
FERMO – L’ultimo scatto nessuno se lo sarebbe immaginato così. Fabrizio Ferracuti, presidente del Fotocineclub di Fermo, se ne è andato all’improvviso, inaspettatamente. L’ultimo click non è quello che i suoi colleghi e i tanti appassionati di fotografia volevano vedere. E invece, un malore e l’obiettivo si è fatto nero.
Quell’obiettivo con cui ha raccontato Fermo, il suo territorio, i personaggi. E poi tanto altro. “Caro Presidente, caro amico, siamo talmente sgomenti da non riuscire a trovare le parole. Ci mancherà tutto di te, ma più di ogni altra cosa ci mancheranno le tue correzioni accorate: ingrandisci lì, taglia sopra, no, un po' meno.... Discussioni nate davanti alle nostre foto che a volte finivano in caciara, ma che a fine serata si scioglievano sempre nell'immancabile ‘ci vediamo martedì prossimo’” scrivono sui social i compagni di fotografia.
Che poi aggiungono: “Buon viaggio Fabrizio. Ci piace pensarti già all'opera, magari da martedì prossimo, a fondare un nuovo Fotocineclub lassù in cielo”. E lo farà di sciuro, con i suoi tempi e le sue idee. Una delel ultime uscite pubbliche è stata quella peer la presentazione della mostra dedicata alle dragonesse delle Infinitae, una mostra che ha messo alla prova nove fotografi, sotto la sua sapiente regia.
Una mostra in cui aveva regalato il suo modo di vedere la fotografia e soprattutto di viverla quando è esposta: “Siamo bombardati da immagini, siamo assuefatti, noi guardiamo ma non vediamo. Sforzatevi per capire quello che c’è dietro ogni sequenza. La foto non deve essere bella, diceva Gianni Berengo Gardin, ma buona, deve comunicare e suscitare emozione, deve invogliare la persona che la guarda a ragionare e leggerci quello che con sensibilità può cogliere. Speriamo di esserci riusciti”.
Un insegnamento che resta, come gli scatti, come il rumore di quella macchina fotografica, con il suo rullino che scorreva lento e puntuale, capace di cogliere l’attimo, spesso la stessa anima.
