Uno attacca, l’altro indifferente prosegue sulla sua strada. Uno parte dalle critiche per portare i suoi contenuti, l’altro prosegue per la sua strada. Uno accelera, sgomita, sorpassa e qualche volta inciampa, l’altro prosegue a passo costante, senza strappi, convinto che non serva correre per arrivare in fondo.
Sono davvero diversi in tutto Matteo Ricci e Francesco Acquaroli, non solo nel tono di voce e nelle idee. La prima volta uno di fronte all’altro è merito della Uil Marche. Anche se la lunghezza del confronto, più di due ore, finisce per annebbiare idee e abbassare l’interesse. In prospettiva, per i prossimi confronti non è un dettaglio da trascurare.
Economia, sanità aree interne, turismo, lavoro sono alcuni dei tantissimi temi trattati. Anche cinque domande per un solo tema, troppo anche per esperti politici come i sono i due 51enni. “La nostra regione è passare da ultima con l’Umbria nel centro Italia per Pil a quella che con il Lazio cresce di più in assoluto, +15%” sostiene Acquaroli. Lo fulmina Ricci: “Non diamo i numeri del lotto. Se non si vede la realtà non si possono mettere in campo le azioni necessarie. Se dopo 5 anni le Marche non crescono, mezza responsabilità ve la volete prendere? Se la crescita è zero, dovete dirlo”.
Secondo tema economico, la Zes: “Una impresa non nasce nel nulla, il territorio deve essere dotato di strumenti che aumentano la competitività. Continueremo a incidere sulla programmazione europea, i cofinanziamenti attivano un miliardo di euro a fronte di 130 milioni regionali. Con la Zes avremo meno burocrazia sul nuovo e anche sugli ampliamenti. Poi c’è un bonus per l’occupazione che riguarda gli over 35 inoccupati. E infine c’è la tabella che riguarda gli aiuti di Stato che l’Europa prevede per 720mila abitanti che usufruiranno del credito d’imposta. Ma proveremo a revisionarla”.
Matteo Ricci, su questo punto, è ancora più duro: “Non si può venire in piena campagna elettorale e tirare fuori dal cilindro la Zes. Ci vogliono mesi per far approvare il disegno di legge e poi non c’è un euro, bisogna aspettare il 3026 per nuove risorse. Ma possiamo parlare di lotta alla burocrazia e incentivi fiscali senza avere dentro Ancona e il suon porto? È una finzione. Rischiamo di scivolare in basso. Punterò sull’internazionalizzazione aiuteremo chi investe in sostenibilità e qualità del lavoro”.
Sulle infrastrutture, con le Marche collocate dalla Uil al 14esimo posto nazionale, altri due mondi paralleli. “Il nostro aeroporto sia inadeguato, ha cinque voli al giorno e i voli di continuità continuino a viaggiare vuoti. I conti sono a posto? I lavoratori mi dicono cose diverse. Quello che farò è proporre un patto con gli altri aeroporti dell’Italia centrale, Ancona, Rimini, Pescara e Perugia. Non possiamo farci concorrenza” spiega Ricci. Che poi aggiunge: “Se vogliono fare l’alta velocità, intanto ci mettano i soldi e restituiscano i due miliardi totali al tratto pesarese”.
Acquaroli non si scompone. Rivendica il lavoro fato per il porto di Ancona, “dragato e rinovato nelle banchine, con un progetto per una penisola che permetterà di migliorare il rapporto tra città e grandi navi”, e soprattutto per l’aeroporto: “Dal primo novembre rotte bi-giornaliere su Roma e Milano. Su Napoli si volerà due volte a settimana. Da novembre Madrid. E nel 2026 aumenteranno le destinazioni italiane ed estere. I numeri dicono che questo potrebbe essere l’anno del record di passeggeri”. Ovvio il passaggio sulla Pedemontana, esaltata anche dalla Meloni nella sua visita ad Ancona, e sull’A14, che verrà allargata, non arretrata”.
La sala è piena, si evitano gli ultras, collegate suFacebook ci sono in media 300 persone, per la segretaria Uil sono state oltre 7mila quelle collegate. Un passaggio ai candidati è chiesto sul tema rifiuti. Acquaroli è chiaro “Il termovalorizzatore ce lo chiede l’Europa che ci impone di arrivare al 10% di rifiuti in discarica. Ovviamente peer farlo servono criteri chiari e concertazione”.
Tema caldo per Ricci, visto lo schiaffo preso da Calenda proprio su questo argomento: “Serve una programmazione pubblica che è venuta a mancare. A Macerata l’incapacità di decidere crea problemi. Semplifichiamo il sistema, ci sono 24 società che gestiscono acqua, gas e rifiuti. Dobbiamo migliorare la differenziata. Non son contro il termovalorizzatore, ritengo che non serva nelle Marche visto che ci vogliono dieci anni per realizzarlo. Lavoriamo sulla differenziata”:
infine, inevitabile, la sanità. Qui Ricci attacca duro: “I problemi della sanità non nascono oggi, ma è aumentata la mobilità passiva, la Regione ha stanziato 160 milioni di euro. Il dato più preoccupante è che 1/10 ha smesso di curarsi, parliamo di 150mila persone che rinviano cure non trovando risposta nel pubblico. Servono soldi per infermieri. In Emilia ci sono i Cau, i centri di assistenza per codici bianchi e verdi. Sgraviamo i pronto soccorso. E poi dobbiamo investire i salute mentale, siamo ultimi in Italia”.
Il governatore ascolta, poi riprende il suo percorso senza scatti: “Il tema delle liste di attesa è serio, la domanda è cresciuta del 30% in Italia. Parlo di dati Ars: noi abbiamo garantito il 10% in più di prestazioni rispetto al 2019, ma la domanda è cresciuta del 36%. Stiamo agendo anche su questo aspetto per ridurre le inappropriatezze degli accessi”. Frase che non piace a Ricci: “Stai dando la colpa ai cittadini”. Respinge Acquaroli: “Uso i dati, dico solo che stiamo lavorando anche per migliorare l’approccio del cittadino con la sanità territoriale”.
C’è poi il turismo, la chiusura degli sportelli bancari e tanto altro ancora. “L’Atim? Non è sol questione di quanto ha speso, ma di come. Cosa vuol dire Let's Marche? Cosa abbiamo comunicato? Lo capiva solo il direttore che andava in giro con la maglietta e tutti si chiedevano chi è, cosa sta facendo? Dobbiamo costruire un brand sul buon vivere nelle Marche come base per la strategia turistica” tuona Ricci.
Replica Acquaroli: “Atim non ha un bilancio aggiuntivo, utilizza le risorse appannaggio del Dipartimento vengono destinate ad Atim: 12 milioni sul biennio e dunque 6 milioni all'anno. Azzerare le risorse ad Atim - ha sottolineato Acquaroli - significherebbe azzerare quello che facciamo storicamente per le politiche di promozione e internazionalizzazione della nostra regione”.
Finisce con la stretta di mano, come era iniziato e la consapevolezza che ci sono due modelli di Marche che si confrontano e che i cittadini sceglieranno il 28 e 29 settembre. Sui social il mondo Dem esulta e fa girare mene entusiasti sull'esito del confronto, il centrodestra segue la linea del leader, indifferenza e tranquillità.