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Acquaroli, debutto da statista in Consiglio: "Sanità, lavoro, giovani e ricostruzione: i marchigiani parte di un unico progetto"

19 Ottobre 2020

di Raffaele Vitali

FERMO – Il primo giorno di scuola per 21 consiglieri su 30, perché questo è il dato: la regione Marche ha una assemblea rinnovata, ricca di debuttanti vogliosi di incidere. Dopo l’elezione di Dino Latini alla presidenza, con vice Pasqui e Biancani, si entra nel merito dei temi ascoltando il presidente Francesco Acquaroli. Un lungo discorso da statista, da chi davvero crede di poter “fare un discorso alto ed elevato come merita questa istituzione”. Se inizia con i grazie, il governatore poi chiude con un pensiero ai malati, ai lavoratori della sanità “che sono il volto delle istituzioni e noi dovremo essere alla loro altezza”, e ai giovani, suoi pallino durante la campagna elettorale “perché l’abbandono delle nostre Marche mi ha colpito. Io sono stato fortunato, la mia famiglia si è affermata in questa regione e voglio che ogni giovane trovi le condizioni per sentirsi importante per la propria terra”.

Non si fa illusioni, ma ha volontà: “Non potremo dare lavoro a tutta la nuova generazione, ma facciamo scattare il pensiero che non sono più soli e che sono quelli che ci possono far crescere, a tutti. non giudichiamoli, camminiamo insieme con loro”.

Il presidente Latini, quando gli ha dato la parola ha sottolineato che questa Assemblea legislativa ambisce a fare della Regione la casa di vetro delle Marche, come efficacia, trasparenza”. E Acquaroli, che prende parola poco dopo le 12 e parla per 40 minuti, non si è tirato indietro, ha rilanciato su tutto.

Del resto, oggi è il suo vero inizio. E le prime parole fanno ben sperare, tutti, non solo la sua parte politica: “Augurio di buon lavoro, che il confronto ci faccia entrare in tutte le questioni importanti per la comunità. Un pensiero a Maurizio Mangialardi e agli altri candidati che hanno vissuto una campagna elettorale anomala e difficile. E un pensiero alle forze che non sono qui, sarà mio carico cercare di coinvolgerle ugualmente. Bisogna riconoscere il valore anche di chi ha fatto scelte non premiate dal consenso, ma che hanno espresso spunti di riflessione”.

Lo dice con chiarezza:”2Le istituzioni come la nostra devono saper essere all’altezza del momento e delle aspettative della comunità marchigiana”. Non immaginava il primo consiglio regionale in fase pandemica: “Nella nostra regione siamo sotto controllo, ma il numero dei contagi degli ultimi giorni cresce in maniera importante. Tanti i sintomatici, ma ci sono altri aspetti da valutare. Saper affrontare nel miglior modo possibile questa fase è essenziale. Dobbiamo garantire sicurezza, salute, partendo dalle fasce più deboli, ma anche limitazione dei danni economici e sociali legati a una nuova ripresa della pandemia”. L’appello al senso di responsabilità è per tutti: “Ci confronteremo per capire e scegliere le migliori strade per dare migliori risposte nei prossimi sei mesi”. Questo il tempo che vede davanti a sé per capire come andrà a finire il Covid.

Finiti i grazie e i principi, entra nella politica: “Ho avvertito in campagna elettorale una Regione lontana e una disgregazione territoriale che si riaccende con un nord contro il sud e via dicendo. E questo non funziona, siamo una regione piccola e troppo divisa. Vorrei aprire un dibattito incentrato sull’unità, la coesione. Qui bisogna raccogliere sfide tutti insieme. al primo piano deve esserci la capacità di vedersi la comunità unica. Belle le diversità e il folklore, bella la regione al plurale, ma poi la direzione deve essere unica”. Solo così si affronta la crisi che stiamo vivendo: diversità ed esigenze differenti, ma poi devono convergere in un percorso unitario ed efficiente.

Per farlo le sue Marche guarderanno ai vicini: Abruzzo, Umbria ed Emilia Romagna. “Le nostre problematiche sono spesso le loro. Dalle infrastrutture allo spopolamento delle aree interne. Per poter essere ascoltati serve fare massa critica. La capacità di dotare la Regione di progetti che superano i confini è fondamentale”.

Priorità è parlare di infrastrutture, che bloccano la crescita turistica e lo sviluppo economico. C’è poi il tema dell’istruzione, della cultura: “La scuola è fondamentale e in particolare nelle zone montane e del sisma. questo si intreccia con sanità e trasporto pubblico locale. Solo così ridiamo centralità ai nostri territori più periferici. Così daremo risposte e ricostruiremo la fiducia”.

