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Lectio di Daniela Lucangeli a Montegranaro: "Tecnologia e salute mentale, il digitale è chiaroscuro"

7 Febbraio 2026

MONTEGRANARO - Tecnologia sì, ma a quale prezzo? È il filo conduttore della lectio di Daniela Lucangeli, che ha affrontato il delicato rapporto tra digitale e salute, mettendo in luce luci e ombre di uno strumento ormai inseparabile dalla nostra quotidianità. Ad invitarla, il Rotary di Montegranaro che ha visto riempirsi il cineteatro La Perla di genitori e insegnanti, oltre che dei vertici del comune, sindaco Ubaldi in testa con la sua vice Marinozzi.

L’essere umano, ricorda Lucangeli, è una specie profondamente relazionale: senza connessione con l’altro non esisterebbe la vita. Ma quando la connessione diventa tecnologica, cosa cambia? I cellulari ci connettono davvero o, paradossalmente, ci disconnettono? Parte da qui la lectio della professoressa dell’università di Padova

I rischi

La studiosa ha richiamato ricerche scientifiche già presenti in letteratura dal 2006 sugli effetti dell’esposizione ai campi elettromagnetici, con particolare attenzione ai bambini e agli adolescenti. L’interferenza dei campi può incidere su alcuni processi biologici ed epigenetici, cioè sulla modulazione dell’espressione genetica in risposta all’ambiente.

Da qui la raccomandazione: evitare che i ragazzi portino il cellulare in tasca, soprattutto vicino agli organi riproduttivi, alle aree di nutrizione e al cuore, poiché l’organismo in crescita è più vulnerabile.

Perché reagiamo in modo diverso

Non tutti rispondono allo stesso modo alla tecnologia. Lucangeli spiega questa differenza attraverso tre concetti chiave: filogenesi, i fattori universali della specie; ontogenesi, la storia individuale; epigenesi, il modo unico con cui ciascuno reagisce.

“C’è chi sviluppa dipendenza e chi, al contrario, manifesta reattività e cerca alternative. Questo dimostra che esistono margini di libertà, sui quali educazione e consapevolezza possono intervenire” prosegue .

Educare all’uso, non alla dipendenza

Un futuro senza tecnologia non è realistico. “Non torneremo a Rousseau sottolinea Lucangeli. Ma educare alla dipendenza significa rinunciare alla possibilità di controllo. L’obiettivo non è l’immunità, bensì la consapevolezza, soprattutto sugli effetti che il digitale ha sulla mente.

“La tecnologia agisce infatti sul circuito della ricompensa, lo stesso coinvolto nelle relazioni affettive e nel lavoro. Quando la ricompensa manca, subentra il low mood”.

Il cellulare come relazione impropria

“A differenza di altri strumenti, con il cellulare instauriamo una vera e propria relazione. Non ci aspettiamo felicità da un microonde, che ha una funzione precisa. Dallo smartphone sì. Al suo interno vivono memorie, connessioni, verità e bugie, in una dinamica che può diventare assimilabile a una dipendenza biochimica di medio grado” aggiunge la psicologa.

Adolescenza e disagio emotivo

Molti adolescenti oggi oscillano tra apatia emotiva e ipersensibilità, fino a gesti di autolesionismo o aggressività. “È il superamento della soglia di autoregolazione emotiva”. Durante l’intervento, Lucangeli presenta alcuni dati Unicef allarmanti: “Un suicidio ogni 11 minuti nel mondo, un adolescente su due in stato di angoscia, uno su sette con disturbi di salute mentale. Tra i 15 e i 19 anni, la salute mentale rappresenta la quinta causa di morte”.

Stress e solitudine

“Lo stress, in sé, non è negativo: se equilibrato diventa eustress, una risorsa per superare gli ostacoli. Quando però l’equilibrio si rompe, si trasforma in distress, con segnali di allarme che coinvolgono corpo e mente”.

La solitudine resta il disagio più diffuso. Il digitale si inserisce proprio qui: il rinforzo arriva con un like, la relazione diventa più facile con chi non ci conosce. “Ma la relazione reale – soprattutto quella educativa – è più faticosa, perché chiede presenza piena” ricorda al pubblico.

L’importanza della presenza adulta

Particolare attenzione, chiede la psicologa, va messa nel fenomeno del digital baby-sitting: “Il cellulare è l’unico oggetto che provoca nei bambini di pochi mesi reazioni simili alla sottrazione di seno o pappa. Segno di un bisogno primario di relazione”.

Che poi conclude con l’immagine di una madre che bacia al bambino: “Se tu baci me, io mi sento baciato” è quello che il cervello dice di fronte a un bacio. Questo conferma che è il comportamento reale dell’adulto, non la sua sostituzione tecnologica, a nutrire lo sviluppo emotivo.

r.vit.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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