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Referendum sulla giustizia, le parole finali nel Fermano: il SI schiera Tajani e Giostra, il NO tra Ricci e Interlenghi

20 Marzo 2026

FERMO - Il dibattito sul referendum sulla giustizia, si vota il 22 e 23 marzo fino alle 15, si chiude con gli ultimi incontri tra sostenitori e contrari alla riforma. Due visioni opposte si confrontano su temi centrali come la separazione delle carriere, il ruolo del Csm e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Il fronte del Sì: “Riforma necessaria per trasparenza e garanzie”

«Sono sindaco, avvocato, ma prima di tutto cittadino. Non ho mai trovato qualcuno capace di motivare davvero un No», ha dichiarato Massimiliano Ciarpella sottolineando, in apertura dell’incontro per il SI al Gigli moderato da Isabella Cardinali, come la riforma venga percepita come «equilibrata e trasparente» e capace di offrire maggiori garanzie.

Sulla stessa linea il consigliere regionale Andrea Putzu, che ha richiamato il confronto con giuristi e professionisti: «Quando si va oltre la politica e si resta sul piano tecnico, si può arrivare a conclusioni diverse, ma il dibattito resta fondamentale. E alla fine è evidente il valore del SI».

Al centro del SI c’è soprattutto la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, considerata un passaggio necessario per garantire la terzietà del giudice. “Un tema che – ha ricordato Putzu, che ha voluto Paragone a Porto Sant'Elpidio per la chiusura della campagna - attraversa trasversalmente la storia politica italiana: dalle proposte di Giuliano Vassalli, ai tentativi negli anni ’90 con Massimo D’Alema, fino alle più recenti posizioni del centrosinistra con Veltroni e del centrodestra che con Meloni l’aveva inserita nel programma”.

IL SI Igor Giostra e Andrea Putzu

Per far capire il senso della divisione delle carriere, l’avvocato Igor Giostra, che Putzu definisce “lontano da lui politicamente essedo di centrosinistra”, usa un esempio molto semplice, anche se ovviamente romanzato: “Immaginate chi non etra per la prima volta in un tribunale. Vede un giudice sullo scranno con la scritta ‘la legge è uguale per tuti’. Poi a sinistra c’è il PM, l’avvocato è a destra. Un triangolo isoscele che ci dovrebbe soddisfare. C’è un giudice, c’è un PM, c’è la difesa. Finisce il processo, il giudice esce, si avvicina al Pm e gli dice ‘andiamo a prendere un caffè’. Il mio cliente resta interdetto. Ma è normale, si conoscono. E poi fanno la stessa carriera, anche se hanno funzioni diverse. Condividono un mondo in cui si decide delle loro professioni, si  decide dei trasferimenti, delle sanzioni, dell’essere capi di una procura o restare in provincia. E quindi, c’è necessità di un do ut des. Pensate a un PM che sta nel Csm e deve valutare se quel giudice, con cui è stato in aula, debba o non ambire ad occupare un posto dirigenziale. Potrebbe decidere in modo positivo o negativo in base all’incontro che avevano avuto. Lo so che la maggior parte dei magistrati sono onesti, ma non voglio dover scommettere sul destino”.

Secondo i sostenitori, la riforma rappresenta anche un’opportunità per superare il peso delle correnti interne alla magistratura. «Il 77% dei magistrati non fa parte delle correnti: questa riforma offre possibilità anche a chi ne è fuori» ribadisce il consigliere di FdI.

Altro punto centrale riguarda la responsabilità dei magistrati: «Se un medico sbaglia paga, se un militare sbaglia paga. Se sbaglia un magistrato, invece, spesso non accade». Da qui la nascita di un’Alta Corte disciplinare.

Sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura si è soffermato anche il professore di Diritto Costituzionale Daniele Porena, attuale membro laico del Csm, chiarendo che «non è un organo di rappresentanza né di governo», ma un organo di rilievo istituzionale con funzioni amministrative. “Il sorteggio, strumento già presente in altri ambiti pubblici, è utile a garantire trasparenza”.

Infine, l’appello alla partecipazione che arriva dal senatore di Forza Italia Battistoni: «I governi passano, ma le riforme restano». Per l'azzurro, parole dette nella gremita sala dell'hotel Royal, con tanto di collegamento del vicepremier Tajani pianificato dalla consigliera Jessica Marcozzi che ha aggiunto: "Votare SI è l'unico modo per evitare che i cittadini vengano accusati di reati mai commessi e per garantire una giustizia che sia finalmente una tutela e non un ostacolo alla libertà e alla dignità della persona".

Il fronte del No: “Rischio per l’autonomia della magistratura”

A Fermo il comizio finale è affidato all’avvocato Interlenghi e al PM Di Cuonzo, i due che per settimane hanno battuto il territorio provinciale. 'I giudici sono soggetti soltanto alla legge'. Interlenghi cita l'articolo 101, co. 2 della Costituzione: "Oggi, volgarmente, per giudici si intendono sia i giudicanti che i pm. Con la separazione delle carriere, i pm vengono estromessi dalla giurisdizione, non sono più parificati ai giudici. Solo i giudicanti, pertanto, saranno soggetti soltanto alla legge, non i pm. Questa è la norma che smaschera la vera volontà della riforma, ovverosia: assoggettare i pm al potere esecutivo. Votiamo NO".

In contemporanea si è mossa anche Avs con  Andrea Nobili  che ha ribadito di come si tratti di «una controriforma ideologica. Se l’obiettivo fosse stato davvero la separazione delle carriere, sarebbe bastata una legge ordinaria. Invece si è scelto di modificare la Costituzione con un testo blindato».

Il timore principale riguarda il rischio di interferenze politiche: «Dividendo il Csm lo si indebolisce e si apre alla possibilità che la maggioranza di turno influenzi il governo della magistratura» ha spiegato il giudice Piergiorgio Morosini.

IL NO Uno dei banchetti del Pd fermano

Critiche anche al sistema del sorteggio, ritenuto in contrasto con i principi di rappresentanza e merito: “Ogni organizzazione dovrebbe eleggere le persone più capaci, più autorevoli, più preparate. Per questo il sorteggio è un forte colpo al principio democratico e anche al principio meritocratico” aggiunge l’eurodeputato Matteo Ricci.

Dal punto di vista operativo, il procuratore Claudio Rastrelli ha evidenziato i problemi concreti dei tribunali: «Questa riforma non offre vantaggi reali al lavoro quotidiano. Il vero nodo resta la carenza di personale: a Urbino manca il 50% dell’organico».

Smentita anche l’idea di una magistratura autoreferenziale: «I dati sulle sanzioni disciplinari in Italia sono tra i più alti d’Europa».

Infine, l’appello al voto contrario viene letto come una difesa dell’impianto costituzionale: «È un voto per tutelare la Costituzione del 1948 e garantire che la magistratura possa operare senza pressioni», è la posizione espressa dal fronte del No.

Un confronto che mobilita il Paese Al di là delle posizioni, “il referendum ha riacceso il dibattito pubblico sulla giustizia, riportando al centro temi fondamentali come l’equilibrio tra i poteri, l’efficienza del sistema e la fiducia dei cittadini. Qualunque sarà l’esito, è stato comunque un momento di partecipazione e democrazia per il Paese» è la chiosa di Porena.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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