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Troppi casi di cancro al colon: screening gratuiti per gli over 45. Macarri: "Non ti affidare al destino, controlla l'intestino"

17 Gennaio 2026

di Raffaele Vitali

FERMO – Il dg Roberto Grinta chiede attenzione e ascolto, lo screening del colon retto non può passare in secondo piano. “Permette di organizzare un percorso  appropriato, anticipando la diagnosi di eventuali patologie. Dobbiamo comunicarlo ai cittadini. Ci sono indicatori che possono portare poi a un diagnostica di secondo livello, come la colonscopia, ma è importante scoprirli per tempo e poter così essere affidato al miglior centro che sappia eventualmente intervenire durante l’esame in modo chirurgico” introduce il direttore dell’Ast di Fermo.

In tutto questo, un ruolo ce l’hanno, prima del reparto diretto dal professor Giampiero Macarri, i medici di Medicina generale “che devono con appropriatezza richiedere le colonscopie, magari dopo un primo esame di colon e retto”. Così si accorciano i tempi e si evita di ingolfare il sistema.

Un messaggio manda il direttore al cittadino, prima di lasciare parola agli esperti: quando si fanno le colonscopie, valutare bene il sistema sanitario pubblico, perché è l’unico che può garantire l’immediato intervento chirurgico, se necessario durante l’esame. La fascia di riferimento è 50 -74, ma da quest’anno si abbassa ai 45 anni, proprio perché lo screening è efficace e i casi sono in aumento.

L’assessore regionale Paolo Calcinaro non è voluto mancare, anche perché ascoltare Macarri è sempre un arricchimento: “Il mio è un appello perché il messaggio passi e si rafforzi. Ci sono dei percorsi che possono in qualche modo evitare il ricorso massivo agli esami o al pronto soccorso. Usiamo lo screening, non possiamo essere bassi nella prevenzione e poi andare in difficoltà nelle liste sulle colonscopie. Questo significa che il sistema ha un cortocircuito. Evitiamo di intasare il sistema, rendendo poi più lento l’intervento necessario, partecipando agli screening”.

Chiede a tutti appropriatezza, anche nella richiesta degli esami. “Partiamo dal percorso istituzionalizzato”. Dove c’è prevenzione, a Fermo c’è il dottor Giuseppe Ciarrocchi: “Quando parliamo di screening, siamo alla prevenzione secondaria. L’assessore ha parlato del carico della malattia sul sistema sanitario, che nasce dalla domanda del cittadino alle cure. A Fermo abbiamo una popolazione che invecchia, su 170mila abitanti 55mila sono over 65. Molti con patologie croniche e, dicono i report, il 70% della mortalità è dovuta da malattie non trasmissibili, cardiocircolatorie, il diabete, le neoplasie. Malattie che si possono prevenire?  Con una buona prevenzione sì”.

Bisogna partire con il controllo della pressione, del colesterolo, della glicemia sono gli step inziali. Poi si arriva al sangue occulto e nel caso alla colonscopia. Da quest’anno gli esami inizieranno a 45 anni: “Noi – spiega Silvia Scaramuzza, la dottoressa che segue gli screening -  inviamo le lettere a tutta la popolazione, sia uomini sia donne. Invitiamo ogni anno 25mila persone. Oggi l’adesione è al 35%, vogliamo arrivare almeno al 50-60%. Non ha senso non partecipare allo screening”.

Il sistema prevede che una volta ricevuta la lettera, il cittadino vada in farmacia a prendere la provetta, segua le istruzioni e poi consegni tutto all’Ast. Se il sangue occulto è positivo, viene chiamato entro due giorni. A quel punto scatta la colonscopia, con preparazione in esenzione, che viene fatta entro 30, massimo 60 giorni, con intervento chirurgico sul polipo, se necessario. “E se necessario un ulteriore esame, viene prenotata anche la colon-tac. Tutto questo è completamente gratuito. Parliamo di qualcosa di rapido ed efficiente” ribadisce Scaramuzza.

Il cittadino ha due anni di tempo dall’arrivo della lettera: “Per la cervice uterina si è arrivati a cinque anni. “Più di così per andare incontro al cittadino diventa difficile. Per cui – prosegue Scaramuzza rivolgendosi ai fermani – appena ricevete la lettera, agite”.

A Giampiero Macarri spetta il compito più complicato, far capire davvero i rischi: “Il cancro del colon è ancora un problema grande, questo va fatto capire. È la seconda causa di morte in Italia, ogni anno ci sono 18-19mila decessi per cancro del colon e 50mila nuovi casi. Scende l’età, da qui l’anticipo dello screening e la gratuità per accompagnare al meglio il paziente”. Ci crede il prof nello screening, “anche per ridurre l’inappropriatezza degli esami”.

Funziona lo screening, se fatto, in dieci anni la mortalità è scesa del 9%. “Noi abbiamo dieci esami alla settimana dedicati allo screening, ma non li occupiamo. Significa che qualcosa non funziona. Le persone devono aderire. A livello nazionale l’adesione è al 33%, ma 45% al nord e noi siamo al 30%, il 15% al sud”.

Per migliorare, Macarri punta su alcuni messaggi: “Non parliamo di diagnosi di cancro precoce, noi andiamo a cercare lesioni che potrebbero diventare cancri. Noi puntiamo il polipo”. Il secondo è: “Lo screening non è la colon, è la ricerca del sangue occulto che è un esame banale e non traumatico. Eventualmente scatta la colonscopia. Non è una tragedia. Noi siamo un centro screening. Dedichiamo un’ora, si parla con il paziente che è ancora un cittadino, non un malato. Il sangue occulto positivo non significa cancro, ricordiamolo, magari sono emorroidi”.

Altro messaggio importante: “Non è che a 50 anni devo fare la colon, ci sono dei parametri che dobbiamo ricordare per non arrivare all’inappropriatezza dell’esame. Di certo va fatto il sangue occulto. La colonscopia poi nel caso in un centro qualificato, cons strumentazioni adatte come ha il Murri. Se c’è un polipo non si può dire ora vai da un’altra parte, da qui l’importanza di andare in un vero centro screening”.

La chiusura è comune: “è necessario rafforzare la prevenzione, gli screening. Dobbiamo sensibilizzare, le donne sono più sensibili ai problemi di salute, ma anche lo screening sula mammella non ha le risposte sperate. Poi improvvisamente ci si sveglia e si fa richiesta e i tempi si dilatano. Dobbiamo quindi far capire al cittadino che ogni due anni la chiamata arriva e bisogna rispondere” riprende Ciarrocchi.

L’ultimo messaggio è di Paolo Misericordia, referente dei medici di medicina generale: “Lo screening è un percorso virtuoso che si conclude, se necessario, con una rapida prenotazione della colonscopia. A fronte di questo, soffriamo sul percorso della clinica. Se c’è un sangue occulto fecale richiesto al di fuori del processo dello screening, lì abbiamo tempi più complessi. Per questo è importante aderire agli screening”.

Quello che Misericordia chiede è di “dare direttamente la provetta in studio, evitando il passaggio in farmacia. E magari conoscere le liste per agevolare la pulizia dei richiami”. Su questo, Macarri concorda e l’assessore Calcinaro prende appunti per ragionarne a livello centrale.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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