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Santa Vittoria, il paese senza chiese agibili. Vergari: "Restauro finito, splendono gli affreschi del Cappellone farfense"

16 Ottobre 2020

SANTA VITTORIA IN MATENANO - Tornano a splendere gli affreschi del “Cappellone farfense” di Santa Vittoria in Matenano.

Si sono appena conclusi i lavori di restauro del più completo ciclo di pittura murale di committenza farfense delle Marche. Finanziati dalla Fondazione Carisap, sono stati eseguiti dalla restauratrice Maria Luisa Omenetti Tronelli e supervisionati dallo storico dell’arte Tommaso Castaldi, della Soprintendenza marchigiana. Gli affreschi coprono tutte le pareti.

Tra le scene rappresentate, “La strage degli Innocenti”, che dà il nome alla cappella, “La crocefissione” e “Le virtù cardinali”. Circa tre mesi di lavoro, durante i quali gli affreschi sono tornati all’originale bellezza. Su prenotazione (0734.780111), adesso, potranno essere di nuovo ammirati. Anche se la chiesa che li ospita, quella della Risurrezione, nella parte alta del paese, dopo la messa in sicurezza conclusa un paio d’anni fa, è ancora chiusa.

«Aspettiamo i lavori della ricostruzione. Intanto, aver recuperato gli affreschi dei Farfensi, per noi è motivo di grande soddisfazione», spiega il sindaco Fabrizio Vergari.  Tutte e sei le chiese del paese sono inagibili. Le funzioni religiose si svolgono in un locale del Comune, all’ingresso del borgo. «La chiesa di Sant’Agostino, sconsacrata, diventata magazzino e poi riconsacrata. Piccola, ma sufficiente», fa sapere Vergari. «Il vero problema – prosegue – è la Collegiata, dove sono conservate le spoglie di Santa Vittoria. È attaccata al Comune e impedisce l’utilizzo della sala del Consiglio. I lavori dovrebbero partire in primavera».

I primi della ricostruzione pubblica. Ancora al palo, invece, quelli dell’ala del municipio e della piscina, quest’ultima «già finanziata dalla Regione per 1 milione 330mila euro». Meglio va sul fronte privato. «Non ci possiamo lamentare. Molti cantieri sono stati chiusi, altri sono in corso, altri ancora stanno per iniziare», dice il sindaco.

Fuori casa ci sono un’ottantina di persone. Tutte, tranne una famiglia, sono rimaste in zona. Ma bisogna fare presto, per scongiurare il rischio, sempre più concreto, che i borghi dell’entroterra finiscano definitivamente di spopolarsi. Da qui, l’appello al nuovo presidente della Regione ad alzare la voce. Anche, e soprattutto, a nome del Fermano, rimasto fuori dalla «cabina di regia». «Un assessore per provincia – sintetizza Vergari –, non dico che sarebbe stato d’obbligo, ma quantomeno auspicabile».

Francesca Pasquali

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