
di Raffaele Vitali
MILANO – Giovani, giovani e ancora giovani. Nel regno degli ordini e delle strette di mano commerciali, il sistema moda non perde di vista il futuro: la necessità di un ricambio generazionale all’interno delle imprese della moda. Non è un caso che la scritta che domina la grande piazza dentro il padiglione 3 della 101esima edizione del Micam è NEXT.
“Far tornare i giovani nelle aziende. Un lavoro impegnativo che perseguiamo con l’Academy e con il protocollo che firmiamo proprio oggi con il ministro Valditara” introduce la presidente Giovanna Ceolini. Formazione necessaria, visto che ci sono trecento passaggi dietro una scarpa: insegnarli è un dovere, trovare chi vuole imparare è la sfida.
“I giovani parlano il linguaggio del futuro, dobbiamo essere capaci di prospettare ai giovani la manifattura come orizzonte concreto di impegno e imprenditorialità, un luogo dove esplicare la propria vocazione mantenendo un valore per la collettività” prosegue.
Al fianco della numero uno di Assocalzaturifici c’è la presidente Claudia Sequi che dà il via per dare il via al 129esimo Mipel. “Ci siamo rinnovati e abbiamo cambiato padiglione, per la prima volta al 5. Ma abbiamola posizione frontale, quindi un luogo importante. Abbiamo ridisegnato il layout, concepito come un contesto urbano grazie a Lombardini 22. E abbiamo concepito la fiera come un percorso immersivo, coinvolgente e fluido. Vogliamo che i buyer possano ammirare al meglio le collezioni”.
Vendere e formare, per questo è nata Mipel Factory per far comprendere le varie fasi della produzione. “Questo permette di conoscere l’artigianalità, ma anche la necessità delle nuove tecnologie”.
Ascolta il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, arrivato a Milano per firmare, in diretta, il nuovo Protocollo d’Intesa 2026, che rinnova e amplia il precedente accordo del 2021. L’obiettivo dell’intesa è rafforzare il raccordo tra sistema educativo e filiera produttiva della moda, al fine di valorizzare i talenti, sostenere l’orientamento e favorire l’occupabilità dei giovani, in un’ottica di scuola aperta al territorio, dialogo intergenerazionale e cittadinanza attiva.
Sono tre i nomi in calce al protocollo: Luca Sburlati, Confindustria Moda, Giovanna Ceolini, Confindustria Accessori Moda, e il ministro Giuseppe Valditara. Sburlati partite dai numeri per far capire il peso del settore. “La moda italiana vale 90 miliardi ed è la seconda industria per export del Paese con 70 miliardi. Oggi diamo lavoro direttamente a mezzo milione di persone, un altro mezzo nel retail. Vogliamo che resti strategico per l’economia? Misure come quella di oggi sono strategiche. L’età media nelle industrie è avanzata, serve un veloce cambio nella strategia educative. Ci devono lavorare i territori e la politica, ma anche Confindustria farà la sua parte”.



Il tutto garantendo il necessario mix: “Abbiamo le tecnologie nelle imprese già entrate, l’AI nella pianificazione; abbiamola certezza che non c’è un robot antropomorfo che saprà cucire da qui a 20anni. Quindi è fondamentale unire futuro e tradizione. Lo facciamo con il protocollo”.
Del resto, ricorda Giovann Ceolini, “ci sono dei lavori in cui mente e mani sono insostituibili. La tradizione non si abbandona. Quello che ci differenzia dagli altri è proprio la manualità. Dagli Its uscivano tecnici di altissimo livello, degli ingegneri senza laurea. Torniamo a favorire questa formazione, consapevoli che nessun lavoro è uguale all’altro, perché cambia il modello, cambia la pelle e quindi serve l’uomo”.
Valditara sorride, Confindustria è in linea. “Firmiamo qualcosa di rivoluzionario: l’applicazione concreta della riforma del 4+2 che sta andando molto bene con le iscrizioni. Stiamo finalmente superando il periodo in cui l’istruzione tecnico professionale era considerata dal lato culturale e non pratico. Non formava straordinari tecnici, ma figure con cultura di base. Le imprese, così, non hanno più trovato le figure necessarie. Noi abbiamo collegato scuola e mondo del lavoro, non ci vergogniamo di dire che sono unite e che ci si può formare anche nella impresa. Noi non facciamo sfruttare gli studenti, tutt’altro. Noi stiamo recuperando la cultura del lavoro, della manualità come espressione dell’intelligenza”.
È convinto il ministro di avere intrapreso la strada giusta e gli applausi del mondo imprenditoriale gli danno forza: “Contribuiremo a formare i docenti, aggiornarne la professionalità, orienteremo gli studenti: dobbiamo saper usare al meglio i laboratori che sono stati creati, anche grazie al Pnrr. Dobbiamo puntare sulla laboratorialità come strumento di crescita della professionalità, dobbiamo puntare sull’AI che non sostituisce il genio creativo ma che è ausilio per migliorare la competitività” conclude il ministro prima di prendere la penna in mano e incassare il plauso anche della vicepresidente nazionale di Confindustria Giovanna Cimmino: “Le nuove skill necessitano collaborazioni che vanno oltre i normali canali. Questa firma deve essere il gate che apre la strada ad intese anche internazionali. Lavoriamo su digitale, innovazione e sostenibilità”.
