
MONTEGRANARO – Liquidità. Questo in media garantiscono i saldi. Che siano nei negozi o negli showroom. Ancora di più quelli che partono domani e che arrivano dopo un 2025 difficile, soprattutto per la moda e le calzature in particolare.
“C'è grande attesa per i saldi invernali, appuntamento importante per il rilancio dei consumi di moda e per il sostegno al potere d'acquisto delle famiglie italiane. I saldi – sottolinea il presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, Giulio Felloni – generano benefici diffusi: consentono ai consumatori di acquistare prodotti di qualità e durevoli a prezzi convenienti e, allo stesso tempo, contribuiscono a rivitalizzare e a vivacizzare i centri urbani. Si tratta inoltre di un momento molto sentito anche sotto il profilo turistico, perché favorisce l'aumento dei flussi di visitatori, italiani e stranieri, alla ricerca di un'esperienza d'acquisto autentica”.
Quella del ritorno al negozio fisico è una tendenza che diversi imprenditori hanno notato negli ultimi mesi. In particolare per le scarpe. “Perché le persone hanno voglia di provare, toccare e poi acquistare”. No più sol quindi il negozio come luogo di prova per poi ordinare sulle piattaforme. Tendenza che aveva portato grandi shop addirittura a far pagare le prove di scarpe e abiti.
“Durante i saldi - conclude Felloni - grazie al servizio e alla consulenza dei commercianti, gli acquisti sono più consapevoli e sostenibili, orientati alla qualità e lontani dalla logica dell'usa e getta”. Stando ai dati, saranno 16 milioni gli italiani che si dedicheranno allo shopping scontato e ogni persona spenderà circa 137 euro, per un giro di affari di 4,9 miliardi di euro.
Ci sono cinque punti da tenere a mente quando si va per saldi, che tutti immaginano ‘tranquilli e convenienti’. Il primo è relativo ai cambi: dopo l’acquisto, è discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l'obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo. Punto due, non è obbligatorio poter provare le cose. Terzo nodo, i pagamenti: quelli elettronici devono essere consentiti. E poi c’è il quarto: i prodotti in vendita dovrebbero essere stagionali. Infine, il prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e, generalmente, il prezzo finale.
Basterà tutto questo per spingere le persone a comprare? Secondo le prime rilevazioni, il 92% è interessato ad approfittare degli sconti, mentre solo l'8% esclude acquisti. E il negozio fisico resta il perno dell'esperienza 'saldi’ per l'87%.
Tra i consumatori prevale, infatti, la ricerca dell'occasione: il 40% ha già deciso cosa comprare, e 2 milioni di persone già lo hanno fatto in presaldo, ma più di uno su due (53%) dice che concluderà l'acquisto solo se troverà l'offerta giusta. Tra chi ha già fissato un budget, la spesa media prevista è di 292 euro circa a persona, ma la mediana ci indica che uno su due spenderà 200 euro o meno: un divario che dice molto su come si distribuiscono gli acquisti.
Nelle Marche l’impatto è ridotto: 130 euro a testa la spesa prevista e 290 euro a famiglia. Tra i 18-34 anni il digitale pesa di più, con l'online al 63%. Per macroarea, il fisico è più alto a Nord e Centro (89% in entrambi i casi) e più basso nel Mezzogiorno (82%). Il 54% dichiara di essersi dato un tetto di spesa per la moda, senza che questo significhi automaticamente un acquisto 'sicuro’, perché la decisione finale dipende dalla convenienza percepita.
Per quanto riguarda il budget, secondo Confesercenti, c’è anche una minoranza di big spender che prevede 500 euro di acquisti. Netta la differenza per età: i 18-34 anni prevedono 225 euro, contro i 327 euro dei 'senatori’. Quest'anno ci si concentra soprattutto sui capi utili per il quotidiano e sugli acquisti più tipici della stagione.
In testa ci sono scarpe (61%) e maglioni o felpe (58%), seguite da gonne e pantaloni (33%), intimo (32%) e magliette e top (30%): una fotografia che racconta saldi usati prima di tutto per rinnovare il guardaroba. Subito dietro si collocano camicie (27%), capispalla (26%) e abiti (26%), mentre accessori e articoli per la casa restano più marginali, con borse al 16%, biancheria per la casa al 15% e gioielli al 13%.
Tra i 18-34 anni aumenta l'orientamento verso capi più 'da uscita e più legati allo stile: gli abiti e completi salgono al 35% (contro il 21% dei 35-65enni), le camicie al 33% (contro 23%) e cresce anche l'interesse per le scarpe, che arriva al 68%.
Nel gruppo 35-65 anni, invece, pesa di più l'acquisto funzionale: restano alte scarpe (58%) e maglioni/felpe (57%), ma tengono anche intimo (31%) e capispalla (25%), con un profilo più legato al rinnovo dei capi base.
“I negozi – conclude l’associazione di categoria - continuano a fare la differenza, perché offrono confronto immediato, consulenza e fiducia, mentre il digitale affianca e integra. Proprio per questo è necessario tutelare i saldi e rivedere le regole sulle promozioni: tra anticipazioni e formule di pre-saldo il rischio è di svuotare l'evento e penalizzare chi rispetta le norme, mettendo in difficoltà il pluralismo della rete commerciale. Un fenomeno già evidente: secondo le nostre stime, circa 2 milioni di persone hanno acquistato prima dell'avvio ufficiale”.
