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25 Aprile, le parole di Filisetti finiscono sul tavolo del Ministro. "Serve un chiarimento"

24 Aprile 2021

FERMO - "Il nostro ricordo va a tutti caduti. Il giudizio storico è una cosa l'omaggio ai caduti un'altra. Non capisco dove i sindacati abbiano visto l'intento revisionista. Non ho voluto fare una lezione di storia ma anzi esortare i ragazzi a rimanere uniti pur avendo idee diverse. Non credo sia revisionismo storico". Così Ugo Filisetti, direttore dell’Ufficio scolastico regionale, parlando con l’agenzia Dire. per lui non c’è nulla di anomalo in quello che ha scritto agli alunni per il 25 Aprile. Un nulla che ha però suscitato durissime reazioni politiche a tal punto da spingere il Ministero dell’Istruzione a chiedere dei chiarimenti.

LA LETTERA DELL'USR

Non è la prima volta che Filisetti finisce al centro di polemiche, era già ssuccesso in occasione del 4 novembre. Il suo pensiero ormai è chiaro: “La Seconda Guerra Mondiale ha visto un'Italia scissa e martoriata, un'Italia che si è fronteggiata per le rispettive ragioni, per i rispettivi sogni di cui era carica: uno scontro marcato dal ferro e dal sangue che ha diviso, frantumato. Ma dopo quella grande catastrofe ci sia ora il superamento delle antitesi disperate, delle demonizzazioni reciproche, il riconoscimento per tutti nella propria storia, per ricostruire giorno per giorno questa Italia, per proiettare nel mondo un'Italia unita forte, libera, con un suo destino, che possa fronteggiare col lavoro la competizione mondiale”. Poi aggiunge rivolto ai ragazzi: “A tutti i caduti, unitamente ai Caduti di tutte le altre Nazioni va il nostro commosso e reverente ricordo, senza distinzione di parte. Questa è la missione forte affidata a voi nuove generazioni: non la fazione, non la setta, non i rancori, non gli odi dietro i quali i popoli si sfaldano, ma costruire la Comunità, per l'Italia di questo nuovo millennio. E quindi rimanete sempre uniti, pur nelle diverse idee, siate amicizia, strumento di una amicizia per cambiare la società e siate coraggiosi come solo la gioventù sa esserlo”.

LE CRITICHE

“Arriva il 25 Aprile, riscrivono la storia. Noi scriveremo al Ministro. Non accettiamo Dirigenti scolastici che neghino il dettato costituzionale” la reazione immediata di Emanuele Fiano, membro della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera.

“Banale e stucchevole nella sua foga nostalgica e revisionista, ormai a ogni anniversario sembra non voler perdere occasione per scrivere a studenti e studentesse vestendo i panni di un tribuno, ruolo che non gli compete affatto: il Ministro intervenga subito. Buon 25 Aprile a tutte e tutti. Buona Festa della Liberazione” scrive Daniela Barbaresi, segretaria Cgil Marche.

Sulla lettera è intervenuto il senatore Francesco Verducci: “Uno sfregio inaccettabile. Il messaggio del direttore dell’Ufficio scolastico regionale delle Marche Filisetti rivolto agli studenti per il 25 aprile è una provocazione. Un tentativo grottesco di equiparare torti e ragioni, di mettere asetticamente sullo stesso piano partigiani e nazi-fascisti. Chiediamo al ministro Patrizio Bianchi di intervenire per revocare l'incarico a Filisetti. Depositeremo su questo una interrogazione parlamentare urgente, come già nello scorso autunno quando in occasione del 4 novembre Filisetti si rese protagonista di una provocazione altrettanto grave. Chi ostentatamente omette di ricordare le atrocità del nazi- fascismo è incompatibile con il ruolo di guida e rappresentanza del sistema scolastico. La scuola ha il dovere di contrastare luoghi comuni che sono l`anticamera della discriminazione e del bullismo e di educare alla pace e alla solidarietà, di costruire cittadini consapevoli di un passato che è stato e che non può essere cancellato con artifici di retorica nazionalista".

Stessa linea di pensiero quella di Maurizio Mangialardi, capogruppo Pd in regione: “Tanti anni fa, Piero Calamandrei, invitava con queste parole i giovani italiani a scoprire il più profondo significato della Costituzione repubblicana: 'Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccatì. Ben altro spessore, ben altra moralità, ma soprattutto ben altra verità rispetto a quella che oggi, purtroppo, il direttore dell'Ufficio scolastico tenta di propinarci con la sua lettera inviata agli studenti per ricordare il 25 aprile.

Quelle di Filisetti sono lunghe righe grondanti di retorica e banalità volte esclusivamente ad avvalorare la tesi dell'equiparazione tra chi lottò per ridare agli italiani pace, libertà e democrazia, e chi, per impedirlo, si adoperò fino al punto di schierarsi al fianco dell'invasore nazista e rendersi complici di stragi di civili. Se Filisetti pensa di assuefare le Marche alle sue continue provocazioni nostalgiche e revisioniste, si sbaglia di grosso. Se il suo vocabolario è privo delle parole chiave che danno sostanza a concetti come libertà e democrazia, possiamo facilmente colmare le sue lacune. Quelle parole sono: Resistenza, partigiani, lotta di liberazione”.

Secondo il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni “quello dell'Usr Marche è un dirigente con evidenti nostalgie fasciste, che già a novembre scorso doveva essere allontanato: già noto per le sue 'nostalgie', prosegue con le sue lettere ufficiali volutamente ambigue alle scuole di quella regione. Ora per il 25 aprile, naturalmente la parola fascismo scompare come per magia, e l`insistito richiamo al 'comunque la si pensi', 'senza distinzioni di parte' non fa altro che offendere quei valori della Resistenza e della Costituzione su cui dovrebbe aver giurato".

L’INTERVENTO DEL MINISTRO

Il Ministero dell'Istruzione ha fatto sapere che a sapere che chiederà un chiarimento all'Ufficio scolastico regionale per le Marche con riferimento alla nota inviata alle scuole in occasione del 25 aprile.

FILISETTI CHIARISCE

“Il concetto – ha ribadito il direttore alla Dire - è quello di ricordare tutti i caduti. Il giudizio storico non ha nulla a che vedere con il ricordo dei morti. La Seconda Guerra Mondiale è stata una grande catastrofe. E quando si va al cimitero ci si toglie il cappello una volta che si entra, non è che poi lo metto e lo tolgo a seconda della tomba che mi trovo davanti. Quando uno va davanti al Padre eterno arriva in un Tribunale diverso dal nostro. E io non mi metto nei panni di Dio. In Italia c’è stata una guerra civile dopo il '43, non è una cosa nuova. Non è una valutazione revisionistica: è un'affermazione dello storico De Felice". (nella foto la cerimonia 2020 di Fermo)

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