
di Raffaele Vitali
FERMO – La struggente Bella Ciao suonata dal Bandoneon di Daniele Di Bonaventura ha chiuso la cerimonia del 25 Aprile che il presidente Sergio Mattarella ha voluto a San Severino Marche. una mattinata intensa, ricca di simboli: dai giovani in piazza ad aspettare il presidente alle tante bandiere tricolori, dalle parole chiare e nette del governatore Acquaroli sull’antifascismo al richiamo alla pace che ha unito proprio tutti.
“Oggi, a San Severino Marche, facciamo memoria del 25 aprile, data della Liberazione del nostro Paese. A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è l’amor di Patria” ha sottolineato il presidente della Repubblica, arrivato insieme con il ministro della Difesa, Guido Crosetto.
"Da San Severino Marche, segnata dalle prove del sisma di dieci anni or sono, dalle recenti alluvioni, si conferma la volontà di risorgere. La Repubblica è grata alla gente delle Marche per il contributo che ha dato alla sua fondazione e al suo svilupparsi" prosegue Mattarella. Che poi cita uno per uno i personaggi chiave della resistenza e tutti i paesi e città marchigiani insignitici con la medaglia d’oro, d’argento o di bronzo al valor militare per l’impegno nella lotta di liberazione.
Tra le citazioni, anche quella di don Gaspare Morello, sacerdote che guidò la resistenza antifascista a Fermo. Unico sacerdote in Italia alla guida di un comitato di liberazione provinciale. A don Gaspare è dedicato il libro appena scritto da Carlo Bronzi, storico fermano, che ripercorre le sue azioni, da ex preside del liceo Classico. “La sua è stata una vita ad agire per cambiare” è il sunto.
Non a caso a Fermo il 25 Aprile, che si concretizza in piazza del Popolo, piena come non mai di giovani e pronta a intonare Bella Ciao, è sempre aperto da una cerimonia, questa volta condotta da monsignor Trasarti, che ha richiamato le istituzioni a un uso del linguaggio meno conflittuale, più rispettoso dei valori e dell’altro.
“Le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano fatto della retorica della guerra un valore. Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava - e si leva - una sola invocazione: pace. Pace per ogni persona. Pace come diritto di ogni popolo. Pace per ogni Paese. Questo il senso della Resistenza. Opporsi alla violenza dell'uomo sull'uomo” ha chiarito Mattarella tra gli applausi del teatro maceratese.
Per poi proseguire ricordando le parole dello scrittore statunitense William Faulkner, premio Nobel per la letteratura nel 1949. “Ammoniva, nel suo 'Requiem per una monaca' che 'il passato non è mai morto, non è neanche passato'. Ciò che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché per la Repubblica vale l'impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!".
Prima di Mattarella, seduto dietro di lui c’era il senatore fermano Francesco Verducci con fazzoletto Anpi al collo, numerosi interventi, tra cui anche le letture dell’attore elpidiense Neri Marcorè, accompagnato dal bandoneon di Daniele Di Bonaventura. Dopo la sindaca e il presidente della Provincia, ecco il governatore Acquaroli: “La forza del diritto internazionale è messa in discussione dagli stessi che per primi dovrebbero difenderla dove le democrazie fanno i conti con minacce sempre più insidiose. Noi oggi – ha sottolineato con chiarezza - celebriamo la fine dell'occupazione nazista, del ventennio fascista, delle persecuzioni anti-ebraiche, dei bombardamenti e delle immani sofferenze subite dal nostro popolo durante la Seconda guerra mondiale. Oggi celebriamo la nostra libertà e riaffermiamo la centralità dei valori democratici scolpiti nella Costituzione”.
Un grazie sincero lo ha riservato al presidente Mattarella, per la sua continua vicinanza alle Marche: “I marchigiani tutti le sono profondamente grati per la sua attenzione e per la sua presenza. Dal dopoguerra ad oggi i valori della Costituzione hanno garantito pace, libertà e democrazia. Sono valori che appartengono al Dna del popolo italiano e che siamo chiamati a tutelare ogni giorno”.
Il messaggio finale di Acquaroli, che è risuonato in ogni piazza d’Italia grazie alla diretta rai, è semplice: “L'amore per la democrazia e la libertà rappresenta l'unico vero antidoto a ogni forma di totalitarismo e autoritarismo”. Si chiude così una intensa mattinata, che a Fermo è proseguita all’auditorium San Filippo per premiare alcune scuole impegnate in percorsi di educazione civica e ascoltare il presidente dell’Anpi Fermo, Paolo Scipioni, rimasto colpito dall’ampia partecipazione “che conferma quanto sia importante celebrare la festa dele Liberazione e farlo con ogni generazione”.
Cerimonia che si è chiusa, dopo le parole del prefetto D'Alascio e del presidente della Provincia Ortenzi che ha parlato della "democrazia come di un giardino da curare", con momento di tensione, quando il sindaco Mauro Torresi ha preso parola esordendo con ‘il 25 Aprile è una festa scomoda’. Numerosi cittadini si sono alzati e sono usciti mentre continuava a parlare e ‘spiegava’ così quel termine infelice: “Non intendevo sminuire il 25 aprile. Al contrario, la prendo sul serio partendo dal suo valore che deve, necessariamente, unirci. Significa riconoscere che non è una celebrazione vuota o automatica, ma una giornata che ci obbliga a riflettere, a confrontarci anche quando non è facile. “Scomoda” perché non si presta agli slogan. "Scomoda” perché chiede responsabilità. Credo profondamente che il 25 aprile non sia una formalità, ma una ricorrenza con un significato chiaro: la liberazione dal nazifascismo che dobbiamo ricordare tutti insieme”.
Una spiegazione che però non è bastata di certo a Sabrina Isidori, segretaria di Sinistra Italiana, che seccamente commenta: "Una 'data scomoda' è un'espressione che non si può accettare".









