
PESARO – Sette secondi alla fine del match, Loro prova a prendere l’ennesimo rimbalzo, dopo l’incredibile 0/2 di Monaldi dalla lunetta, ma Maretto con il corpo riesce ad ‘accompagnarlo’ fuori dal campo. Palla persa di Verona.
Pesaro costruisce la sua ultima azione. O almeno così sembrava: Tambone, glaciale, fa 2/2. Poi tocca a McGee, che ne mette uno. La palla, con 4 secondi torna a Tambone che subisce fallo, ne basta uno e lui lo mette. Poi che Ambrosin segni ancora da tre serve solo per lo scout. Pesaro vince e resta prima in classifica.
LA PARTITA
La lezione di Rimini, in Coppa Italia, è servita. Anche se prima è stato necessario un ripassino degli errori commessi durato due minuti, quelli serviti a Verona per scappare via sullo 0-8. Leka poteva chiamare time out, ma la sua filosofia l’ha chiarita ormai: i giocatori in campo devono avere la capacità di reagire. E i miei ce l’hanno.
Ancora una volta ha avuto ragione lui. Tambone inizia a giocare un suo match personale contro Verona e segna da ogni posizione. Ma praticamente infallibile, passo passo ricuce. Nel mentre Smith si fa vedere in campo, dopo aver segnato va a riposarsi un paio di minuti. Il motivo? Leka vuole sfiancare Johnson, il monolite di Ramagli, e quindi mette in campo Fainke per creare disturbo. Altra mossa che funziona.
Smith torna, dopo aver osservato i giochi a due dei compagni, e capisce cosa fare. In un amen, due schiacciate, di cui un alley-oop che a Pesaro non si vedeva da un po’. La palla di Bucarelli è stata perfetta (19-16).
Il match è in equilibrio, Verona approfitta dei rimbalzi in attacco, ma con i minuti a Tambone si uniscono anche i compagni: tripla di Jazz Johnson e lettura di pura intelligenza nell’ultima azione di Bucarelli che si fa tutto il campo e poi va spalle a canestro contro il piccolo Bolpin.
Il secondo quarto non cambia nei ritmi, si segna solo meno nei primi cinque minuti. Quelli in cui Pesaro, invece, avrebbe potuto scappare via dopo l’antisportivo fischiato a Monaldi su Maretto. Ma l’azione da cinque punti potenziali ne regala uno solo, che poi viene spazzato via dalla tripla di Loro, fino a quel momento inutile. L’ala invece prende fiducia e, come in Coppa, inizia a colpire, affiancato dal funambolico Zampini, uno di cui Virginio ha visto solo la schiena visto che gli è scappato ogni volta che l’ha dovuto marcare.
Ogni canestro va sudato. In successione Bucarelli, Smith e Tambone commettono il secondo fallo e questo costringe Leka a una rotazione forzata. È in questo momento che Jazz Johnson regala una penetrazione d’altri tempi, con virata perfetta e appoggio al ferro. Applausi e Pesaro che torna avanti per l’ultima volta, il finale è veronese, con tanto di tripla del redivivo e rientrante Ambrosin (42-43).
Nel terzo quarto spesso si vincono le partite. E questo coach Leka lo deve aver ricordato ai suoi che entrano in campo con un piglio diverso in difesa. Si vede anche un velato pressing che rallenta il ritmo di Verona. Un’azione con violazione dei 24 secondi, un’altra con palla rubata, i biancorossi così costruiscono una piccola voragine con la tripla da leader puro di Bucarelli (54-45). Verona sembra intontita, McGee forza e poi forza ancora, si innervosisce e per fermare l’ennesimo taglio di Maretto, che è dominante a rimbalzo, commette il suo quarto fallo. Quei falli che invece Bucarelli non regala, anzi. Gioca con un metronomo in testa il capitano, che segna allo scadere dei 24 con grande calma mentre tutti si agitano.
L’apoteosi sugli spalti, anche questa volta Pesaro supera i 5mila spettatori, con la tripla di Virginio dall’angolo. È il +14, con Ramagli che chiama time out per disegnare un gioco alternativo alla ‘palla a Justin Johnson’ che ha funzionato per tre minuti e ora non basta, vedi la palla rubata da Jazz Johnson che è andato a raddoppiare sul quasi omonimo.
Il basket, però, è uno sport che sa essere meraviglioso e perfido. Quando Pesaro sembra aver imboccato il viale giusto, un muro si alza davanti a coach Leka: Verona piazza un 2-12 inaspettato, rapido, ben costruito. Triple dopo un’ottima circolazione, di nuovo Zampini che si prende gioco degli avversari, è la prova che senza McGee, per la seconda volta nel match, i gialloblù giocano meglio. All’ultimo quarto si arriva con un ingeneroso 63-59.
IL FINALE
I contatti aumentano, è il gioco che Verona ama di più, ma a Pesaro c’è Maretto che segna i primi sette punti e soprattutto sale al piano superiore quando c’è da prendere un rimbalzo. Pure Smith fa il suo, quando ne prende uno circondato da due maglie avversarie, e scatta l’applauso come se avesse schiacciato.
La garra argentina coinvolge pubblico e compagni, non c’è più un pallone che cade a terra in zone vuote. Ma reggere a rimbalzo è davvero dura, soprattutto Loro che arriva spesso in corsa da fuori. E così, ancora una volta, Verona rientra con Monaldi. A tre minuti dalla fine, è tutto da rifare, Baldi Rossi firma il vantaggio (74-75) dopo un fischio molto contestato, sfondamento a Maretto su Loro che costa il canestro segnato. A fischiare è l’arbitro più lontano e non quello a due metri dal fatto.
Non si sente più niente dentro il palasport, solo fischi quando Verona attacca. E si ingolfa così anche il motore di Monaldi, che perde una palla importante. L’air ball di Maretto, però, tiene in vita Verona. Era un buon tiro. Tra gli spalti la domanda è: perché non tira più Tambone? Semplice, la palla non gli è più arrivata e così Tambone se l’è andata a prendere da solo: tiro e canestro da tre.
Risponde Zampini. Ma Tambone è on fire, la riprende e segna ancora, solo che ha un’unghia sulla riga. È l’81-79 a 37 secondi dalla fine. 37 lunghissimi secondi e poi…il coro che la curva aspettava da inizio partita: ”chi non salta è bolognese”.
Raffaele Vitali
