
“Nessuno parla mai di come è fatto davvero il dolore”, “Una guerra silenziosa”, “Una donna muore e dopo una settimana è dimenticata”, “L’amore possesso, siamo noi il problema”, “Fermare l’ignoranza di chi commenta minimizzando”. “Il controllo non è amore”.
Mentre a Fermo il prefetto Edoardo D’Alascio inaugurava una panchina rossa nel quartiere multietnico di Lido Tre Archi, la prefetta di Pesaro, Emanuela Saveria Greco, ha scelto come tema conduttore delle iniziative contro la Violenza sulle donne, che ha nel 25 novembre la sua giornata internazionale, il ‘rompere il silenzio’. E così gli studenti e studentesse hanno realizzato dei dipinti che di questo parlano accompagnandoli da frasi significative e da una struggente canzone.
Tutti compatti per cambiare il presente. A cominciare dalla Regione rappresentata dall’assessora regionale Francesca Pantaloni: “Le istituzioni ogni giorno lavorano per proteggere le donne. Siamo qui pe ribadire un principio fondamentale: la libertà delle donne. Tutelarle è un dovere dello Stato. Ha ragione la prefetta che ha scelto come tema il rompere il silenzio: la violenza prospera nel silenzio, nell’isolamento, nella paura. Le istituzioni devono romperlo e proteggere chi ha il coraggio di chiedere aiuto”.
Dai Cav alle case rifugio, dai consultori ai professionisti, il sistema interviene con competenza e determinazione. “Sono loro il primo presidio di ascolto. Uniamo le forze per fermare la violenza contro le donne. Noi vogliamo che le Marche siano un luogo che sa proteggere, accogliere e offrire un cammino di libertà e sicurezza”.
Libertà e sicurezza che, per il sindaco Andrea Biancani, che dà voce ai sindaci marchigiani, ha bisogno di un lavoro comune contro il sistema culturale che permette alla violenza contro le donne di esistere. “C’è una normalizzazione, fino alla giustificazione. E invece no, la violenza va fermata. Sapendo che non è solo fisica, ma economica e culturale. La violenza non è una cosa privata, è politica, inizia dalle differenze salariali”.
Puntuale l’intervento della presidente del tribunale di Pesaro che parte dalla storia dell’ospite chiamata dalla prefetta a parlare ai più giovani: “Quella di Lucia Annibali è una vicenda processuale e simbolo della lotta contro la violenza sulle donne che ha dato il via a una serie di riforme, come il codice rosso e le lesioni aggravate per lo sfregio al viso. Al tempo ero il Gip, una vicenda che ha scosso le coscienze. Importante ascoltarla perché rappresenta come il coraggio e la determinazione di una donna che denuncia quanto subito possa consentire alla giustizia di fare il suo percorso e raggiungere il risultato positivo. Denunciare è fondamentale, anche se sappiamo che il primo passo per fermare la violenza è legato all’educazione, partendo dalla famiglia”.


La donna che trova la forza di denunciare riacquista libertà, è il messaggio. Con un ma. “Questa libertà passa anche per l’indipendenza economica. Il 90% dei procedimenti che passano davanti al collegio dimostra che la libertà di sottrarsi alla violenza è legata all’indipendenza economica, le donne si sentono sole perché non avendo un lavoro, guadagnando meno, non possono mantenersi loro e i figli e quindi non denunciano. Su questo tutti dobbiamo agire”.
La prefetta è concreta: “Essere ancora qui a parlare di violenza di genere, di violenza di uomini contro le donne, sembra anacronistico, in un tempo in cui uomini e donne svolgono le stesse mansioni. Non c’è classe sociale, non c’è cultura, purtroppo la violenza colpisce a ogni livello. E purtroppo la violenza nella maggior parte dei casi è all’interno di una relazione, quando ci si dovrebbe sentire protetti. Manca il rispetto dell’altro, la consapevolezza del valore dell’essere umano in quanto tale”.
La norma ha introdotto i reati di genere. Nel 2024 sono stati 80mila i reati da codice rosso, 70mila nel 2025. C’è un decremento anche dei femminicidi, ancora 71. Mentre sono 5458 le volenze sessuali in Italia. Dalle minacce agli attacchi verbali, dallo stalking allo stupro: si apre così il baratro che inghiotte la donna, lasciandola nel dolore e solitudine. Perché? Si chiede la prefetta.
“Come può un uomo che dice di amare una donna provocarle ansia e terrore permanente? Dobbiamo far sì che le vittime si sentano capite, mai giudicate, e mai sole. Non è normale che sia normale, riempiamo il muro del silenzio per salvare una vita. L’amore è tenerezza, libertà di scegliersi ogni giorno, libero consenso. Seve un’azione consapevole di uomini e donne per cambiare la realtà” conclude Greco. Che lascia poi parola al procuratore capo, alla questore e infine all’onorevole Lucia Annibali, la storia che ha fatto riflettere davvero gli alunni in sala.
Da tutti un ulteriore messaggio: “Attenzione ai segnali. Il fidanzatino, l’uomo che vi inonda di messaggi, vi apre lo sportello ma lo fa in maniera esagerata appena nata la relazione. Non crediamo ancora, nel 2025, nel fatto che sia normale che qualcuno ci spii e ci segua, voglia le password di accesso ai nostri social. Questo non è amore”.
In ogni momento, ribadiscono questora e comandante dei carabinieri, è necessario un ?NO’ bello netto, senza ripensamenti. “Non dovete sentirvi in difetto. Se una relazione nasce da violenza, controllo e mancanza di rispetto, va interrotta senza ripensamenti”. Aggiunge la Annibali: “A donne e ragazze che incontrano la violenza bisogna comunicare subito ‘che non è colpa loro’, che non è responsabilità e che è solo legata alla persona che sceglie di agire in modo violento. Bisogna saperlo comunicare, da parte di ogni persona che si deve interfacciare con una donna che racconta un’esperienza di violenza".
La donna non subisce perché è crocerossina, ma perché incontra la persona violenta. "Ai giovani dico attenzione al possesso, al voler sempre stare insieme, al fare tutto insieme. Inizia così il controllo, la limitazione delle amicizie e l’isolamento. E se ti dicono come devi vestirti, è un modo per minare la sicurezza e controllare la vita. Purtroppo, e dobbiamo farvelo capire, alcuni gesti non sono normali, non sono parte di una relazione sana e costruttiva” conclude l'avvocata, sfregiata dall'ex davanti a casa.
