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Regionali e sondaggi. Tra 5 Stelle e Zingaretti, il fattore Longhi che può far vincere il Pd

20 Febbraio 2020

di Raffaele Vitali

Il sondaggio pubblicato oggi sul Corriere Adriatico ha fatto rumore. E, a prima lettura, sembra aver certificato che l’unica candidata ‘vincente’ sarebbe Valeria Mancinelli. Ovvero la sindaca di Ancona che ieri ha detto il suo ‘no’ definitivo alla candidatura. Una scelta che ha provocato l’attacco ai Dem di Matteo Ricci e Carlo Calenda, i due principali sponsor della sindaca.

Secondo i numeri la Mancinelli avrebbe la chance di avvicinarsi a Francesco Acquaroli, al momento candidato presidente del centrodestra a cui manca però l’ok di Matteo Salvini. Una performance quella della Mancinelli superiore a quella del governatore uscente Luca Ceriscioli e migliore anche del potenziale ‘candidato neutro’ Sauro Longhi.

Ma leggendo politicamente il sondaggio, i numeri dicono anche altro. Su 5mila persone contattate solo 1000 hanno risposto. E non tanto perché non hanno voglia, ma per mancanza di chiarezza. Tra l’altro i giorni del sondaggio sono stati quelli in cui la Mancinelli è stata più degli altri al centro dell’attenzione mediatica.

Eppure, andando oltre la fredda percentuale, emerge l’unica indicazione utile per definire il percorso: per avere chance il centrosinistra deve avere il movimento 5 Stelle al suo fianco. Che poi lo ha ribadito anche il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, nel dare sostegno a Giovanni Gostoli che sta cercando di trovare una soluzione senza primarie che Roma non vuole.

E chi è l’unico candidato sul tavolo che piace ai 5 Stelle, al momento però convinti di correre da soli? L’ex rettore Sauro Longhi. Che è anche l’unico nome nuovo in campo, quello che non deve rinunciare a un posto per un altro, quello che non ha davvero nulla da perdere, ma tanto da dare. Ma è anche quello meno politico e quindi che necessita di una squadra leale e compatta al suo fianco.

Secondo la società che ha effettuato il sondaggio, restano alcune variabili: “La prima variabile – si legge sul Corriere - è come si compone il quadro Pd-Cinque Stelle. Chiunque scendesse in campo avrebbe una competitività ben diversa. Poi c’è Salvini: manterrà il quadro attuale? E infine il livello nazionale”. E siccome l’unica su cui può lavorare il centrosinistra è la prima, Longhi esce più forte di quel che si pensi dal sondaggio che incorona la Mancinelli. Anche perché negli scenari paventati dal sondaggio Tecnè in cui Longhi è inserito come terzo, l’ex rettore pesa tra il 13 e il 15%. Quindi, a logica, potrebbe essere il valore aggiunto necessario per raggiungere la fatidica quota vittoria, portando il suo mondo extra Pd all’interno della coalizione che vale senza di lui il 35%.

Tutto resta però fermo, almeno fino a quando non deciderà del suo futuro il presidente in carica Luca Ceriscioli a cui però il segretario nazionale ha dato un elegante benservito parlando di “candidato che possa rappresentare la coalizione e che possa dialogare con i 5 Stelle”. E siccome il primo niente dei pentastellati è stato per Ceriscioli, a cui è seguito il no di Italia Viva e altri piccoli alleati. “Serve grande senso di responsabilità da parte di tutti per vincere" conclude speranzoso Zingaretti che magari oltre a Ricci e la Mancinelli potrebbe chiamare anche lo stesso Ceriscioli per chiarirsi ed evitare scontri fratricidi.

Intanto Longhi e Ceriscioli si ritroveranno domani alle 17 insieme con Francesco Acquaroli, l'ex governatore Spacca e i vertici di Nomisma e Fonadzione Merloni per parlare di economia nella sala Fuà dell'università Politecnica delle Marche durante l'incontro "Azioni di policy per il rilancio del sistema produttivo delle Marche".

@raffaelevitali

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