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Sanità, tra post covid e riabilitazione: i 1000 ricoveri degli Anni Azzurri. Renzi: "Dal letto alle cure a casa, il sistema deve fare rete"

29 Settembre 2021

di Raffaele Vitali

CAMPOFILONE - Una struttura sanitaria si può raccontare in più modi: numeri, servizi, umanità. Nel caso degli Anni Azzurri, il palazzo bianco che domina la Valdaso sotto il castello di Campofilone, l’intreccio è reale.

Per il cittadino comune è diventata il polo di riferimento per l’assistenza ai malati di Covid, quelli che uscivano dalle terapie intensive, dal reparto di malattie infettive del Murri e approdavano lì, in uno dei 50 letti preparati per riportare alla normalità, il più possibile, la vita delle persone.

Nel 2020 sono stati 421 i ricoveri nell’area Covid, allestita in tempi rapidissimi per aiutare il sistema sanitario regionale. Nel 2021 ben 407, “con un aumento importante ad agosto dovuto al rientro dalle vacanze” racconta Gioia Renzi, direttore generale della struttura che fa parte del gruppo Kos che gestisce il Santo Stefano.

Ma non è nata per il Covid la residenza Anni Azzurri, anzi. “Il territorio fermano aveva bisogno di una risposta importante per il recupero riabilitativo post intervento. Questa la mission che Anni Azzurri si è data, in perfetta intesa con il sistema pubblico, tanto che siamo stati convenzionati fin dal primo momento” precisa la dottoressa.

Questo significa che dal Murri un dottore alza la cornetta, chiama, chiede disponibilità e invia il suo paziente, uscito magari da poche ore dalla sala operatoria. “Rispondo alle chiamate di tanti colleghi. Questa struttura ricettiva evita lo spostamento a Porto Potenza o in altri territori. Qui il 90% della riabilitazione è legata all’Asur 4. Campofilone ha migliorato servizio, non certo elevato i costi del sistema” riprende la dirigente.

Nel 2020 l’attività riabilitativa è ovviamente scesa, sono stati 81 i ricoveri, ma il 2021 ha messo in mostra l’enorme potenziale del progetto su cui tutti avevano creduto pochi anni fa: in 9 mesi sono stati 258 i ricoveri, di cui 186 per riabilitazione intensiva e 42 nella Rsa.

Struttura privata, o meglio creata dal privato, con valenza pubblica e che va a compensare una lacuna offrendo 100 posti letto, accreditati, di cui 20 per stati di coma e gravi patologie, 12 di riabilitazione intensiva e i rimanenti come Rsa per anziani non autosufficienti.

“Il sistema regge quando si basa sul bisogno reale del territorio. Se alla montagna servono posti per Rsa, bisogna agire in quel settore, aumentando il contatto umano. Se la riabilitazione è un servizio necessario, ci si siede a più livelli e si valutano le migliori strategie. Che possono riguardare anche noi: ridurre la Rsa per aumentare la riabilitazione è una strada”.

Il paziente tipo di Campofilone si ferma quattro settimane. “Il recupero funzionale di una persona significa che quando torna a casa possa camminare, ma anche allacciarsi le scarpe. È lavarsi i denti, è non dipendere totalmente da qualcuno. Per fare questo, servono strutture di qualità, con personale ma anche una rete domiciliare efficiente. Se si riducono i tempi di permanenza all’interno di residenze sanitarie e al contempo si anticipano le dimissioni dagli ospedali, calano anche i costi. Ma il sistema deve poi essere capace di garantire l’assistenza necessaria fuori dai luoghi della sanità” riprende la Renzi che è disponibile anche domani a sedersi al tavolo con assessore regionale e dirigenti dell’Asur per studiare il miglior approccio.

Anni Azzurri, del resto, la sua efficienza e fedeltà al sistema le ha dimostrate in questi quasi due anni di pandemia. “Chi non vive queste stanze, non sa cosa significhi dover seguire persone che non riescono a respirare. Non sa cosa significhi vederle rialzarsi sule proprie gambe. Ma anche cosa significhi purtroppo vederle uscire senza vita. Qui dentro ci sono relazioni umane, ci sono medici e infermieri, Oss e personale ammnistrativo che non si è mai fermato, che è andato oltre le proprie forze per non rimandare indietro qualcuno. L’obiettivo comune, di pubblico e privato, è la salute del cittadino”.

Tornando all’incipit, i numeri son evidenti, i servizi palesi, l’umanità è nelle parole di chi la struttura la guida. “Quando ci mandano pazienti in stato di coma, il lavoro è immane. Ogni movimento può essere quello che cambia il corso della vita di una persona. Per dare stimoli organizziamo anche incontri in sicurezza coni familiari. Perché igiene, pulizia, cure mediche sono la routine, il conforto della famiglia può essere il valore aggiunto” ribadisce.

Chi arriva a Campofilone è passato per il Murri, o strutture simili. “Un legame diretto, dato dalla convenzione, ma soprattutto dall’intreccio delle professionalità. Un medico è tale in ogni luogo. Noi siamo pronti ad aumentare i posti di riabilitazione intensiva, passare da 12 a 20 è semplice, crescere di ulteriori 20 possibile. E questo sempre restando dentro i 100 letti convenzionati. Il sistema deve fare squadra, capire quello che serve. Non è questione di guadagni, ma di risposta. Siamo privati, è vero, ma in realtà pubblici per missione, che sia salvare una persona affetta da Covid, rimettere in piedi chi ha rotto un’anca o seguire l’anziano che non è più autonomo”.

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