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Sette plessi, 1700 alunni, 220 prof e troppi cantieri. Scatasta: "Non siamo una semplice scuola, siamo il Montani. Da lunedì tutti in aula"

7 Settembre 2020

FERMO – “Siamo un cantiere”. Stefania Scatasta non ha più dietro di sé le scalinate dell’Ipsia, ma l’ape laboriosa del Montani. “Un anno scolastico ricco di novità, inclusa la mia presenza” esordisce con il solito brio. Dopo la lunga era Bonanni, inizia quella dell’ex dirigente del Professionale.

“Continuità” come inizio, “novità” come obiettivo. “Una fase emotivamente difficile. Ho dovuto chiudere un percorso importante per aprire questo. Mi porto dietro il bello e positivo, amicizie profonde”. Dal giorno della nomina si è sentita accolta: “Vedo continuità relazionale che mi dà serenità”.

Il triennio 20-23 è per lei quello del ‘cantiere Montani’. “Ci siamo dati tre anni per risolvere le questioni della scuola. Nel mentre si lavora, e tanto. Abbiamo ragionato sull’ottimizzazione delle strutture, siamo spalmati in sette plessi, e dal primo settembre ci confrontiamo sull’impianto curriculare. Abbiamo tante situazioni aperte di cui tratteremo il 10 settembre in prefettura con la Provincia, in maniera propositiva, per capire esattamente la situazione degli edifici e comprendere la tempistica che speriamo sia all’interno del triennio. Precarietà sì, ma non tempi biblici. Noi dobbiamo garantire che gli studenti siano in sicurezza e così docenti e personale”.

Il nuovo anno si apre tra didattica in presenza e quella a distanza: “Devo dire bravi ai docenti, che hanno saputo mantenere viva la didattica e soprattutto il rapporto con gli studenti. Oggi ci siamo organizzati per lezioni in presenza, sapendo che nei mesi scorsi abbiamo anche distribuito 100 dispostivi per favorirela Dad”.

Sono 1700 gli alunni dell’Iti Montani. L’organizzazione resta una scommessa, ma il Montani l’ha pensata. “Ora dobbiamo esperirla: siamo positivi e propositivi”. Il cantiere però resta il vero protagonista: “Lavori al biennio e al convitto, i plessi hanno situazioni differenti. 20 classe a distanza su 74, per permettere la chiusura dei cantieri che avverrà a giorni. Per questo abbiamo più piani. Quello A è tutti in presenza, grazie al lavoro fatto dalla Bonanni con i docenti che hanno definito gli spazi, il B è attendere la chiusura dei lavori e per sette giorni lezione a distanza, il C è essere pronti per un’eventuale necessità di Dad per tutti, dopo aver sperimentato soluzioni che proseguiranno anche nella normalità”.

Anche il Montani ha delle priorità. “Questa non è solo una scuola, è molto di più per Fermo e per l’Italia e proprio per questo affronteremo il futuro insieme con il prefetto Filippi oltre che con la presidente Canigola. Un istituto capace di adattarsi alle difficoltà che il terremoto ha causato. Ci muoviamo su sette plessi e stiamo cercando di vincere la sfida della normativa Covid”.

Torna a scuola l’educazione civica, ma per il Montani e i suoi 220 docenti non è una novità. “A breve andrò a visitare la sede di Montegiorgio, che ha esigenze e bisogni definiti. Presto un consiglio d’istituto, che dovrà definire il nuovo regolamento per rispettare ogni norma anti Covid. Siamo in una fase di confronto tra docenti. Sono stati definiti i banchi monoposto, abbiamo studenti distanziati e docenti con le loro aule. Poi c’è il patto di corresponsabilità educativa con famiglie e studenti, che sono grandi ma devono seguire le regole” prosegue affiancata da alcuni docenti.

Infine il Convitto, nato per 350 presenze e che oggi conta 51 i ragazzi che lo usano “e per loro nulla cambia”. Mentre per i 100 studenti del ‘semi convitto’, che restano e mangiano a scuola il servizio, sarà operativo dal primo ottobre.

Non aprono invece i laboratori, prima serve un regolamento. “Restano chiusi per le prime due settimane”. Ma poi tutto andrà a regime. “Servono però certezze e una scuola come questa ha bisogno della miglior gestione”.

Lunedì si parte: ingresso entro le 8, con inizio dalle 7.45. “Vengono usate tutte le vie di accesso: chi sta nell’area Est passerà da un ingresso definito e sarà accolto in aula dal docente, niente più passeggiate per la scuola” spiega il professor Trasatti.

Un problema in più all’uscita, quando 1700 studenti e 220 insegnanti e altrettanto personale defluiscono. “Abbiamo diviso l’uscita in due fasi: una alle 1240 e una alle 1330. E questo a rotazione, un giorno per classe. Manca solo l’ok della Steat”.

Tanto da fare, ma anche tanto entusiasmo: la prima campanella della nuova dirigente del Montani sta per suonare.

Raffaele Vitali

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