
FERMO – Ottant’anni di repubblica, ottant’anni di voto alle donne, ottant’anni di libertà, diritti, doveri e democrazia. L’Italia mai come nel 2026 ha vissuto il 4 Novembre come momento di unità nazionale, di vicinanza a chi ha dato la vita per dare un futuro.
E così a Fermo, sul piazzale del Girfalco, tra militari e forze dell’ordine, sindaci e vertici del mondo economico, c’erano i volti dell’Italia che verrà, quelli degli alunni della Sapienza con bandierine tricolore in mano. "Il giuramento di fedeltà delle Forze Armate alla Repubblica si nutre dei valori della sua Costituzione, patrimonio di principi custodito affinché il rapporto con le generazioni che si succedono nella vita del Paese sappia unire la memoria del passato alla speranza per il futuro della comunità, e le atrocità vissute nelle guerre mondiali non abbiano a ripetersi" ha ricordato nel suo messaggio il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Messaggio letto dal prefetto Edoardo D’Alascio, che ha guidato la cerimonia sotto la regia attenta della capo di gabinetto e dello staff della prefettura.
Il prefetto alla fine si è anche fermato a parlare con i bambini, un momento importante, condiviso con il sindaco di Fermo Scarfini, che li ha dati sentire per un attimo protagonisti della vita cittadina. Poco prima, invece, le parole sentite dell’arcivescovo Rocco Pennacchio, che non si è limitato a benedire la corona poi deposta davanti al milite ignoto.
Pennacchio ha interpretato letture e vangelo. Vengo invitato spesso a inaugurare cantieri, ma non ci vado. Preferisco festeggiare le chiusure. Quello che anche Gesù ricorda è che se hai i soldi, prima verifica se hai i mezzi per portare a termine l’opera. Un messaggio quantomai attuale” ribadisce l’arcivescovo guardando negli occhi i tanti sindaci presenti alla messa. Oltre venti quest’anno insieme con presidente della Provincia, presidente della Camea di Commercio, vertici di Cna e Carifermo, consiglieri regionali, associazioni combattenti e cittadini comuni.
Tutti insieme per mandare un messaggio chiaro, partendo da quello di Mattarella: “Ai conflitti tradizionali, che continuano ad insanguinare ampie aree del mondo, inclusa l'Europa, si aggiungono la disinformazione diffusa, la competizione nello spazio, la dimensione cibernetica, l'uso pervasivo dell'intelligenza artificiale e dei sistemi autonomi, domini in cui atti di aggressione risultano oggi in preoccupante e progressiva espansione. È uno scenario che richiede profonda capacità di rinnovamento, nell'integrare rapidamente le nuove tecnologie e nel garantire capacità concrete per le sfide future”.