La ‘dimenticata’ in Giunta Ancona deve essere centrale: “Il capoluogo è di tutte le province. Il luogo dove porto e aeroporto e stazione ferroviaria devono essere il riferimento per ogni angolo delle Marche. deve essere il motore”.

In una regione così divisa, serve un riequilibrio territoriale. “Veniamo da ani di spopolamento dai monti alla costa. Poi è arrivato il sisma che ha aggravato la situazione, con un allentamento anche dei giovani. Le aree interne non sono un problema, ma una opportunità a livello sociale, economico e ambientale, se sapremo rilanciarne. Per riuscire davvero a creare un riequilibrio, bisogna ripartire dalla ricostruzione. Sono quattro anni che migliaia di persone non hanno una casa. Ho subito scritto al presidente Mattarella, mi sono confrontato con il commissario, abbiamo una certezza: serve una filiera che arrivi ai comuni. Senza i sindaci non riusciremo mai a ricostruire, loro hanno un presidio territoriale che conosce i problemi. Insieme dobbiamo rafforzare questa filiera. Ridiamo dignità a quei territori, noi abbiamo bisogno di loro per crescere”.

Per riequilibrare serve poi una legge urbanistica che sappia farsi portatrice di una visione comune, anche a livello est-ovest: “Lo svuotamento dei borghi, che sono una opportunità, devono tornare centrali. Ma la costa va connessa dando funzionalità al patrimonio”. Che il bilancio viva per la sanità è noto. “E non possono esistere cittadini di serie A e serie B. Si parte dai servizi sanitari per tenere le persone anche lontano dai grandi centri. Questo percorso è stato comune in ogni candidato, tutti abbiamo avuto la richiesta di attenzione alla sanità come base di riequilibrio dei territori”.

Deve parlare di tutto nel suo primo discorso, ed ecco dopo venti minuti l’economia: “Abbiamo una difficoltà di accesso al credito, all’internazionalizzazione e alla rivisitazione dei distretti. Le istituzioni si devono fare carico di queste difficoltà. Dobbiamo mettere in rete le grandi e le piccole imprese, dobbiamo superare il conetto di assistenzialismo a pioggia per premiare le migliori progettualità e chi favorisce il dialogo tra le imprese. Siamo sicuri che il nostro patrimonio economico possa tornare a essere un modello di sviluppo”.

Si passa la mano tra i capelli, deve parlare di Europa: “La programmazione delle risorse è fondamentale. insieme dovremo parlare di Recovery Fund per trovare il miglior percorso che ci faccia agire sulle infrastrutture. Ma dobbiamo sapere anche come vogliamo la Regione tra dieci anni, non basta parlare di una strada, non posiamo parlare di futuro solo dentro la maggioranza, serve una visione collettiva del territorio che rappresenti anche chi non vota e chi ha scelto altro da me. Apro davvero al dialogo sulle Marche che dobbiamo costruire insieme. E questo sapendo che dobbiamo imparare a spendere meglio anche le risorse di Bilancio, quelle nostre”.

La burocrazia non è il nemico, ma un servizio e un dovere essenziale che permette al cittadino di essere serio e onesto, sembra crederci mentre lo dice, poi aggiunge: “Noi dobbiamo semplificarla”. Il turismo è un settore che il governatore ha tenuto per sé: “La nostra bellezza va fatta conoscere, non è facile venderci all’estero. Forse perché siamo al plurale, perché siamo tanti territori tutti belli. Ma ci vuole la capacità di mettere insieme il territorio e competere così in una sfida turistica che unisce ambiente, costa e montagna, cultura”. L’agricoltura invece l’ha affidata al suo vice, Carloni: “Abbiamo un enorme problema di dissesto idrogeologico. Ripensiamo l’agricoltura anche come ruolo ambientale. La cura del territorio è la scommessa che ci porterà a rilanciare aree evitando tanti futuri costi”.

Insieme, lo ribadisce a ogni passaggio, lavorare insieme: “Ci serve una visione condivisa. Le apparenze diverse sono legittime e giuste, auspicabili in democrazia, c’è poi il senso delle istituzioni, di responsabilità e di maturità che sempre dovrebbero condizionarci, ancora di più di fronte a una emergenza pandemica e a una ricostruzione non più rinviabile. I marchigiani devono fare parte di un unico grande progetto: sanità, lavoro e ricostruzione non sono solo parole, ma azione condivisa”.

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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