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Sanità, la lunga mattinata di Calcinaro: tra sacche di sangue e liste di attesa. "Commissione interna sul caso del plasma"

24 Marzo 2026

FERMO – Una intensa mattinata per Paolo Calcinaro che ha preso parola alle 1047, nel giorno del consiglio regionale dedicato alla Sanità. “La Sanità coinvolge ogni cittadino della regione Marche, non ho esitato un secondo a prendere questo impegno, che è il più alto per chi vive l’amministrazione”.

LE DIFFICOLTA’

L’assessore si è così trovato, è sua l’immagine, di fronte a un drago a due teste, no quello di San Giorgio o dell’apocalisse: “Le due teste le conoscete tutti, per strada tutti vi parleranno di una questione: le liste di attesa. Mentre la seconda è il sovraffollamento del pronto soccorso”.

In mezzo, secondo l’assessore, c’è “la qualità alta della presa in carico da parte del nostro sistema sanitario marchigiano, come testimoniano i rilevamenti oggettivi nazionali”. Ma il problema c’è. “E ha radici profonde, che non sono dipese da chi si trovava in regione, sia chiaro. lo stato attuale della sanità è frutto di scelte del decreto Balduzzi del 2013 e poi messe a terra, senza alternative, dalla precedente amministrazione, con conseguenti chiusure e depotenziamenti territoriali”.

“Chi c’era non poteva non applicare la legge, riconosce l’assessore, ma l’effetto c’è poi stato. “Con una riduzione di posti per acuti, a centinaia; con una chiusura di reparti e accorpamenti; con la chiusura dei pronto soccorso senza la costruzione di un sistema alternativo” prosegue l’assessore.

IL CASO ‘SACCHE DI SANGUE’

Che oggi si è trovato ad affrontare anche uno scandalo che ha preso proporzioni nazionali, essendo stato sollevato da Fanpage. “1600 donazioni finite nella spazzatura, sei quintali di plasma” titola il quotidiano online campano. Si tratterebbe, secondo la notizia anticipata da Fanpage, di circa sei quintali di sacche buttate dall'Officina trasfusionale dell'Azienda ospedaliero universitaria delle Marche (Aoum) di Torrette di Ancona, a causa del mancato congelamento nelle 24 ore successive al prelievo.

L'assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, ha affermato, invece, che il numero delle sacche sprecate sarebbe di gran lunga inferiore: “irca 300 sacche da 250 grammi l'una, conseguenza di una criticità legata alla carenza di personale di una giornata, nei primi giorni di marzo”.

Per l’assessore, quindi, sarebbe stata una difficoltà improvvisa. Ma questo non giustifica quanto accaduto: “Non a caso stiamo potenziando il Dipartimento interaziendale regionale di medicina trasfusionale (Dirmt). Intanto, istituiremo una commissione di verifica su quanto accaduto, ma la raccolta del sangue non si può fermare, sarebbe un segnale controproducente. Ora la situazione è sotto controllo perché abbiamo trovato soluzioni immediate. Dobbiamo fare degli accertamenti perché lo dobbiamo a tutti i donatori”.

Per potenziare il servizio, Calcinaro ha annunciato sei persone in più destinate per l'officina trasfusionale, quattro messe a disposizione dall'Azienda sanitaria territoriale (Ast) di Ancona e due dall'ospedale di Torrette. “ «Faremo chiarezza e se ci saranno responsabilità verranno segnalate agli organi competenti. Non è però il caso di strumentalizzare. Questa mattina – ha ripreso il tema il governatore Francesco Acquaroli - io per primo ho chiesto all'assessore di istituire una commissione che verificasse quanto accaduto e se dovessero emergere fattispecie non consone saremo i primi a prendere provvedimenti. Quanto scritto nell'articolo non solo è grave, ma inaccettabile. La commissione non verrà istituita per coprirci, ma per fare accertamenti. Nel sistema sanitario sono impegnate oltre 20mila persone. Parliamo di un numero enorme, noi con tutto lo sforzo non possiamo essere ovunque e diamo un indirizzo”.

Parole che non hanno tranquillizzato i consiglieri di opposizione. “L'assessore invii gli atti alla Procura della Repubblica per trovare le responsabilità. - ha detto il consigliere regionale dem, Fabrizio Cesetti - Non basta una verifica interna. Qui ci sono responsabilità precise e ve le dovete assumere”.

