mentale e non fisico. Quel fisico che ha messo in mostra nei minuti decisivi Giovanni Tomassini che nel finale esagera dopo l’ennesima tripla, facendo il segno della ‘buona notte’ che fa infuriare Bucarelli. E che posiziona Tomassini al fianco di Andrea Cinciarini tra i ‘figli di Pesaro’ non amati dal pubblico. Ma intanto, lui ha vinto e prosegue il suo sogno serie A.

Uscendo, i 9mila, hanno una sola domanda: chi resterà di questo gruppo nella prossima stagione? Perché, non è una sconfitta a farlo dimenticare, Pesaro ha dominato la stagione perdendo la serie A solo negli ultimi 80 minuti.

Le scelte della società si consoceranno presto, il capitano è però il giocatore da cui ripartire se Pesaro vuole davvero la prossima stagione provare a vincere.

LA PARTITA

In un amen Marini guida un 2-10 che potrebbe fare male. Leka osserva, resta calmo, lascia a Bucarelli il compito di trovare la soluzione al momento di difficoltà. E il capitano inizia a prendersi tiri, nel mezzo anche due palle perse. Rosicchia così lo svantaggio e con la palla che entra, migliora anche la difesa.

La tripla di Tambone, che impiega cinque minuti ad accendersi, fa capire a Rimini che non può sperare di scappare via. Non alla Vitrifrigo Arena, non dove ogni volta che Denegri tocca un pallone piovono fischi. Inizia la girandola dei cambi, parte Dell’Agnello, segue Leka che fa alzare Johnson, anche perché Bucarelli commette due falli un po’ ingenui. Due sono anche quelli di Leardini, con Rimini che scongela Pollone con il solo compito di attaccarsi alle caviglie di Tambone, che non vede il ferro, ma i compagni sì: assist per Johnson, che segna da tre, e poi per Quirino De Laurentiis che pian piano cresce e si sente di nuovo protagonista (22-20) e firma il primo sorpasso biancorosso.

Rimini non lascia respirare la Vl, ogni tiro va guadagnato, magari dopo due contatti al limite che fiaccano gambe e braccia di chiunque, anche di Tambone che infatti sbaglia un tiro libero. Vedendo il prosieguo del quarto, sembra un segno.

Si accende Sankare che ha un vantaggio: Miniotas. Il lituano è il buco nero in difesa e in attacco, purtroppo. I compagni lo cercano, si fidano, ma il lungo non riesce a fare quello che vorrebbe: non rolla, non chiede sui pick&roll, non salta sui lob che invece Sankare e Camara trasformano in appoggi facili.

A questo s’aggiunge Pollone, l’arma in più di Dell’Agnello, che ha così trovato gambe fresche, che passa da Tambone a Bucarelli senza accorgersene, togliendosi addirittura lo sfizio di segnare una tripla. Il break che Pesaro subisce è impressionante: serve uno 0-14 prima che Leka fermi tutto. Ma ormai il danno è fatto, anche perché Aromando in questa fase prende solo ferri e i lughi romagnoli puntano Miniotas senza rispetto. La sirena è quella che salva il pugile traballante (29-47).

L’hanno capito tutti che Miniotas non può stare in campo, tranne chi deve prendere la decisione. Altri tre minuti di grande difficoltà, mentre la VL avrebbe avuto bisogno di un terzo quarto sprint. Se non segna Camara, segna Denegri sul cambio difensivo che lo vede fronteggiare il pivot di Pesaro. E così, si arriva al -20.

Nel disastro, non resta che il quintetto anomalo: Bertini al posto di Miniotas. Un po’ di pressing, Aromando che di gomito sposta Sankare e segna, che sembra funzionare fino a quando Marini non segna un canestro impossibile che raffredda il calore pesarese (40-56).

Deve crederci la VL, perché ci credono i 9mila, visto  che in altre occasioni Bucarelli e company hanno saputo fare miracoli simili. Ma Marini ha altri programmi e per Pesaro segna solo Bucarelli. Ma come in gara 1, se è il capitano il primo realizzatore, le chance di vittoria crollano. Alla fine coach Dell'Agnello confessa: "Il piano era di farlo segnare, così non avrebbe messo in ritmo gli altri". E ha avuto ragione lui.

Il play con una sua giocata lascia la fiammella accesa, che diventa fuoco nei primi tre minuti del quarto periodo, quelli in cui tra Bucarelli e Aromando Pesaro scopre che si può arrivare anche -8. Il quintetto piccolo funziona, anche perché Dell’Agnello si adegua e rinuncia a Camara, che invece non avrebbe avuto rivali in campo.

Far girare la palla diventa difficile per entrambe le squadre, sono cresciute le difese, ma soprattutto le gambe spingono meno. Sbaglia Denegri, sbaglia Marini, non sbaglia Bertini, che fino alla tripla del 69-76 aveva preso solo ferri.

È l’ultima illusione, inizia il Tomassini show che chiude una stagione che ha fatto sognare e che l’amaro applauso finale alla squadra non rende più dolce. (foto Longoni)

Raffaele Vitali

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