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Strage di Corinaldo: sei condannati, niente associazione a delinquere. "Nessuna pena mi ridarà mia moglie"

30 Luglio 2020

ANCONA – È stata una lunga mattinata, poi la sentenza: Il Gup del Tribunale di Ancona, Paola Moscaroli, ha emesso a carico dei sei imputati per la tragedia della Lanterna Azzurra di Corinaldo altrettante sentenze di condanna.

All'interno della discoteca la notte tra il 7 e l'8 dicembre 2018 persero la vita sei persone: Benedetta Vitali e Mattia Orlandi di 15 anni, le 14enni Asia Nasoni ed Emma Fabini, Daniele Pongetti di 16 anni e la giovane mamma Eleonora Girolomini di 39 anni.

Il processo in primo grado, che si è svolto al Tribunale di Ancona col rito abbreviato, si conclude con pene che vanno dai 12 ai 10 anni per tutti i sei imputati, poco più che ventenni originari della provincia di Modena. Riconosciuti tutti i capi di imputazione formulati dai pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai tranne l'associazione per delinquere, mentre vengono confermati quelli per omicidio preterintenzionale, lesioni personali, furto e rapina. E così è arrivata la riduzione della pena.

Queste le condanne: a Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone 12 anni e 4 mesi di reclusione, ad Andrea Cavallari 11 anni e 6 mesi, a Moez Akari 11 anni e 2 mesi, a Souhaib Haddada 10 anni e 11 mesi ed a Badr Amouiyah 10 anni e 5 mesi di reclusione. “Il Pm aveva chiesto 18 anni, avrei preferito che fossero stati inflitti. Poi non c'era pena adeguata dopo quello che è successo: mi hanno rovinato la vita” ha commentato tra il commosso e l’arrabbiato Paolo Curi, marito di Eleonora Girolimini, 39 anni, una delle sei vittime di Corinaldo dopo la sentenza che ha inflitto sei condanne tra i 10 e 12 anni di carcere.

Sentenza accettata dalla procuratrice Monica Garulli: “La sentenza ha «confermato l'impianto accusatorio, ad eccezione di un capo, l'associazione per delinquere, attendiamo le motivazioni. È stata una risposta celere da parte dello Stato”. “I miei quattro figli non hanno più la madre, - ha aggiunto - io non ho più la moglie con cui stavo da una vita. Altre cinque famiglie che non hanno più i figli...”.

Curi aggiunge: “Aspettiamo anche l'altro processo, le persone coinvolte sono per me molto più colpevoli di queste qua”. Il riferimento è al procedimento parallelo che riguarda la carenza di sicurezza del locale e la procedura di autorizzazione per il pubblico spettacolo, con una ventina di indagati: “Se chi ha riaperto la discoteca nel 2017, non l'avesse fatto mia moglie sarebbe ancora qua - attacca -. Questi ragazzi hanno fatto le stesse cose in altre discoteche e non è morto nessuno, neanche un graffio. Io ero lì dentro, si respirava aria d'insicurezza al 200%”.

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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