Anche secondo il consigliere regionale della lista Ricci presidente, Massimo Seri, è necessaria “una vera indagine per accertare le responsabilità”. Mentre la Dem Michela Vitri ha parlato di “danno alla fiducia dei donatori”. Ha provato ad abbassare i toni Andrea Putzu, l’elpidiense capogruppo di Fratelli d’Itaia: “Sono certo e mi auguro che venga fatta chiarezza. - ha avvertito - Ma eviterei di fare sciacallaggio politico”.

LISTE DI ATTESA

Tornando ai problemi generali della sanità, l’assessore ha ribadito la sua linea sulle visite e le liste di attesa: “Oltre a sanzionare chi prenota e non va, dobbiamo ragionare anche sull'appropriatezza della domanda e aiutare i pronto soccorso, per quanto riguarda le dimissioni dei pazienti stabilizzati, con le case di comunità laddove ci sia un 'setting' adeguato”.

Rientrano nel piano di potenziamento le oltre 730 prestazioni garantite nell’ultimo fine settimana, per Fermo 62 pazienti, con attività che hanno incluso neurologia, otorinolaringoiatria e colonscopi. Il piano regionale proseguirà fino al 24 maggio e riprenderà dal 3 ottobre al 29 novembre 2026, con l'obiettivo di rafforzare progressivamente le attività e consolidare i risultati nella riduzione delle liste d'attesa.

“Un risultato che rappresenta un segnale concreto sul fronte delle liste d'attesa. - l'assessore alla Sanità, Paolo Calcinaro - È un passo importante, pur nella consapevolezza che occorre proseguire con interventi strutturali. In questa direzione stiamo lavorando a una revisione complessiva delle agende, specialità per specialità e azienda per azienda, con l'obiettivo di ampliare in modo stabile la capacità di risposta del sistema sanitario. Parallelamente, sarà fondamentale promuovere un uso sempre più appropriato dei servizi, anche con una maggiore responsabilizzazione. È un percorso complesso, che richiederà tempo, ma che rappresenta un impegno doveroso nei confronti della comunità marchigiana” ha ribadito Calcinaro.

LA MOZIONE

Che ha visto poi la maggioranza compatta bocciare una mozione della minoranza sulla sanità pubblica regionale. La maggioranza di centrodestra ha respinto il documento, “che chiedeva la riscrittura urgente del Piano socio-sanitario, la revisione degli atti aziendali delle Aziende sanitarie territoriali e l'istituzione di un'unità di crisi per monitorare il settore. Dopo quasi sei anni di governo non è più possibile dare la colpa a chi c'era prima. - si legge nella nota congiunta - La sanità è visibilmente peggiorata, ma la maggioranza continua a ignorare inefficienze gravissime, carenze di personale e sistemi informatici che paralizzano interi reparti”.

Tra le misure bocciate, ricordano i gruppi di minoranza, da un meccanismo vincolante sulle liste d'attesa fino a misure per i medici di base. “La risoluzione chiedeva anche standard minimi vincolanti per la salute mentale, nuovi posti per demenze e Alzheimer, il potenziamento delle Case di comunità con fondi regionali a copertura degli eventuali tagli al Pnrr, percorsi dedicati a fibromialgia, vulvodinia ed endometriosi e il rafforzamento della sanità penitenziaria” aggiungono i consiglieri di minoranza.

Anche in questo caso, la replica è stata affidata a Putzu: “Il Pd aveva portato alla chiusura e riconversione degli ospedali inseguendo la chimera degli ospedali unici, mortificando i territori». Grazie a 70 milioni investiti sulla rete territoriale, dice, le Marche contano oggi su oltre 60 strutture tra Case di comunità, Ospedali di comunità e Centrali operative territoriali. Sul fronte dei medici di base, abbiamo aumentato le risorse per le borse di studio e firmato l'accordo integrativo con i medici di medicina generale, oltre all'avvio degli infermieri di famiglia e comunità”.

 Sulle liste d'attesa, Putzu richiama iniziative come i weekend di visite e la Farmacia dei servizi, definendole «precursori a livello nazionale». Infine chiude con un confronto sui conti. «La Regione Marche. - sostiene - ha chiuso il bilancio 2025 senza aumentare ticket sanitario, bollo auto né Irpef, a differenza dell'Emilia-Romagna guidata dal Pd, costretta ad aumentare le tasse per ripianare un disavanzo di 200 milioni».

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