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Vento, pioggia e un calcio di rigore del Mantova: l'esordio della Fermana è da dimenticare

27 Settembre 2020

FERMO – Silenzio surreale dentro lo stadio Recchioni. A fare rumore è solo l’applauso dopo il minuto di raccoglimento dedicato a Mariano Pavoni, uno che la storia gialloblù l’ha scritta davvero con 568 partite. Inizia così la quarta stagione tra i professionisti della compagine guidata da mister Antonioli, confermato alla fine di una strana estate in cui a fare notizia sono state le tante partenze e la conferma dello staff societario.

Antonioli parte con la novità tecnica: Iotti numero dieci libero di muoversi dietro le punte, Cognigni e il giovane Nepi che ha firmato un triennale. Alleggerito nel peso e nei capelli, corti e biondi, l’ex terzino che sognava di fare l’ala, è il primo a rendersi pericoloso. Ma il vero brivido arriva dopo un’uscita coraggiosa, quanto complessa, di Ginestra che lascia la porta sguarnita ma sul cross corto Cheddira di testa anziché segnare la appoggia nelle mani del numero uno gialloblù.

Uno strano inizio, con la Fermana che non riesce a costruire gioco, visto il pressing molto alto, spesso a tre, del Mantova. E così, si torna ai vecchi lanci lunghi che riportano alla memoria il gioco di Flavio Destro. Del resto, non sono quattro amichevoli che possono bastare per digerire le idee che mirano al bel gioco del tecnico romagnolo.

Se si vuole costruire, bisogna passare sempre per Iotti, che infatti spesso arretra, anche perché è uno di quelli che corre di più e non si fa problemi a scattare per venti metri e riprendere l’avversario in fuga. La Fermana gioca di rimessa e soprattutto non disdegna il contatto fisico.

Del resto, mancando qualità, quella che si spera la società regali ad Antonioli nell’ultima settimana di mercato (Neglia ed Esposito sono gli attesi), non resta che allungare la gamba. E così, tre cartellini in un tempo: primo ammonito della stagione al 21’ Scrosta, che da dietro ferma un avversario, secondo per Urbinati al 26’, terzo al 34’ per Mordini.

La temperatura continua a scendere, i muscoli si raffreddano e Antonioli cambia per cercare di animare in particolare l’attacco gialloblù. Debuttano Demirovic e Boateng, fuori Bigica e uno spento, quanto isolato, Cognigni. Il mister prova ad attaccare la linea di corazzieri del Mantova con la velocità del Boa. Il campo pesante comincia a farsi sentire, i biancorossi hanno speso tanto e si chiudono in difesa, subendo il ritmo dei canarini che hanno in Demirovic un instancabile incursore dai piedi educati.

Al 20’ grande occasione, ma Scrosta in scivolata sotto porta centra il portiere del Mantova. Lampi in un match ibernato dal vento. E al 26’, nel miglior momento per la squadra di casa, la beffa, contropiede del Mantova, Fermana sbilanciata, Cheddira scatta, anticipa Comotto che allunga le mani e stende l’attaccante: rosso e rigore. Guccione va sul dischetto, davanti a sé Ginestra e la curva Duomo vuota e grigia: spiazza il portiere e mette il pallone sotto la traversa per il vantaggio insperato della neopromossa in serie C.

La mossa di Antonioli è Liguori per Nepi, un mix di freschezza ed equilibrio tattico per compensare l’uomo in meno. Ma il gioco non c’è e il lampo di Cheddira, il migliore in campo, resta quello decisivo. Alla Fermana resta il rammarico per non aver saputo concretizzare il buon inizio di secondo tempo, ma anche la consapevolezza che senza qualità diventa difficile vincere in serie C.

Raffaele Vitali

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